EDITORIALE FESTA DEI SANTI INNOCENTI MARTIRI

IV giorno del Natale del Signore

28.12.2025

Festa dei santi Innocenti martiri

FESTA DEI SANTI INNOCENTI MARTIRI

"La storia ferita e la gratitudine che salva"

(Mt 2, 13b-18)

C'è una solennità che, nel cuore del tempo natalizio, interrompe ogni tentazione di sentimentalismo: quella dei Santi Martiri Innocenti. Una memoria scomoda, aspra, che non consente scorciatoie spirituali. Qui il Natale mostra subito il suo lato più drammatico: il rifiuto di Cristo da parte della storia umana. Il Figlio di Dio entra nel mondo e il mondo, quasi istintivamente, cerca di metterlo fuori, di eliminarlo, di farlo fuori. Non perché sia cattivo, ma perché è ingombrante. Perché la sua presenza smaschera le logiche del potere, le paure, gli equilibri costruiti senza Dio.

La strage degli Innocenti racconta questa dinamica con una crudezza che attraversa i secoli. Erode non tollera un Altro che metta in discussione il suo regno. Così decide di cancellarlo, colpendo ciò che ha di più fragile e indifeso. È una pagina che non appartiene solo al passato: è una tentazione sempre attuale. Mettere Cristo fuori dalla storia, e spesso anche dalla nostra vita personale, quando la sua parola diventa esigente, quando ci chiede di cambiare sguardo, di rinunciare a controllare tutto, di lasciarci salvare.

Il brano evangelico non addolcisce nulla. Racconta la fuga, il pianto, la violenza. Gesù è salvo, ma il prezzo della sua salvezza è il sangue di bambini senza nome. Matteo non offre spiegazioni rassicuranti. Piuttosto ci consegna una verità essenziale: Dio non elimina il male con un atto di forza, ma sceglie di entrarci dentro. Cristo non viene sottratto alla notte dell'uomo; la attraversa. Gli Innocenti non muoiono "al posto" di Gesù, ma "con" Gesù, dentro la stessa storia ferita che Lui ha deciso di abitare fino in fondo.

Questa solennità, celebrata a ridosso della fine dell'anno, ci raggiunge come una soglia. Non solo liturgica, ma profondamente esistenziale. Siamo quasi all'ultimo giorno dell'anno , e la Chiesa ci invita a cantare il Te Deum. Un inno antico, solenne, che non nasce dall'euforia, ma dalla fede. Ringraziare, infatti, non significa dire che tutto è andato bene, ma riconoscere che Dio è rimasto presente, anche quando la storia — grande o piccola — sembrava respingerlo.

Coniugare il verbo "ringraziare" è un esercizio spirituale esigente. Ringraziare Dio per ogni giorno significa includere tutto: i giorni facili, in cui la vita sembrava scorrere senza attriti, e quelli difficili, in cui ogni passo costava fatica. I giorni di gioia, e quelli in cui la tristezza ha cercato di parlarci, non per schiacciarci, ma per mostrarci zone profonde che chiedono cura, amore, riconciliazione. Ci sono sentieri che quest'anno abbiamo imparato a percorrere e ostacoli che ancora restano davanti a noi. Anche questo fa parte della verità da portare davanti a Dio.

Cari Parrocchiani il Te Deum non è un canto ingenuo. È la lode di chi non ha rimosso il dolore, ma lo ha attraversato. Di chi ha visto la luce senza negare le ombre. In questo senso, i Martiri Innocenti diventano compagni silenziosi del nostro rendimento di grazie: ci ricordano che non tutto è risolto, ma che tutto può essere consegnato.

E proprio la consegna è il gesto decisivo con cui affacciarsi al nuovo anno. Affidare non significa sapere come andranno le cose, ma scegliere a Chi apparteniamo. Affidare a Dio il tempo che viene è un atto di fiducia adulta, non una fuga dalle responsabilità. È dire: "Non so cosa mi attende, ma so con Chi lo attraverserò".

Alla fine dell'anno non siamo chiamati a fare promesse eroiche, ma a custodire un atteggiamento: non mettere Cristo fuori dalla nostra vita, anche quando la sua presenza ci inquieta, fa nascere in noi delle resistenze inaspettate. Restare aperti alla vita così com'è, certi che Dio continua a nascere nelle pieghe della nostra storia. Anche là dove non avremmo scelto di passare. Anche là dove, come per gli Innocenti, il grido sembra prevalere sul canto.

Eppure, proprio da quel grido, può nascere una lode vera. Non perché tutto è andato bene, ma perché nulla è andato perduto agli occhi di Dio. Questo è il cuore del Te Deum. Questa è la fiducia con cui possiamo entrare, insieme, nel nuovo anno.

Don Giovanni Pauciullo