La libertà di ricominciare

09.08.2026

Vita di grazia e fragilità 

C'era un uomo che ogni mattina passava davanti a una vecchia casa abbandonata. Le finestre erano rotte, il giardino invaso dalle erbacce, il cancello arrugginito. Da anni nessuno vi abitava più. Un giorno vide un anziano chino davanti a quella casa con un piccolo vaso di fiori in mano. «Perché perdi tempo qui?», gli chiese. «Questa casa ormai è finita. Nessuno potrà più rimetterla a posto». L'anziano continuò a piantare i fiori e rispose: «Forse la casa non sa ancora di poter ricominciare». È una frase semplice, quasi ingenua. Eppure custodisce una grande verità spirituale: molte cose che noi consideriamo perdute, Dio le considera ancora abitabili. Noi spesso guardiamo la nostra vita attraverso la lente dei fallimenti. Dio la guarda attraverso la possibilità della grazia. Noi vediamo macerie. Dio vede fondamenta.

La grazia di ricominciare

Tra le intuizioni più profonde di Dysmas de Lassus, monaco certosino ed ex Priore Generale dell'Ordine dei Certosini, c'è proprio questa: la santità non è il risultato di una perfezione raggiunta, ma il frutto di una vita che continuamente si lascia raggiungere dalla misericordia di Dio. Nel suo libro La grazia di ricominciare, De Lassus mette in evidenza un punto decisivo della vita spirituale: la fragilità non è il contrario della santità. Il contrario della santità non è cadere. È non lasciarsi più rialzare. L'uomo spirituale non è colui che non sperimenta la propria debolezza. È colui che ha imparato a portare la propria debolezza davanti a Dio senza vergogna e senza disperazione. Questa è una delle grandi liberazioni del Vangelo. Dio non costruisce la sua opera soltanto sulle nostre capacità. Spesso costruisce proprio attraverso ciò che noi vorremmo nascondere. La nostra fragilità può diventare il luogo dove impariamo la fiducia. La nostra ferita può diventare il luogo dove impariamo la compassione. Il nostro limite può diventare il luogo dove smettiamo finalmente di considerarci il centro della nostra vita.

La tentazione di non poter più ricominciare

C'è una tentazione molto comune nella vita spirituale: pensare che alcuni errori siano definitivi. Abbiamo tutti dentro di noi una sorta di tribunale interiore. Un giudice severo che conserva memoria di ogni caduta. Un archivio delle occasioni perdute. Una raccolta delle nostre incoerenze. E lentamente quella voce ci convince: "Ormai sei fatto così". "Non cambierai mai". "Hai perso la possibilità di ricominciare". Ma questa non è la voce di Dio. Il Vangelo è pieno di uomini e donne che ricominciano. Pietro rinnega Gesù e diventa la roccia sulla quale Cristo costruisce la Chiesa. Paolo perseguita i cristiani e diventa l' apostolo delle genti. Agostino attraversa anni di inquietudine e diventa uno dei grandi testimoni della fede. La grazia non cancella la storia. La trasforma.

La fragilità che libera

Forse uno dei motivi per cui facciamo così fatica a ricominciare è che abbiamo un'idea sbagliata della maturità spirituale. Pensiamo che crescere significhi diventare sempre più forti, sempre più sicuri, sempre più capaci. Il Vangelo propone un'altra strada. Crescere significa diventare sempre più veri. La libertà interiore nasce quando non abbiamo più bisogno di difendere un'immagine ideale di noi stessi. Quando possiamo dire: "Questo sono io, con le mie luci e le mie ombre. Ma sono amato da Dio". Questa è una libertà straordinaria. Perché chi non deve più nascondersi può finalmente lasciarsi trasformare.

Il rischio nella vita presbiterale e religiosa

Questo tema riguarda profondamente la vita dei sacerdoti, dei seminaristi e dei consacrati. Chi è chiamato a servire il Vangelo corre una tentazione particolare: confondere la fedeltà con l'assenza di fragilità. Il sacerdote deve essere forte. Il religioso deve essere coerente. Il seminarista deve mostrare di essere pronto: ma quando una persona sente di dover sempre dimostrare qualcosa, lentamente perde la libertà. Può iniziare a vivere davanti agli uomini invece che davanti a Dio. Può avere paura di chiedere aiuto. Può nascondere le proprie fatiche. Può trasformare il ministero in un luogo dove difendere la propria immagine. De Lassus invita invece a una grande umiltà spirituale: la grazia non incontra persone perfette, incontra persone disponibili. Un sacerdote libero non è quello che non cade mai. È quello che sa tornare ogni volta al Signore. Sa dire: "Ho bisogno ancora della tua misericordia". E proprio per questo diventa più misericordioso verso gli altri.

Péguy e la piccola speranza che ricomincia sempre

Tra gli scrittori che hanno intuito la forza spirituale del ricominciare c'è sicuramente Charles Péguy. Nella sua poesia sulla speranza immagina questa virtù come una bambina piccola che cammina tenendo per mano la fede e la carità, le due sorelle maggiori. È una delle immagini più belle della vita cristiana. La speranza è piccola perché non possiede tutto. Non controlla tutto. Non ha tutte le risposte. Ma proprio per questo continua a camminare. La speranza è la capacità di dire: "Non è finita". Non significa ignorare il male oppure cancellare gli errori. Ma credere tenacemente che l'ultima parola sulla nostra vita appartiene a Dio, Signore dei risvegli e dei ricominciamenti.

Una comunità dove si può ricominciare

Questo vale anche per le comunità cristiane. Una comunità secondo il Vangelo non è una comunità dove nessuno sbaglia. È una comunità dove nessuno viene ridotto al proprio errore, definito dal suo peccato. È una differenza enorme. Dove manca la misericordia, le persone imparano a nascondersi. Dove c'è la grazia, le persone imparano a convertirsi. Una comunità senza possibilità di ricominciare diventa presto un luogo di paura e di tristezza. Una comunità dove la grazia è reale diventa un luogo di guarigione. Dovremmo chiederci: Le nostre comunità sono luoghi dove una persona può mostrare la propria fragilità senza perdere dignità? I nostri percorsi formativi aiutano le persone ad affrontare le proprie ferite oppure insegnano soltanto a funzionare bene? Nei seminari formiamo ministri capaci di portare il peso degli altri, ma anche capaci di lasciarsi portare da Dio e dai fratelli? La libertà interiore non consiste nel non avere più bisogno di ricominciare. Consiste nel sapere che possiamo sempre ricominciare. Perché la grazia non è il premio per chi arriva. È la forza che rimette in cammino chi cade. Forse il segreto della santità è tutto qui: non diventare persone che non cadono mai, ma diventare persone che, ogni volta che cadono, si lasciano raggiungere dal Mistero di Cristo che si china sulla loro fragilità, li prende per mano e li trasfigura con la Sua Grazia!

Don Giovanni Pauciullo

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