
Costruire la pace: un mestiere d'amore e di perdita

"La pace non è il contrario della guerra. È il volto guarito dell'amore, l'amore che ha attraversato il deserto del conflitto e ha scelto di restare". (Recalcati). Viviamo in un tempo in cui tutto è esposizione, reazione, ritorno immediato. Siamo pronti a difenderci prima ancora che qualcuno ci attacchi. È il tempo delle emozioni a scatto, delle parole gridate, delle famiglie spezzate da incomprensioni minuscole mai guarite, delle relazioni lavorative rese sterili dall'orgoglio. La pace vera, profonda, generativa sembra un lusso fuori moda. C'è uno strumento al servizio di questo lavoro artigianale della pace, la parola, si, la parola può fermare la violenza". È qui che si apre il cuore della questione: la pace non si riceve, si costruisce. E la si costruisce non con pietre, ma con perdite accolte, egoismi convertiti, ascolti offerti. È un mestiere artigianale, fragile e forte insieme. Richiede una disposizione d'anima rara, che non consiste nel farsi calpestare, ma nel non voler vincere a ogni costo.
Nelle relazioni familiari: guarire la carne dell'amore
La pace dentro una famiglia raramente si perde in un solo giorno. Più spesso scompare lentamente, consumata da piccole ferite che nessuno ha avuto il coraggio o la pazienza di curare: una parola che resta dentro, un silenzio diventato distanza, un orgoglio che impedisce di fare il primo passo. Quando un padre non riesce più a parlare con suo figlio, quando una madre sente che la propria dedizione non viene riconosciuta, quando due fratelli smettono persino di cercarsi, lì la pace non è finita: si è nascosta sotto il peso di ferite non guarite.
Come ricorda Massimo Recalcati, «l'amore è ciò che salva il soggetto dalla propria chiusura narcisistica». L'amore, infatti, comincia proprio quando l'altro smette di essere lo specchio dei nostri bisogni e diventa una presenza da accogliere nella sua libertà. Tradotto nella vita quotidiana significa che la pace familiare non nasce dal vincere una discussione, ma dal custodire una relazione; non dal far prevalere la propria ragione, ma dal desiderio di non perdere l'altro. Solo quando siamo disposti a lasciare morire un po' del nostro orgoglio, l'amore torna ad avere carne, diventa una forza capace di guarire e trasformare. La pace in famiglia non si costruisce semplicemente parlando meno forte, ma imparando ad ascoltare più profondamente. Non nasce dall'assenza di differenze, perché ogni persona porta una storia, un carattere, una sensibilità diversa. Nasce quando impariamo a stare davanti alla differenza dell'altro senza viverla come una minaccia. La vera pace non è una casa dove nessuno litiga. È una casa dove, anche dopo la ferita, qualcuno trova il coraggio di tornare verso l'altro.
Nelle relazioni affettive disinnescare la lotta per il controllo
Recalcati ricorda che l'amore può diventare violento quando cerca di
possedere.
Allora la pace, tra due persone che si amano, è un esercizio continuo di
perdita: Abbandonare l'illusione di
cambiare l'altro,
- purificare il bisogno di avere sempre ragione,
- perdere la paura di dire la verità con dolcezza.
La pace è quando l'amore diventa spazio, e non una prigione. Quando si impara che amare non significa fermare presso di sé l'altro, ma accompagnare senza trattenere. E solo chi ha accettato di perdere qualcosa di sé — il proprio potere, il proprio controllo, la propria immagine — può amare dentro uno stile di pace.
La pace è l'arte di chi ha visto la guerra
Non c'è vera pace senza passione. Non la pace falsa di chi tace per evitare problemi. Ma la pace vera, che nasce da un cuore che ha attraversato il conflitto e ha scelto di non lasciarsi bruciare dal rancore. Essere operatori di pace — in casa, in amore, in famiglia — significa saper perdere qualcosa, per salvare qualcosa di più grande: la relazione, l'incontro, la fiducia.
Don Giovanni Pauciullo
