La libertà di pensare davanti a Dio
Bonhoeffer e il coraggio di una fede non omologata

Ci sono momenti nella storia in cui il pericolo più grande non è soltanto che qualcuno imponga un pensiero con la forza, ma che lentamente molte persone smettano di pensare con libertà. L'ideologia, infatti, raramente si presenta come una prigione. Spesso arriva come una promessa di sicurezza: offre parole semplici, risposte immediate, un'identità a cui appartenere. Libera dalla fatica del discernimento perché suggerisce già che cosa bisogna pensare, che cosa bisogna difendere, perfino chi bisogna considerare amico o nemico. È una tentazione antica, ma sempre attuale. Dietro ogni forma di omologazione c'è una domanda decisiva: l'uomo cerca ancora la verità oppure cerca soltanto la protezione di un gruppo? Dietrich Bonhoeffer ha vissuto questa domanda sulla propria pelle. Nel dramma della Germania nazista comprese che il problema non era soltanto politico, ma spirituale: una società può arrivare al punto in cui le persone rinunciano alla propria responsabilità davanti a Dio e alla coscienza per affidarsi completamente a un sistema, a un capo, a un pensiero dominante.
Per Bonhoeffer la fede autentica non produce uomini che ripetono semplicemente ciò che viene detto dagli altri, ma persone capaci di stare davanti a Dio con una coscienza libera. La libertà cristiana non è il dissolvimento da ogni legame, ma la liberazione da tutto ciò che impedisce all'uomo di rispondere personalmente alla verità. Questa vigilanza riguarda anche le comunità cristiane. Nessuna comunità è automaticamente immune dal rischio dell'omologazione. Anche dentro la Chiesa può accadere che un linguaggio, una sensibilità, un'appartenenza o una tradizione diventino così importanti da non essere più vissuti come strumenti per servire il Vangelo, ma come criteri per giudicare tutto e tutti. Il rischio è sottile: non ci si accorge nemmeno e invece di cercare il Regno di Dio, ci si ritrova a difendere il proprio modo di immaginarlo.
Bonhoeffer, nel suo testo La vita comune, mette in guardia da un pericolo molto profondo: amare un'immagine ideale della comunità più delle persone concrete che Dio ci mette accanto, che sarebbe poi un dissolvimento del principio di realtà. Una comunità cristiana non è il luogo dove tutti pensano allo stesso modo. È il luogo dove persone diverse imparano a cercare insieme la verità, lasciandosi continuamente convertire dal Vangelo. La libertà interiore si vede proprio qui: nella capacità di ascoltare senza paura, di riconoscere il bene anche quando non viene dal proprio ambiente, di cambiare idea quando la realtà e lo Spirito mostrano qualcosa di più grande delle nostre convinzioni o dei nostri schemi operativi. La persona libera non è quella che non appartiene a nulla. È quella che appartiene senza possedere. Può amare profondamente la propria comunità senza trasformarla in un recinto. Può custodire una tradizione senza usarla come una barriera. Può essere fedele senza diventare rigida. Perché la verità cristiana non è una bandiera da agitare contro qualcuno, ma una luce da seguire insieme.
L'omologazione nasce quando il centro della persona si sposta fuori di sé: allora si vive per lo sguardo degli altri, cercando approvazione e appartenenza. La libertà interiore nasce quando l'uomo ritrova il proprio centro nella coscienza, là dove, davanti allo sguardo di Dio, può cercare la verità senza paura di perdere il consenso. Chi vive soltanto dello sguardo degli altri finisce lentamente per consegnare loro la propria coscienza. La libertà interiore, invece, nasce quando l'uomo ritrova un centro più profondo: il luogo segreto in cui, davanti a Dio, può ascoltare la verità e avere il coraggio di seguirla anche quando non coincide con ciò che tutti pensano.
Don Giovanni Pauciullo

