Esortazione al discernimento
Parte II
Il discernimento, occhio dell'anima e luce del cammino

IL DISCERNIMENTO DEI FALSI PROFETI
Quando un cieco crede di vederci…questa espressione è strettamente connessa al tema del Discernimento, è il problema del discernimento dei falsi profeti. La sezione che prendiamo ora in considerazione è Mt 7,13-27, con l'aggiunta di Mt 6,22-23, pericope dedicata al medesimo tema, anche se decentrata.
"Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!
Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete.
Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?". Ma allora io dichiarerò loro: "Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!".
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande"
IL DISCERNIMENTO, OCCHIO DELL'ANIMA E LUCE DEL CAMMINO
La pericope di Mt 6,22-23 intende sottolineare l'importanza cruciale del discernimento. L'argomentazione è presentata in forma allegorica: l'occhio è la lucerna del corpo. Di fatto, l'occhio non ci vede per se stesso, è il corpo che ha bisogno dell'occhio per essere nella luce. E posto che la luce esterna sia piena, ciò non giova alla persona, se è guasto l'organo della vista, ed essa si trova necessariamente nel buio anche in pieno giorno. Ripensando a questa allegoria, dopo avere letto l'avvertimento relativo ai falsi profeti, il discorso si può tradurre in questi termini: la facoltà di discernimento è per l'anima ciò che l'occhio è per il corpo. Una persona priva di discernimento è paragonabile a un cieco che si muove nel buio, anche in pieno giorno, con l'aggravante che, a differenza del cieco, che di solito è cosciente della sua infermità, chi manca di discernimento è di solito convinto di vederci molto bene. Per questa ragione, l'AT dice a chiare lettere che la caratteristica principale dello stolto è quella di credersi saggio (cfr. Pr 3,5-7 e 26,12); anche l'insegnamento di Gesù si muove in questa linea (cfr. Gv 9,39- 41). Il risultato è quello di precipitare in una fossa, quando un cieco, che crede di vederci, si fa guida di un altro cieco (cfr. Mt 15,14). La mancanza di discernimento è quindi una forma di oscurità ancora maggiore della cecità materiale; in questo senso va compresa l'esclamazione conclusiva dell'allegoria: «Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!» (Mt 6,23)
L'ASSENZA DEL DISCERNIMENTO: L'INCAPACITÀ DI ASCOLTARE I "SEGNI DEI TEMPI"
In questo brano di Mt 24, Gesù mette a fuoco il tema dell'assenza del discernimento, si dice che al tempo di Noè la gente si trova difronte alla vigilia del diluvio, in questo precipizio della storia ma non si accorge, non sa cogliere i "segni dei tempi" e nemmeno i segni lanciati da Dio all'umanità. Questo elemento mette in risalto ancora una volta l'importanza dell'esercizio spirituale del discernimento, la capacità di vedere, di cogliere dove i segnali della storia stanno conducendo.
Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo. Mt 24, 37-40.
IL DISCERNIMENTO CUSTODISCE IL CUORE DEL DISCEPOLO DAGLI ORIENTAMENTI MONDANI
È lo stesso Gesù Cristo che ci invita indirettamente al discernimento spirituale quando, nel Vangelo di San Matteo, lo vediamo esercitare il discernimento a proposito delle affermazioni ed atteggiamenti dell'apostolo Pietro. In Matteo 16, 17 lo chiama beato e dichiara che non è stato solo il suo pensiero umano o l'ispirazione di qualche uomo, ma è l'azione divina del Padre che Gesù è il Figlio del Dio Vivente. Ma nello stesso capitolo, Mt 16,23, rimprovera Pietro, perché vuole allontanarlo dalla passione e morte a Gerusalemme: in questo atteggiamento e nel criterio che lo sostiene, Pietro non è d'accordo con i pensieri e desideri di Dio, ma si fa trascinare da modi di pensare e sentire mondani. Lo qualifica addirittura come "satana". Con questo Gesù ci indica che è necessario fare distinzione nei pensieri e nei sentimenti che ci spingono a parlare ed ad agire in una determinata direzione, poiché possiamo farci trascinare dallo spirito veramente umano o diabolico e non dalle ispirazioni o mozioni divine. Potremmo dire che Pietro in un caso si lascia guidare dallo Spirito Divino e l'ispirazione pervenuta dal Padre, nell'altro caso il suo pensiero a livello umano è usato da satana come tentazione.
Come dice uno dei più grandi studioso del discernimento spirituale p. Manuel Ruiz Jurado sj: se teniamo conto delle esortazioni bibliche, scopriamo che l'oggetto del discernimento non entra tanto nell'ambito della conoscenza della causa immediata dei fenomeni interni o esterni al soggetto umano che li osserva, "quanto nel saper decifrare in essi, considerati come segni operati da Dio, il messaggio di Dio che contengono riguardo alla Sua Volontà su noi: che cosa vuole che facciamo? Che cosa gli è gradito nella situazione in cui noi ci troviamo, che cosa è perfetto ai Suoi Occhi?".
San Bernardo con un'intuizione profonda del problema, poteva scrivere: "Né molto ci importa sapere donde ci viene questo male, purché ci rendiamo conto che c'è; piuttosto dobbiamo vigilare e pregare per non consentirvi, da qualsiasi parte provenga…non ho ricevuto, lo confesso, il dono di distinguere tra ciò che è prodotto dal cuore e ciò che è stato seminato dal nemico. Tutti e due sono male. Tutti e due dal male, tutti e due nel cuore, sebbene non tutti e due provenienti dal cuore. Questo è quello di cui sono certo, ma resta incerto quanto si debba attribuire al cuore e quanto al nemico. E questa incertezza, come ho detto, non comporta alcun pericolo" (Sermones in Cantica, 32, 6).
"NON INTENDETE": IL DISCERNIMENTO MANCATO (Mc 8, 14-21)
Nel dialogo tra Gesù ed i discepoli emerge un segnale della loro incomprensione delle parole del Maestro. L'Icona evangelica ci mostra una sorta di discernimento mancato. Rinveniamo la presenza di due verbi che alludono alla conoscenza: "non intendete" (v.17: verbo noeo); "non capite" (vv.17.21: verbo syniemi). Incontriamo poi la frase "avete il cuore indurito?" pronunciata da Gesù dopo la segnalazione dell'incapacità dei discepoli a comprendere, notiamo, infine, un accenno agli occhi che non vedono e agli orecchi che non odono, sempre in correlazione con l'indurimento del cuore. Questa duplice espressione mette a fuoco e chiama in causa una esperienza ben precisa dei discepoli, qualcosa di cui essi sono stati spettatori e da cui dovevano trarre un insegnamento (si tratta della moltiplicazione dei pani avvenuta due volte e compiuti in favore della folla). Da questo brano di Vangelo possiamo comprendere tre cose: La conoscenza o comprensione di cui in questa pagina evangelica si tratta è operazione che ha come soggetto il cuore dell'uomo. L'indurimento del cuore compromette inesorabilmente una simile conoscenza. Esiste un legame tra cuore, occhi e orecchi: dall'indurimento del cuore, infatti, deriva per l'uomo l'incapacità a vedere ed ad ascoltare; viceversa, l'incapacità a vedere ed ad ascoltare costituisce un segno evidente dell'incapacità a comprendere, che è propria del cuore.
Gesù mette in guardia i discepoli dal lievito di farisei e di Erode (8,15). Che cosa è questo lievito pericoloso che accomuna i farisei ad Erode e che può intaccare anche i discepoli? La risposta sembra andare nella direzione dell'incredulità, della non conoscenza di Dio, di cui sia i farisei ed Erode hanno dato prova a più riprese negli episodi del Vangelo. I discepoli dunque fraintendono l'opera compiuta da Gesù a favore della folla, riconducendo ad un livello puramente materiale quella manifestazione di misericordia e quella rivelazione messianica che è stata la moltiplicazione dei pani. In questo brano dunque Gesù ci ricorda che il discernimento esige e suppone una radicale trasformazione del cuore che reca con sé la redenzione dal peccato: "non si dà rivelazione del Regno di Dio se non in questa forma di rigenerazione dell'io personale, condizione indispensabile per acquisire uno sguardo nuovo su se stessi e sul mondo." (P. Tremolada, La attitudine al discernimento) quindi il guardare senza vedere e l'udire senza capire sono immagini che parlano dell'incapacità di operare un discernimento sula realtà e sono causate dall'indurimento del cuore
(Cfr. Is 6,1-10). L'uomo che sa vedere, che sa ascoltare, che sa vivere un vero discernimento è l'uomo toccato nello cuore e nei sensi dal fuoco della Santità di Dio. La concezione biblica del discernimento appare fondata su una percezione profonda della santità di Dio avvenuta per Grazia.
"Avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora egli li ammoniva dicendo: "Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!". Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane. Si accorse di questo e disse loro: "Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?". Gli dissero: "Dodici". "E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?". Gli dissero: "Sette". E disse loro: "Non comprendete ancora?". (Mc 8, 14-21)
Dobbiamo quindi concludere con questo brano di Vangelo che il discernimento potrà essere realmente autentico quanto più sarà alto il livello etico del proprio vissuto personale e questo perché solo l'amore riconosce l'Amore, per cogliere la grazia di Dio all'opera nella propria vita personale, nella storia, occorre imprimerne nella vita la regola della carità, dentro un cammino costante di purificazione del cuore e docilità allo Spirito Santo.
QUALI ESEMPI CI DÀ IL NUOVO TESTAMENTO PER DIMOSTRARE IL DISCERNIMENTO DEGLI APOSTOLI?
Si possono elencare i seguenti:
Atti 5, 1-11: Pietro discerne lo spirito di menzogna in Anania e Zaffira:
"Un uomo di nome Anania, con sua moglie Saffìra, vendette un terreno e, tenuta per sé, d'accordo con la moglie, una parte del ricavato, consegnò l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro disse: "Anania, perché Satana ti ha riempito il cuore, cosicché hai mentito allo Spirito Santo e hai trattenuto una parte del ricavato del campo? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e l'importo della vendita non era forse a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Non hai mentito agli uomini, ma a Dio". All'udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. Un grande timore si diffuse in tutti quelli che ascoltavano. Si alzarono allora i giovani, lo avvolsero, lo portarono fuori e lo seppellirono".
Atti 8, 20-24: Pietro discerne lo spirito cattivo in Simone il mago:
"Ma Pietro gli rispose: "Possa andare in rovina, tu e il tuo denaro, perché hai pensato di comprare con i soldi il dono di Dio! Non hai nulla da spartire né da guadagnare in questa cosa, perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. Convertiti dunque da questa tua iniquità e prega il Signore che ti sia perdonata l'intenzione del tuo cuore. Ti vedo infatti pieno di fiele amaro e preso nei lacci dell'iniquità". Rispose allora Simone: "Pregate voi per me il Signore, perché non mi accada nulla di ciò che avete detto".
Atti 13, 9-10: Paolo discerne la frode di Elima:
"Allora Saulo, detto anche Paolo, colmato di Spirito Santo, fissò gli occhi su di lui e disse: "Uomo pieno di ogni frode e di ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, quando cesserai di sconvolgere le vie diritte del Signore? Ed ecco, dunque, la mano del Signore è sopra di te: sarai cieco e per un certo tempo non vedrai il sole". Di colpo piombarono su di lui oscurità e tenebra, e brancolando cercava chi lo guidasse per mano. Quando vide l'accaduto, il proconsole credette, colpito dall'insegnamento del Signore. Salpati da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge, in Panfìlia. Ma Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme."
Atti 16, 16-18: Paolo discerne lo spirito cattivo nella ragazza schiava, anche se le sue parole erano vere:
"Mentre andavamo alla preghiera, venne verso di noi una schiava che aveva uno spirito di divinazione: costei, facendo l'indovina, procurava molto guadagno ai suoi padroni. Ella si mise a seguire Paolo e noi, gridando: "Questi uomini sono servi del Dio altissimo e vi annunciano la via della salvezza". Così fece per molti giorni, finché Paolo, mal sopportando la cosa, si rivolse allo spirito e disse: "In nome di Gesù Cristo ti ordino di uscire da lei". E all'istante lo spirito uscì."
ALTRE ESORTAZIONI NEOTESTAMENTARIE
*1 Col 11,28-29: "…Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna…".
Quando San Paolo, affronta gli abusi che alcuni nella Comunità di Corinto commettevano riunendosi per celebrare l'Eucaristia, dopo aver ricordato la tradizione ricevuta, che cioè nell'Eucaristia si assume come cibo il Corpo ed il Sangue del Signore, esorta i cristiani a usare il discernimento spirituale, applicato alla situazione della propria coscienza, prima di accostarsi alla Comunione. Il verbo adoperato "dokimàdseto" è il verbo usato da Paolo per designare l'operazione del discernimento spirituale e in questo brano l'apostolo dice che alle operazione (che qui abbiamo tradotto "esaminare") deve essere applicata alla propria coscienza ed al proprio comportamento, per vedere se ci si trova in una disposizione tale da non poter accostarsi a mangiare indegnamente il Corpo del Signore. Non ci si può avvicinare come una normale cena in cui il cibo non è il Copro del Signore. Qui l'Apostolo si riferisce a quelli che si portavano la propria cena alla riunione mortificando e mettendo a disagio chi non poteva. Questa mancanza di carità, questa disattenzione agli altri non è la disposizione adeguata per accostarsi alla Comunione. Sarebbe non "discernere" (me diakrinon) il Corpo del Signore. E in questo caso è usato l'altro verbo che San Paolo adopera per parlare del discernimento spirituale (diakrino).
*1 Tes 5,21: "…esaminate ogni cosa: ritenete ciò che è buono…"
Lo stesso san Paolo esorta i fedeli di Tessalonica perché applichino il discernimento alle manifestazioni singolari dei carismatici della comunità; per distinguere ciò che è espressione della volontà di Dio attraverso di loro da quelli che sono gli inganni dei simulatori. Anche in questo testo il verbo adoperato è "dokimadso". L'ambito a cui l'Apostolo chiede di applicare il discernimento è esterno a chi discerne: le manifestazioni profetiche. Infatti in 1 Tes 5, 19-20 si dice "…non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie…".
*1 Gv 4,1: "Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti nel mondo..."
Questo testo è quello più frequentemente addotto quando si parla di discernimento, viene di solito presentato come esortazione a discernere gli spiriti nello senso in cui ne parla Sant'Ignazio negli esercizi spirituali (n.313-336). In realtà dobbiamo dire che il significato ed il contesto in cui viene usato la parola "dokimazete" nella lettera di San Giovanni, non è esattamente questo, ma è quello del discernimento dello spirito cattivo che si nasconde nelle dottrine di alcuni pseudoprofeti del suo tempo, con lo scopo di indurre in errore sulla persona di Cristo e sulla sua realtà di Verbo incarnato, Unico Redentore dell'uomo. Degli pseudoprofeti scrivendo ai Corinti (2Cor 11, 13-15), perché sappiano ciò che sono ed evitino di essere danneggiati. Anche Gesù stesso nel Vangelo (Mt 7,15-20) esorta i suoi discepoli a riconoscerli dai loro frutti.
*Ef 5, 10: "…Cercate di capire ciò che è gradito al Signore..."
L'Apostolo Paolo, consapevole dell'ambiente in cui devono muoversi i fedeli, un habitat nel quale si mescolano luce e tenebre esorta i cristiani di Efeso a vivere come figli della Luce, mediante un discernimento (dokimadsontes) su ciò che è gradito al Signore ("quid sit beneplacitum Deo"). Per non entrare in comunione con le sterili opere delle tenebre. Qui troviamo dunque un altro campo in cui si deve esercitare il discernimento spirituale: l'ambito della vita, le azioni e le consuetudini che sono gradite a Dio. E come scriverà ai fedeli di Roma discernere la Volontà di Dio: non solo quello che è buono, ma anche quello che è perfetto: "Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto" (Rm 12,2)
*Gal 6, 3-4: "…Se infatti uno pensa di essere qualcosa, mentre non è nulla, inganna se stesso. Ciascuno esamini invece la propria condotta e allora troverà motivo di vanto solo in se stesso e non in rapporto agli altri…"
Il verbo adoperato è "dokimadso". Possiamo mettere il consiglio che l'Apostolo dà in relazione al tipo di esame incluso, quello che ognuno può fare su se stesso, sulla sua situazione, alla luce di Dio, davanti al giudizio di Dio, su quello che ha valore alla presenza di Dio e quello che non ha valore.
Troviamo altre esortazioni indirette al discernimento in generale nella lettera ai Filippesi (Fil 1, 9-10) quando San Paolo chiede al Signore che la Carità che già c'è in loro "cresca sempre di più in conoscenza ed ogni sensitività (aisthesei) affinché apprezziate le cose migliori (eis to dokimadsein").
*Eb 5, 14: "…Il nutrimento solido è invece per gli adulti, per quelli che, mediante l'esperienza, hanno le facoltà esercitate a distinguere il bene dal male…"
Qui Paolo considera il discernimento come proprio dei "perfetti", dei cristiani maturi. Questo aspetto poi lo riprenderemo analizzando il rapporto tra discernimento e maturità cristiana.
*Rm 12,2: "…Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto..."
Questa è la lettera che risulterà decisiva e particolarmente ricca di insegnamenti proprio all'inizio della parte parenetica. L'apostolo esorta i credenti a fare del loro corpo e della loro vita un sacrificio a Dio, gradito ai Suoi Occhi. Ma, per ottenere questo, indica loro il cammino necessario che passa attraverso il discernimento, trasformando la loro mentalità in quella "dell'uomo nuovo" secondo Cristo, potranno discernere ciò che è buono, gradito agli occhi di Dio e perfetto secondo il Piano Divino, molto diverso dal piano degli uomini che seguono e giudicano le cose in base agli schemi mentali di questo mondo.
SINTESI
Come abbiamo potuto verificare sono molte, anche se qui ne ho selezionate solo alcune, le esortazioni del Nuovo Testamento ad esercitare il discernimento. Vari sono gli ambiti in cui esercitarlo: lo stato della propria coscienza, i segni dei tempi nella storia del mondo, le manifestazioni carismatiche o profetiche nella comunità, le dottrine della fede, la vita ordinaria con la mistura di opere della Luce ed opere delle tenebre, le luci, le ispirazioni o mozioni interiori a parlare o ad agire in un certo senso. In generale ciò che è Vera volontà di Dio che pensiamo, accettiamo, diciamo o facciamo, ciò che è buono, gradito e perfetto agli Occhi di Dio.
Sinteticamente, per concludere riassumendo, "come conformare ed indirizzare la vita in tutte le sue manifestazioni, le proprie intenzioni, azioni ed operazioni, secondo la volontà di Dio e non secondo la propria, o secondo qualsiasi altra per se stessa. Potremmo dire "che l'oggetto formale che si cerca in ognuno di questi campi del discernimento spirituale è trovare la volontà di Dio su di noi: che cosa dobbiamo fare? Che dottrina o guida accettare? Quale inclinazione seguire o no?" (P. Manuel Ruiz Jurado sj, Discernimento Spirituale, teologia e storia ebraica, pag. 20). Persuaso da questa verità e pieno di questo spirito Sant'Ignazio di Loyola terminava spesso, le sue lettere con una espressione che è una sintesi del suo costante atteggiamento spirituale, trasmesso attraverso i suoi esercizi: "termino pregando la sua Divina Maestà che voglia darci la Sua Grazia abbondante per sentire la Sua Somma Volontà e compierla interamente".
Don Giovanni Pauciullo

