DOMENICHE DI QUARESIMA

I Domenica di Quaresima

21.2.2026

Santa Messa Prefestiva 

« Gesù nel deserto ci mostra una libertà diversa. La libertà di chi non ha bisogno di garantirsi da solo, perché si fida del Padre. La libertà di chi non cerca nella Parola di Dio una conferma di sé, ma una verità a cui consegnarsi. Il deserto non è solo prova. È verità. È quel momento in cui cadono le maschere.»

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 21 febbraio 2026) 

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Omelia di Don Giovanni 

Anche noi possiamo "usare" la Parola.

La usiamo quando diciamo: "Eh, ma io ho sempre fatto così.
E magari tiriamo fuori un versetto per giustificare una chiusura, una durezza, un giudizio, quasi per addomesticare la Parola di Dio, per piegarla alle nostre comodità, ai nostri schemi, al nostro percorso abitudinario che non contempla cambiamenti, imprevisti, modi differenti di vedere le cose e ci irrigidiamo, indisponibili ad ogni conversione, ad ogni cambiamento di rotta!

La usiamo quando conosciamo il Vangelo a memoria, ma in casa non parliamo più con un figlio da anni. Quando sappiamo recitare il Rosario, ma non siamo disposti a fare il primo passo per chiedere scusa. Questa è resistenza. È leggere la Parola di Dio, ascoltarla … ma mettere il cuore in modalità difensiva.

I più anziani tra voi hanno una sapienza grande, fatta di vita, di sacrifici, di fedeltà. Ma proprio chi ha camminato tanto può cadere in una tentazione sottile: pensare di aver già capito tutto. E allora la Parola del Signore non sorprende più. Non corregge più. Non ferisce più. Diventa conferma di ciò che già pensiamo.

E anche i giovani — pochi ma preziosi — non sono esenti. Si può usare il Vangelo per costruirsi un'identità: "Io sono quello coerente. Io sono quello radicale. Io sono quello dalla parte giusta." Ma se la Parola non mi rende capace di ascoltare con rispetto anche chi è fragile, chi è confuso, chi sbaglia — allora non mi sta convertendo, mi sta solo rafforzando nel mio Io spropositato.

C'è anche un modo più sottile di boicottare la Parola: selezionarla. Prendere i versetti che mi piacciono, che non mi disturbano troppo e saltare quelli che mi chiedono cambiamento per amore di Dio, inversione di rotta, conversione…

Gesù nel deserto ci mostra una libertà diversa. La libertà di chi non ha bisogno di garantirsi da solo, perché si fida del Padre. La libertà di chi non cerca nella Parola di Dio una conferma di sé, ma una verità a cui consegnarsi. Il deserto non è solo prova. È verità. È quel momento in cui cadono le maschere.
Quando mi accorgo che magari prego, ma non perdono. Che frequento la chiesa, che vado a Messa, ci partecipo ma coltivo ancora rancore. Verso qualcuno, certe volte verso la vita che non mi ha dato abbastanza. Quando mi guardo dentro e capisco che parlo di carità, ma poi non ho tempo per chi mi è scomodo. Non mi viene un sorriso e nemmeno una gentilezza se uno non mi va...

La tentazione smaschera le illusioni.
E ci costringe a scegliere: voglio avere ragione…o voglio essere trasfigurato? La Parola di Dio è lampada per i miei passi…E la luce non serve per abbagliare gli altri, ma per vedere la polvere che c'è nel nostro cuore.

Chiediamo al Signore la grazia di non difenderci dalla sua Parola. Di non usarla per restare come siamo. Ma di lasciarci cambiare, trasfigurare anche a settant'anni, anche dopo una vita intera di fede. Perché finché la Parola ci converte, siamo vivi. Quando invece la usiamo soltanto…abbiamo smesso di camminare e di vivere per davvero in pienezza.

Don Giovanni Pauciullo 

Ascolta la Parola di Dio con cuore aperto e disponibile!

I Domenica di Quaresima

22.2.2026

«[...]Questo è il punto decisivo anche per noi: la vita non si vince con la nostra capacità, ma con l'appartenenza. Il cristianesimo non è moralismo, ma è l'avvenimento di una Presenza a cui aderire. La vittoria di Cristo è la possibilità della nostra vittoria, perché introduce nella nostra fragilità una forza che non viene da noi. La domanda vera allora non è: "Saremo capaci?", ma: "Vogliamo appartenere a Lui?". Perché solo in questo rapporto la nostra umanità si compie, e la tentazione non ha più l'ultima parola.»

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 22 febbraio 2026) 

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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4, 1-11) 

«In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane". Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra". Gesù gli rispose: "Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo". Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: "Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai". Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto". Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.»

Omelia di Don Giovanni

Il Vangelo di oggi, dal Vangelo di Matteo, ci mette davanti a un fatto impressionante: Gesù Cristo viene tentato. Non è un simbolo: è un uomo vero, che entra in quella lotta che costituisce il cuore della nostra vita. La tentazione è sempre la stessa: vivere senza fidarsi dell'Amore di Dio che è Padre, cioè vivere senza fidarsi dell'origine buona che ci ha costituito, che ci fa.

La prima tentazione è ridurre il bisogno del cuore a qualcosa di materiale: "Di' che queste pietre diventino pane". È la riduzione dell'uomo al suo istinto, al suo schema, alla sua misura. Ma Cristo risponde: l'uomo vive di un rapporto, vive di una parola che viene da Dio. Senza questo rapporto, anche se possedesse tutto, resterebbe vuoto.

La seconda tentazione è quella del potere su Dio: usare Dio per sé, invece di affidarsi a Lui. È la pretesa religiosa più sottile: non negare Dio frontalmente, ma usarlo per i propri progetti. Stare davanti alla Parola con un cuore sulla difensiva.

È la religiosità piegata al proprio progetto. È prendere la Parola, che è un avvenimento, e ridurla a uno strumento per affermare me stesso. "Se sei Figlio di Dio, buttati… tanto sta scritto che gli angeli ti sosterranno". Cioè: costringi Dio a dimostrare che è con te. Quante volte anche noi facciamo così. Usiamo Dio per stare tranquilli. Usiamo la fede per sentirci a posto. Usiamo il Vangelo per giustificare una scelta già decisa. Pieghiamo la Parola di dio ai nostri schemi e visioni , invece che lasciarci liberare e scompaginare dalla Parola che è promessa di libertà e di bellezza!

Perfino la preghiera può diventare un modo per chiedere a Dio di benedire i nostri schemi. Invece la preghiera autentica è il luogo dove l'incontro con Cristo scompagina i miei schemi e i miei progetti, ci conquista. Questo è il dramma: non lasciamo che Dio sia Dio. E operi in noi .

  • La Parola di Dio non è un insieme di frasi da applicare come un prontuario di regole; Non è un testo da studiare e commentare, ma è Cristo stesso che entra nella vita dell'uomo e la mette in movimento! «Ignorare le Scritture è ignorare Cristo.» San Gerolamo
  • è una Presenza d'Amore (cfr S. Gregorio Magno) che ci accompagna,
  • ci guida,("Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino" salmo 118)
  • fa verità in noi,Lettera agli Ebrei 4,12-13 «Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
    Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale dobbiamo rendere conto.»
  • che ci corregge, che ci libera e ci cambia.

NB Se io invece la uso la parola di Dio per confermare me stesso, la svuoto. Diventa ideologia religiosa.

E Cristo cosa fa? Semplicemente rimane attaccato al Padre. Il suo io consiste in questa relazione. La sua libertà è il suo rapporto con l'origine.

Questo è il punto decisivo anche per noi: la vita non si vince con la nostra capacità, ma con l'appartenenza. Il cristianesimo non è moralismo, ma è l'avvenimento di una Presenza a cui aderire. La vittoria di Cristo è la possibilità della nostra vittoria, perché introduce nella nostra fragilità una forza che non viene da noi. La domanda vera allora non è: "Saremo capaci?", ma: "Vogliamo appartenere a Lui?". Perché solo in questo rapporto la nostra umanità si compie, e la tentazione non ha più l'ultima parola.

Don Giovanni Pauciullo 

La nostra libertà è la relazione con Dio che ci Ama! 

III Domenica di Quaresima

"Domenica di Abramo" 

8.3.2026

Santa Messa Prefestiva

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III Domenica di Quaresima

"Domenica di Abramo" 

8.3.2026

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Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 31-59) 

«In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: "Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi". Gli risposero: "Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: "Diventerete liberi"?". Gesù rispose loro: "In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: "Il padre nostro è Abramo". Disse loro Gesù: "Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l'ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro". Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: "Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c'è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio". Gli risposero i Giudei: "Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?". Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: "Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: "Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno". Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?". Rispose Gesù: "Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: "È nostro Dio!", e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia". Allora i Giudei gli dissero: "Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?". Rispose loro Gesù: "In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono". Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.»