Storia della Carità nella Chiesa antica
SAN GREGORIO MAGNO E LA COMUNIONE TRA LE CHIESE ANTICHE

Gregorio fu davvero l'amministratore fedele e saggio, quello che il Signore aveva messo a capo dei suoi servi, perché a tempo opportuno, desse a ciascuno ciò di cui aveva bisogno, (Lc 12, 42). La sua capacità amministrativa rese possibile la stessa sopravvivenza di Roma, attingendo alle risorse della Chiesa per sfamare e difendere la città. La vastissima proprietà terriera della Chiesa romana comprendeva fondi in Sicilia, nel Bruzzio, in Campania, in Sardegna, in Gallia, in Dalmazia e altrove. I vari fondi erano raggruppati in "massae", e queste a loro volta in "patrimonia", che prendevano nome dalla regione. I coloni dipendevano dagli appaltatori, o "conductores". A capo di ogni patrimonio era un rettore generalmente un suddiacono della Chiesa romana. Papa Gregorio si preoccupò di difendere i coloni dalle angherie degli appaltatori e chiedeva ai rettori di vigilare attentamente perché non si commettessero ingiustizie a danno dei più deboli sulle terre di Madre Chiesa. Gregorio era convinto che i beni della Chiesa sono patrimonio dei poveri, per questo cercò in ogni modo di tutelare i loro diritti. La situazione alimentare di Roma diventava sempre più grave anche per il continuo affluire dei profughi in cerca di un rifugio più sicuro. Giovanni Diacono, che nel IX secolo d.C. scrisse la biografia di Gregorio, ci fornisce un resoconto dell'opera svolta dal Papa in questo settore, basandosi sul "Registrum" redatto da Gregorio e conservato nello Scrinium o archivio del Laterano. Tra le primissime lettere di Gregorio ce n'è una in cui egli sollecita il rettore della Sicilia ad inviare il carico di grano necessario a Roma: «se ne arriva meno ne va la vita, non d'un sol uomo, ma di tutto il popolo» (Ep., 1,2). Belisario aveva tentato di trasformare in soldati gli artigiani disoccupati ed affamati di Roma, Gregorio, invece, per venire incontro alla povera gente e nell'interesse stesso della Chiesa cerca di trasformare i pastori in agricoltori. Convinto fortemente che il patrimonio di San Pietro apparteneva ai poveri, si pose seriamente il problema delle enormi ricchezze in mano di pochi, traendo la conclusione che la terra appartiene a tutti, per cui l'elemosina e le opere di carità fatte con le rendite della terra non è altro che una restituzione. Tale convinzione è espressa nella sua opera più famosa la "Regola Pastorale": «La terra da cui tutti proveniamo è comune a tutti gli uomini, e quindi produce i beni destinati a tutti senza distinzione. Non sono perciò esenti da colpa color che detengono come esclusivo possesso un dono destinato a tutti: rifiutando di mettere a disposizione i beni ricevuti, in qualche modo procurano la morte del prossimo…quando si dà ai poveri ciò di cui essi hanno stretto bisogno, si compie un atto di restituzione, più che un dono, si rende omaggio alla giustizia, più che compiere un atto di generosità» (Regola Pastorale, 3,21). In data 16 marzo 591 d.C. Gregorio redige un "Pactum" con cui si impegna a tutelare i diritti dei contadini contro l'avidità dei patroni, soprattutto ecclesiastici. Ecco i punti salienti del Patto: «I vescovi possono mischiarsi nelle cause civili unicamente per difendere i poveri; le proprietà in mano agli ecclesiastici che non sono della Chiesa, siano immediatamente restituite ai legittimi proprietari; anche per i beni della Chiesa nelle cause deve contare la verità escluso ogni privilegio; ciò che di diritto compete alla Chiesa deve essere giudicato in base alla ragione e non alla forza» (Ep., 1,39). Gregorio organizza efficacemente i grandi possedimenti della Chiesa romana perché se traggano proventi più alti, vadano a vantaggio dei più poveri, ma sempre nei modi più giusti e corretti. La sua preoccupazione è chiara: «Non voglio che il tesoro della Chiesa sia insozzato da turpi guadagni» (Ep., 1, 44). A Giovanni, Vescovo di Ravenna scrive: «Dobbiamo metterci da parte degli oppressi in nome della nostra missione e per dovere di giustizia» (Ep., 1, 35). E quando Natale di Salona si vede perseguitato per aver reso giustizia ed essersi opposto ai potenti locali per salvaguardare i poveri, Gregorio lo consola dicendogli: «Convinciti che non si può piacere a Dio e nello stesso tempo agli uomini ingiusti» (Ep.,1,59). Più volte, appellandosi ai Sacri canoni, intervenne per impedire che si vendessero i vasi sacri, esigendo che quelli venduti fossero restituiti alle rispettive chiese» (Cfr. Ep., 8,26); quando si tratta di liberare schiavi, non esita però a seguire l'esempio di Sant'Ambrogio. (Cfr. Ep., 7,23).

Nei primi anni del VI secoli d.C. San Gregorio Magno combatté la fame delle popolazioni del centro Italia e mandò a prendere grano dai possedimenti che la Chiesa romana aveva in Sicilia. Questa preoccupazione per la sorte degli altri, non nasceva solo dalla pietà o dal bisogno di giustizia dei credenti, ma dall'incontro con Dio, che chiama ogni cristiano a divenire strumento della provvidenza per superare ed alleviare, le sofferenze, in virtù delle speranza che nasce dal Vangelo.
Questa collaborazione tra le Chiese antiche non si riduceva alla beneficienza, ma si esprimeva in modo eccezionale, nell'unità dottrinale e di comunione. La convinzione di formare un solo corpo accrebbe in ogni vescovo la coscienza dei suoi obblighi collegiali e fraterni, vale a dire della sua responsabilità nei confronti del bene, di tutte le chiese e non solo della propria. Si scambiavano i verbali delle riunioni regionali, dimostrando così l'interesse a conoscere e ad avvalersi delle esperienze altrui e a mantenere una sostanziale unità di dottrina ed azione pastorale. Si realizzò così, nel cristianesimo antico, l'esperienza del fatto che, una società globalizzata che incoraggia i suoi membri a vivere momenti di confronto, carità, impegno, progetti comuni e orizzonti di appartenenza, risulta più forte e più compatta.
In questo senso, i concili regionali e generali, costituirono splendide opportunità di conoscenza, di scambio e approfondimento delle idee, di arricchimento reciproco nell'entrare in contatto con altre tradizioni, con sensibilità e metodi teologici differenti. Il mondo latino, il greco, l'armeno, il Siro, l'africano si differenziavano per riti e scuole teologiche, ma erano più le cose che li univano che quelle che potevano separarli. Col tempo, furono più spesso i fattori psicologici e politici a determinare la separazione che le vere differenze teologiche.
Ai giorni nostri, le Chiese dei paesi più ricchi, portano avanti organizzazioni di aiuto nei paesi del Terzo Mondo, come per esempio, Manos Unidas (Mani unite), Adveniat, Misereor, Catholic Relief services e molte altre istituzioni nazionali che hanno realizzato anche oggi, una gigantesca operazione di generosità delle Chiese cattoliche nei confronti di quei paesi. Probabilmente l'organizzazione più completa ed universale nella Chiesa Cattolica, è la Caritas internazionale, che si occupa direttamente dei bisogni delle diverse comunità nazionali e che allo stesso tempo dedica mezzi e personale alle difficoltà ed alle necessità esistenti nel resto del mondo. Queste realtà vengono sostenute dai contributi delle Parrocchie e delle Diocesi, questo non deve essere considerato come qualcosa di straordinario, ma come una conseguenza naturale della fraternità esistente. Pro Terra santa, è un network che promuove e realizza progetti di sostegno alle comunità locali e di aiuto nelle emergenze umanitarie in Medio-Oriente ed in modo particolare con i luoghi santi e le antiche comunità cristiane.
Don Giovanni Pauciullo

