Il vero significato della Pace

28.07.2026

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Gv 14,27) 

Omelia nella Santa Messa di fine anno agli insegnanti della Scuola Paritaria Parrocchiale Maria Immacolata di Milano

La pace è una parola consumata. La pronunciamo nelle cerimonie, la invochiamo quando scoppia una guerra, la scriviamo sui cartelloni dei bambini. Poi torniamo a casa e litighiamo con chi amiamo, ci innervosiamo nel traffico, giudichiamo uno sconosciuto in pochi secondi. Forse il problema è che abbiamo ridotto la pace a un fatto esterno. Pensiamo che sia un mondo senza conflitti. Ma il mondo non è mai stato senza conflitti. Neppure il Vangelo lo promette

Gesù dice «Vi lascio la mia pace». E la dice la sera prima della croce. Non è una pace costruita sulle circostanze. È una pace costruita su un cuore che dimora nel cuore del Padre. Tutto sta per crollare intorno a Gesù, ma la sua vita è affidata al Padre Suo.

Quali sono i nemici della pace?

Mi sono convinto che il primo nemico della pace non sia l'odio. È la paura. L' odio arriva dopo. Prima c'è sempre una paura. Paura di perdere. Paura di non contare abbastanza. Paura di essere dimenticati. Paura che qualcuno occupi il nostro posto. Perfino molte forme di aggressività nascono da una richiesta d'aiuto che non ha trovato le parole per farsi ascoltare. E quando la paura prende il volante della nostra vita, iniziamo a controllare tutto. Controlliamo i figli. Gli studenti. I colleghi. Il coniuge. Perfino Dio.

La pace e il controllo non abitano nella stessa casa.

Più controlliamo, più ci sentiamo insicuri. Più stringiamo, più perdiamo. Forse perché la vita non è fatta per essere trattenuta, costretta, dominata, ma abitata nella libertà dei figli di Dio.

C'è poi un'altra trappola. Noi esseri umani facciamo una fatica enorme ad accettare il limite. Viviamo nell'epoca del "puoi tutto". Se vuoi abbastanza, riuscirai. Se fallisci, significa che non ti sei impegnato. È una delle bugie più eleganti del nostro tempo. La realtà è diversa. Un insegnante può dare tutto e non riuscire a raggiungere uno studente. Un genitore può amare profondamente un figlio e vederlo comunque soffrire. Un medico può curare senza guarire. Un sacerdote può annunciare il Vangelo senza vedere conversioni. Il limite non è una colpa. È la condizione dell'essere umano. Quando smettiamo di combatterlo, cominciamo finalmente a respirare. Eppure c'è qualcosa che mi colpisce ancora di più.

Le persone desiderano essere amate, ma molto spesso preferiscono avere ragione.

Quante discussioni finiscono così. All'inizio si cerca la verità. Poi si cerca di avere ragione. E quando la vittoria diventa più importante della relazione, la pace se ne va in silenzio. La verità, usata senza amore, diventa un martello. L'amore, senza verità, diventa uno schiaffo che non guarisce. La pace nasce solo quando le due cose si tengono per mano.

La guerra dentro

C'è infine una guerra che quasi nessuno vede. È quella che ciascuno combatte contro se stesso. Molti uomini e molte donne vivono condannandosi per errori lontani, incapaci di perdonarsi, come se il passato avesse il diritto di decidere per sempre il loro futuro. Ed è difficile offrire pace agli altri quando dentro di sé si abita un tribunale.

Per questo il Vangelo continua a essere scandaloso. Gesù non aspetta che Zaccheo cambi vita per guardarlo con Amore ed entrare nella sua casa. Lo guarda e, proprio per questo, Zaccheo cambia. Non aspetta che Pietro diventi coraggioso per affidargli la Chiesa. Lo ama mentre è ancora fragile. Lo sguardo precede il cambiamento. Noi facciamo quasi sempre il contrario. Concediamo lo sguardo solo dopo il cambiamento. E forse è qui che la scuola custodisce uno dei suoi segreti più grandi. Non quando trasmette informazioni. Ma quando un insegnante riesce a guardare un ragazzo senza ridurlo al suo voto. Quando distingue l'errore dalla persona. Quando rimprovera senza umiliare. Quando continua a credere in qualcuno proprio nel momento in cui quel qualcuno ha smesso di credere in se stesso. In quel momento non sta semplicemente insegnando. Sta costruendo la pace, perché la pace non nasce nei trattati. Nasce negli sguardi. Nasce nelle parole che rinunciano a ferire quando potrebbero farlo. Nasce tutte le volte che scegliamo di non trasformare l'altro in un problema da risolvere, in un ostacolo da eliminare o in uno strumento da usare, in una pedina di uno schieramento. La pace è una forma dello sguardo. E forse, alla fine, gli uomini di pace non sono quelli che non hanno conosciuto il conflitto. Sono uomini e donne che hanno deciso di non lasciare che il conflitto abbia l'ultima parola. Per questo la pace non è la virtù dei forti. È la virtù degli umili. Perché solo chi accetta di non essere Dio smette di pretendere che il mondo obbedisca ai propri desideri. E proprio allora, quasi senza accorgersene, comincia a cambiare il mondo. Un cuore alla volta.

Don Giovanni Pauciullo 

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