FERIALI 

Giovedì della settimana della II Domenica dopo la Dedicazione

"Nel Vangelo di oggi, Gesù dice una frase misteriosa ma decisiva: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono». Gesù ci sta dicendo che solo guardando a Lui sulla croce possiamo riconoscere chi è veramente Dio. Non un Dio lontano, severo, che osserva e giudica… ma un Dio che ama fino a lasciarsi ferire. Un Dio che non si difende da noi, ma si consegna a noi". (Tratto dall'Omelia di don Giovanni Pauciullo del 6 novembre 2025) 

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Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,28-30) 

"Il Signore Gesù disse: "Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite". A queste sue parole, molti credettero in lui."   

Omelia di Don Giovanni 

"Nel Vangelo di oggi, Gesù dice una frase misteriosa ma decisiva: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono». Gesù ci sta dicendo che solo guardando a Lui sulla croce possiamo riconoscere chi è veramente Dio. Non un Dio lontano, severo, che osserva e giudica… ma un Dio che ama fino a lasciarsi ferire. Un Dio che non si difende da noi, ma si consegna a noi. L'innalzamento sulla croce è la rivelazione del cuore del Padre. È lì che si capisce tutto. Anche durante la santa Messa che stiamo celebrando, in modo particolare nel momento della consacrazione, i padri dicevano, siamo sotto la Croce, riviviamo realmente il Sacrificio di Cristo. Come diceva Santa Vincenza Gerosa, fondatrice delle suore di Maria bambina: "Chi sa il crocifisso sa tutto, chi non sa il crocifisso sa niente"…San Paolo, scrivendo ai cristiani di Corinto, dice: «Ritenni di non sapere altro in mezzo a voi, se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso» (1Cor 2,2). Paolo dopo l'incontro con Cristo capisce che la vera sapienza consiste nella logica della Croce. Il Crocifisso rivela tutto: Ci spiega quanto siamo amati da Dio, la fedeltà della Redenzione, la sofferenza accolta come via di salvezza e trasformata dall'Amore in dono che rigenera , la bellezza della Misericordia che trasfigura ogni cosa ,la vittoria sul male e sul peccato, il trionfo sulla morte! E allora, oggi, questa Parola ci chiede una cosa semplice e grande: Ritorniamo al Crocifisso. Non solo a guardarlo, ma a lasciarci guardare da Lui. A lasciarci amare, perdonare, sollevare. Perché se sappiamo il Crocifisso, cioè se comprendiamo il suo amore vivo per noi, sapremo tutto ciò che è davvero necessario per vivere, per amare, per sperare. Oggi corriamo un rischio sottile ma reale: costruire un cristianesimo senza Cristo. Un cristianesimo "morale", fatto solo di valori, di buoni sentimenti, di iniziative, di impegni sociali… tutte cose belle, ma non il cuore della fede. Si può fare del bene senza Cristo. Si può essere gentili senza Cristo. Si può perfino lavorare in parrocchia senza Cristo. Ma senza Cristo crocifisso, senza il suo amore che salva, tutto si svuota e diventa sforzo umano, volontarismo, filantropia. La fede non è essere "brave persone": la fede è lasciarsi amare, perdonare e trasformare dal Crocifisso."

Don Giovanni Pauciullo 

Lunedì della settimana della II Domenica dopo la Dedicazione 

"Gesù ci sorprende con una promessa che sembra impossibile: "Farete opere più grandi delle mie". […] Non è un invito a fare di più, ma a credere di più. Gesù sta dicendo: "Non vi lascio orfani. Io vado, ma continuo ad agire in voi." Il credente non è uno che imita Gesù da lontano, ma uno che lascia Cristo vivere in sé." (Tratto dell'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 3 novembre 2025) 

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Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,12-15) 

"In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti."   

Omelia di Don Giovanni 

"Gesù ci sorprende con una promessa che sembra impossibile: "Farete opere più grandi delle mie". Ma come si può fare qualcosa di più grande del Figlio di Dio? Non è un invito a fare di più, ma a credere di più. Gesù sta dicendo: "Non vi lascio orfani. Io vado, ma continuo ad agire in voi." Il credente non è uno che imita Gesù da lontano, ma uno che lascia Cristo vivere in sé." Il "più grande" non è questione di quantità, ma di intimità. Quando l'amore di Cristo abita nel cuore, anche un piccolo gesto ,una parola buona, un perdono dato, un sorriso sincero, una fedeltà quotidiana ,diventa opera di Dio. E poi Gesù aggiunge: "Se mi amate, osserverete i miei comandamenti." Non è un ricatto morale, ma una logica d'amore. Chi ama non ha bisogno di essere costretto: l'amore è ciò che trasforma il dovere in desiderio. La vera obbedienza nasce quando il cuore è conquistato, non quando è costretto. Come ci ricordava san Paolo parlando del suo cammino di conversione afferma: "Anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo". Questa è la verità più bella della fede: Dio non ci conquista con la forza, ma con la tenerezza della Sua Misericordia. Ci prende non per dominarci, ma per liberarci da ciò che ci domina. Come dice un autore spirituale "Dio vuole il nostro cuore. Perché se il cuore è suo, tutto il resto viene da sé." Così. tra le mani di chi ama Gesù, anche le opere più semplici diventano miracoli. Perché le opere più grandi non sono quelle che stupiscono gli uomini, ma quelle che fanno respirare Dio nel cuore di chi le compie". 

Don Giovanni Pauciullo