Esortazione al discernimento

Parte I

Il perché del discernimento

LA DOMANDA

Il discernimento spirituale non è forse un problema inventato da noi? Perché complicarsi la vita? Alcuni diranno: facciamo semplicemente quello che ci sembra essere il bene e basta. Allora la prima nostra domanda all'interno del percorso di catechesi che stiamo affrontando è la seguente: Nel Piano di Dio entra la necessità del discernimento spirituale? A questa domanda ci risponde la Parola di Dio. La fonte di questa sapienza del Discernimento si trova nella Parola di Dio, senza l'ascolto di questa Parola non può esserci né discernimento né vera saggezza. La Lettera agli Ebrei usa l'immagine della spada per indicare l'effetto della Parola: la spada taglia e scende in profondità e questo è il compito proprio del discernimento. Decidere ha infatti la stessa radice di re-cidere, tagliare: scegliamo veramente infatti quando siamo disposti a tagliare con altre possibilità! La Parola di Dio, permette di discernere i sentimenti e i pensieri: si tratta infatti di capire da dove vengono quei pensieri che suscitano in noi gioia o tristezza.

Sono molte le occasioni nelle quali la Parola di Dio ci esorta a fare discernimento, e sono diverse le dimensioni della nostra esistenza alle quali si riferiscono queste esortazioni, cercheremo dunque di aprire qualche pista, attraverso cui potrà scorrere una riflessione spirituale che abbia come fondamento la Sacra Scrittura.

ALCUNI BRANI SUL DISCERNIMENTO NELL'ANTICO TESTAMENTO

Quali esempi di discernimento possiamo trovare nel Antico Testamento?

Alcuni brani mettono in risalto che è Dio stesso che fa discernimento scendendo nel nostro cuore, il Signore visita la profondità della nostra vita e scruta. Si tratta di un invito a scendere anche noi nel nostro cuore lasciandoci illuminare dalla bellezza della Parola di Dio e nel contesto di una preghiera personale, silenziosa e profonda. Qui di seguito troviamo i seguenti tre testi riguardanti il discernimento divino:

  • Salmo 139,1: "Signore, Tu mi scruti e mi conosci."
  • Geremia 17,10: "Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori."
  • 1 Cronache 28,9: "Il Signore scruta i cuori e penetra ogni intimo pensiero."

I testi che seguono si trovano nell'Antico Testamento e riguardano il dono che Dio fa del discernimento, che va però richiesto nella preghiera e che va vissuto in un contesto di preghiera.

  • 1 Re 3,9: "Concedi al Tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al Tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male."
  • Lamentazioni 2,14: Geremia discerne: "I Tuoi profeti hanno avuto per Te visioni di cose vane e insulse, ... ma Ti hanno vaticinato lusinghe, vanità e illusioni."
  • 1 Re 22,23, Michea discerne gli spiriti cattivi: "Ecco, dunque, il Signore ha messo uno spirito di menzogna sulla bocca di tutti questi tuoi profeti."

VERBI USATI NEL NUOVO TESTAMENTO PER IL DISCERNIMENTO

Ecco, dunque la ricerca del termine «discernimento», che nella Bibbia è da cercare sotto un ventaglio di parole dai molteplici significati, soprattutto nel linguaggio neotestamentario. C'è, così, una costellazione di verbi greci che citiamo innanzitutto per essere fedeli all'originale ma anche perché sono difficili da rendere in modo univoco: krínein è "giudicare", ma anche saper vagliare, discriminare, persino condannare; dokimázein è "mettere alla prova, verificare, discernere, misurare", ma anche approvare e interpretare; sýnesis è la "comprensione", ma anche l'intelligenza, l'intelletto, la capacità di dare senso; ghinóskein è un "conoscere", che però comprende non solo l'attività intellettiva ma anche quella volitiva, affettiva, effettiva fino a giungere all'amore.

CRISTO E IL DISCERNIMENTO

Nel Vangelo, Gesù parla del discernimento con immagini tratte dalla vita ordinaria; ad esempio, descrive i pescatori che selezionano i pesci buoni e scartano quelli cattivi; o il mercante che sa individuare, tra tante perle, quella di maggior valore. O colui che, arando un campo, si imbatte in qualcosa che si rivela essere un tesoro (cfr. Mt 13,44-48). Ecco qui alcuni esempi di rilievo:

  • Giovanni 1,47: Gesù, parlando a Natanaele, dichiara: "Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità."
  • Matteo 16,17: Gesù discerne in Pietro l'azione del Padre: "Né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre Mio che sta nei cieli."
  • Matteo 16,23: Gesù discerne in Pietro un'attività che non proviene da Dio: "Lungi da Me, Satana! ... perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini."
  • Marco 9,33: Gesù ha riconosciuto lo spirito umano negli apostoli quando cercavano di essere i primi: "Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: "Di che cosa stavate discutendo per la strada?".
  • Giovanni 2,25: loda il discernimento di Cristo: "Non aveva bisogno che alcuno gli desse testimonianza su un altro, Egli infatti sapeva quello che c'è in ogni uomo."

LA PAZIENZA DEL DISCERNIMENTO (Mt 13,24-30)

La vita ci appare talvolta ingarbugliata, a volte confusa e incerta, ma nello stesso tempo ci mette continuamente davanti alla necessità di decidere. Ogni uomo, credente o meno che sia, cerca il meglio, anche se tante volte non è chiaro dove sia. Sicuramente le fasi della vita spirituale che attraversiamo sono diverse: alcuni, soprattutto quando si avvicinano alla fede o quando sperimentano il fascino del male, devono decidersi per il bene, cercando di resistere al peccato; chi è più avanti nel cammino spirituale, avendo scelto di seguire il Signore, sebbene questo non accada una volta per sempre, deve scegliere di volta in volta quale sia il modo migliore per incarnare la parola di Dio nella concretezza della vita. Non basta infatti che una cosa sia buona in sé per sceglierla, occorre anche che sia buona per me in questo momento della vita. Quando infatti stiamo provando a seguire il Signore, ci capita di essere tentati attraverso cose in sé buone, ma che a lungo andare ci allontanano dal Signore: capita per esempio di prendersi troppi impegni, in sé tutti buoni, ma che poi fatichiamo a portare avanti, ritrovandoci delusi e stanchi; oppure possiamo identificarci talmente tanto con il nostro servizio, in sé buono, da non distinguere più a un certo punto se lo stiamo facendo per Dio o per noi stessi.

La tradizione spirituale del Discernimento ha usato l'immagine dell'angelo di luce: il diavolo, per ingannarci, si presenta sotto un'apparenza di bene. Per questo, anche e soprattutto davanti a cose buone, occorre operare un discernimento serio. La parabola del grano e della zizzania ci presenta una delle immagini più eloquenti della fatica di riconoscere dove sta il bene. Si tratta di una parabola che può essere letta sia come immagine della convivenza dei buoni e dei cattivi presenti nella società, sia del bene e del male cha abitano il cuore dell'uomo. Dio, infatti, come dice il racconto, semina sempre il buon seme, mette cioè dentro di noi una spinta verso il nostro bene, ma non sempre siamo capaci di riconoscere questa spinta e di prenderci cura di questo seme buono.

Come sappiamo dalla nostra esperienza, è facile ingannarsi: ci sono infatti cose che sembrano buone, ma che con il tempo rivelano il loro vero volto, così come la zizzania, all'inizio, sembra come il grano buono, ma con il tempo si rivela infestante e dannosa. Occorre perciò aspettare e prendersi tempo, per renderci conto dei frutti che stanno spuntando. La pazienza del contadino ci insegna a custodire l'indifferenza, senza essere precipitosi, potremmo infatti rischiare di lasciar crescere quello che non è buono oppure possiamo rischiare di buttare via quello che potrebbe invece diventare grano buono che diventa pane e sfama. Il contadino infatti sa dalla sua esperienza che all'inizio, quando spuntano, il grano e la zizzania sono molto simili e possono essere confusi. Non sempre è il tempo della mietitura! Meglio dunque non anticipare i tempi.

L'interpretazione che Gesù stesso dà alla parabola del grano e della zizzania, e che il vangelo di Matteo ha conservato, privilegia il piano delle relazioni, probabilmente perché la comunità a cui Matteo si rivolge sta sperimentando un tempo di conflitti in cui le persone fanno fatica a stare insieme nella stessa comunità. Matteo invita a lasciare a Dio il giudizio e a esercitare la pazienza. Anche Dio infatti aspetta che prima o poi la zizzania possa diventare grano buono. Mentre noi tendiamo a esercitare un giudizio perentorio e definitivo, l'amore di Dio è paziente, accompagna l'uomo invitandolo alla conversione. Ad ogni modo, il giudizio non spetta mai a noi, ma va riconsegnato nelle mani di Dio, non sappiamo mai infatti cosa ci sia veramente nel cuore dell'altro.

Per capire la differenza tra il grano e la zizzania occorre prendersi tempo, aspettare, osservare che cosa dà vita e che cosa invece ci toglie il respiro. Le decisioni importanti vanno ponderate con attenzione. All'inizio, come ci insegnano i contadini, il grano e la zizzania sono molto simili, solo progressivamente cominciano a presentarsi in modi differenti. Questa dinamica è presente non solo nel nostro cuore, ma, come abbiamo detto, anche nella comunità. Gesù ci invita a non giudicare subito. Siamo chiamati a rispettare le differenze, anche quando ci sembra assurdo ritrovarci nello stesso gruppo con chi la pensa in maniera diversa da noi. Come i servi, probabilmente anche noi siamo presi spesso da uno zelo incendiario che vuole fare chiarezza immediatamente, ma in questo modo rischiamo di rovinare l'intero raccolto. I servi sono chiamati invece a osservare, a vigilare, ma non a estirpare, perché il bene è difficile da individuare e richiede la pazienza del discernimento.

Siamo sempre un campo, non solo di grano, ma anche un campo di battaglia! Non possiamo sottrarci alla fatica di scegliere. Il campo va custodito, occorre vigilare: il nemico infatti tende a seminare la zizzania di notte, semina in noi pensieri negativi proprio quando siamo più deboli, addormentati e meno vigilanti. In ogni cuore, in ogni comunità, in ogni gruppo la zizzania ci sarà sempre, ma spetta a noi avere pazienza e coltivare con amore il campo che Dio ci ha affidato.

IL DISCERNIMENTO CHE GENERA DECISIONI DI GIOIA

Il Vangelo suggerisce un altro aspetto importante del discernimento: esso coinvolge gli affetti e le relazioni. Chi ha trovato il tesoro non avverte la difficoltà di vendere tutto, tanto grande è la sua gioia (cfr. Mt 13,44). Il termine impiegato dall'evangelista Matteo indica una gioia del tutto speciale, che nessuna realtà umana può dare; e difatti ritorna in pochissimi altri passi del Vangelo, che rimandano tutti all'incontro con Dio. È la gioia dei Magi quando, dopo un lungo e faticoso viaggio, rivedono la stella (cfr. Mt 2,10); la gioia, è la gioia delle donne che tornano dal sepolcro vuoto dopo aver ascoltato l'annuncio della risurrezione da parte dell'angelo (cfr. Mt 28,8). È la gioia di chi ha trovato il Signore. Prendere una bella decisione, una decisione giusta, ti porta sempre a quella gioia finale; forse nel cammino si deve soffrire un po' l'incertezza, pensare, cercare, ma alla fine la decisione giusta ti dona quella gioia che solo Gesù Cristo sa donare!

Il discernimento aiuta a vincere l'insicurezza di decidere, la paura del rischio

il contadino di cui parla Gesù nella Parabola è un uomo che sta facendo il suo lavoro quotidiano, è preso nelle sue abitudini, e forse si è anche dimenticato di quello che avrebbe voluto trovare, potrebbe essere addirittura una persona rassegnata, che però a un certo punto della vita trova finalmente qualcosa di importante. Quello è il momento, non facile, della decisione: rimanere nella propria abitudinaria e rassegnata zona di conforto o rischiare?

Ci sono però anche coloro che, come mercanti, passano tutta la vita a cercare una risposta alla loro inquietudine. E a volte capita di sfiorare ciò che sembra colmare ogni attesa. Ma anche lì siamo riportati davanti all'esigenza di prendere una decisione. E non si può evitare la sottile tentazione che forse, se avessi cercato ancora, avrei potuto trovare una perla ancora più preziosa. È proprio questo dubbio che molte volte avvelena l'anima e impedisce di spendersi in maniera piena.

Dietro questa insicurezza c'è in fondo un'immagine ingannevole di Dio, l'immagine cioè di un Dio che gioca a nascondino con noi e si diverte a rendere complicata la nostra esistenza. Le parabole che Gesù racconta mostrano invece un volto diverso di Dio: Egli si lascia trovare.

Se diventiamo familiari con Dio, impariamo anche a riconoscerlo nelle situazioni in cui è meno evidente la sua presenza.

Le parole di Gesù ci chiedono, dunque, di scegliere da che parte vogliamo stare, per questo il discepolo diventa tale solo quando impara a discernere.

Imparare a discernere significa affrontare le situazioni nuove della vita alla luce dell'esperienza e di tutto quello che abbiamo capito con la nostra intelligenza. Senza questo cammino non si arriva mai a diventare discepoli, ma si rimane non tanto degli scribi (che sarebbe comunque già un complimento), ma degli scribacchini, persone cioè che conoscono le carte a menadito, ma non sanno come usarle. Possiamo conoscere le norme, i precetti, le regole, ma non è detto che possediamo anche la saggezza di applicarle di volta in volta alle situazioni della vita. Questa saggezza infatti è un dono di Dio, non una competenza personale. Salomone ottiene un cuore saggio grazie alla preghiera!

Il discernimento ci aiuta a fondare in maniera stabile le nostre decisioni, ma non toglierà mai quella parte di rischio che inevitabilmente appartiene alla nostra vita.

Don Giovanni Pauciullo