Storia della Carità nella Chiesa antica

16.02.2026

SANT'AGOSTINO E LA COSTRUZIONE DELLE DUE CITTÀ

Il pensiero di Sant' Agostino sull'impegno dei cristiani nel costruire la città della tenerezza di Dio

Quando Agostino scrive la Città di Dio, all'inizio del V secolo, non sta progettando un'utopia religiosa né invitando i cristiani a fuggire dal mondo. Sta rispondendo a una crisi storica concreta — il sacco di Roma del 410 — e lo fa con uno sguardo sorprendentemente realistico: la storia è il luogo dove si intrecciano due città, quella di Dio e quella degli uomini, inseparabili fino alla fine dei tempi.

È proprio questa visione a cambiare il rapporto tra spiritualità e vita urbana. Se la civitas Dei non è un altrove, ma cresce dentro la storia, allora anche monasteri e città smettono di guardarsi con sospetto. Il monachesimo occidentale, soprattutto tra VI e XII secolo, non diventa un fenomeno di evasione, ma un laboratorio sociale. Come osserva lo storico del monachesimo, il professore Giorgio Calati, la Città di Dio agostiniana offre ai monaci una chiave decisiva: vivere separati dal mondo non significa disinteressarsi del mondo, ma servirlo da un punto prospettico diverso.

Nasce così un legame nuovo e concreto. I monasteri si collocano ai margini delle città o lungo le vie di comunicazione; diventano luoghi di accoglienza, di cura, di organizzazione del lavoro e del sapere. Calati sottolinea che il monastero medievale è «una cellula di ordine in una società fragile»: un'espressione che traduce bene l'eredità agostiniana. Costruire la Città di Dio significa, molto semplicemente, rendere la città degli uomini più abitabile.

Da qui nasce anche l'impegno caritativo e sociale dei cristiani medievali. Ospedali, xenodochi, mense per i poveri, riscatti dei prigionieri: non sono opere marginali, ma atti teologici. Agostino aveva insegnato che l'amore — l'ordo amoris — è ciò che distingue le due città. La carità diventa allora il segno visibile di un'appartenenza invisibile. In questo senso, la Città di Dio non ha prodotto soltanto una grande opera di filosofia della storia, ma una mentalità: quella di uomini e donne che, senza illusioni sulla perfezione del mondo, si sono sentiti responsabili di edificarlo. Non aspettando la fine dei tempi, ma lavorando, giorno dopo giorno, perché anche le strade, le piazze e le case potessero assomigliare — almeno un po' — a una città abitata da Dio. La credibilità dell'amore di Dio per gli uomini dipende in gran parte da questo donarsi dei credenti in cambio di nulla. È stato così fin dal principio, in base alla frase evangelica "gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8). Sant'Agostino parla della dinamica perenne tra la Città di Dio e la Città degli uomini, o meglio dell'impegno dei cristiani nella costruzione della Città degli uomini nella prospettiva della Città di Dio. In questa dinamica, il santo africano identifica a ragione il tipo diverso di amore, la motivazione più profonda della città che si costruisce: «due amori hanno fondato due città: l'amore per se stessi che porta al disprezzo di Dio, che ha generato la città terrestre; l'amore di Dio fino a al disprezzo di se stessi, che ha generato Città Celeste.» L'amore per Dio e per i suoi figli, gli esseri umani, riuscirà ad edificare la città degli uomini, come città della tenerezza di Dio, grazie all'obbligo che i credenti assumono su di sé di non conformarsi alla mentalità dominante di questo mondo, ma di rinnovarsi costantemente nello Spirito (Ef 4,17-24).

A questa costruzione della Città di Dio, collaborano sempre di più le comunità monastiche, che, col passare del tempo, si sentono maggiormente coinvolti nella più vasta comunità cristiana nel mondo. Mentre i monaci vanno comprendendo che il loro "deserto" sta in rapporto e si mescola con la "città" i cittadini intuiscono che possono apprendere e realizzare nelle proprie vite alcuni degli ideali monastici.

Don Giovanni Pauciullo