OMELIE DELLA II SETTIMANA DI QUARESIMA

Lunedì della II settimana di Quaresima

« [...] Quando il nostro sguardo non è più capace di riconoscere il mistero e la dignità dell'altro, allora diventiamo stranieri a noi stessi. Non siamo più liberi, ma trascinati. Non scegliamo più, ma reagiamo. Gesù usa immagini radicali perché sa che la conversione non è un ritocco superficiale, ma un atto di verità. "Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo": significa riconosci ciò che, dentro di te, ti impedisce di amare veramente. [...]

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 2 marzo 2026)

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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 27-30) 

«In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: "Avete inteso che fu detto: "Non commetterai adulterio". Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna".»

Omelia di Don Giovanni

Quando il nostro sguardo non è più capace di riconoscere il mistero e la dignità dell'altro, allora diventiamo stranieri a noi stessi. Non siamo più liberi, ma trascinati. Non scegliamo più, ma reagiamo.

Gesù usa immagini radicali perché sa che la conversione non è un ritocco superficiale, ma un atto di verità. "Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo": significa riconosci ciò che, dentro di te, ti impedisce di amare veramente. Non si tratta di eliminare una parte di noi, ma di smettere di difendere ciò che ci tiene prigionieri. La Quaresima è proprio questo tempo di verità: il tempo in cui smettiamo di giustificarci e ricominciamo a desiderare la vita piena.

In fondo, Gesù ci sta dicendo che il nostro destino si decide nello sguardo. Uno sguardo può consumare o può custodire. Può ridurre o può benedire. Può chiudere il cuore o può aprirlo.

Sant'Agostino ha espresso questa verità con parole che restano insuperate: «Il tuo cuore è inquieto finché non riposa in Te». Questa inquietudine è il segno che siamo fatti per qualcosa di più grande di ogni possesso. Quando cerchiamo di riempire il cuore con ciò che non può salvarci, sperimentiamo la frammentazione. Ma quando lasciamo che Dio purifichi il nostro desiderio, allora ritroviamo l'unità.

La conversione a cui questa pagina ci chiama, nel tempo di Quaresima, non è anzitutto morale, ma spirituale. Non consiste nel diventare persone perfette, ma persone unificate. Persone il cui sguardo nasce da un cuore riconciliato.

Il vero miracolo è ricevere uno sguardo nuovo. Lo sguardo di chi non ha più bisogno di possedere, perché ha scoperto di essere amato. Lo sguardo di chi non prende la vita, ma la riceve E allora la Quaresima diventa un ritorno all'essenziale: imparare di nuovo a guardare con il cuore. Perché solo un cuore libero può amare. E solo chi ama, davvero vive.

Don Giovanni Pauciullo

Sciogli, Signore Gesù, ogni catena che ci impedisce di amare davvero!  

Mercoledì della II settimana di Quaresima

«Partiamo da qui. Non dalla guancia, non dal mantello, non dal miglio in più. Ma dall'amore per il nemico. Perché è qui che Gesù rompe la logica più radicata dentro di noi: quella della simmetria. Mi fai male? Ti restituisco male. Mi togli qualcosa? Mi difendo. Mi ferisci? Ti cancello. Gesù non nega il male, non dice che non esista. Dice qualcosa di più radicale: non dare al male che ricevi il potere di decidere chi sarai, cosa diventare, non permettere al male di defigurarti, non dargli questo potere! [...]»

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 4 marzo 2026)

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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 38-48) 

«In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: "Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente". Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste".»

Omelia di Don Giovanni

«Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano» (Mt 5,44).

Partiamo da qui. Non dalla guancia, non dal mantello, non dal miglio in più. Ma dall'amore per il nemico. Perché è qui che Gesù rompe la logica più radicata dentro di noi: quella della simmetria. Mi fai male? Ti restituisco male. Mi togli qualcosa? Mi difendo. Mi ferisci? Ti cancello. Gesù non nega il male, non dice che non esista. Dice qualcosa di più radicale: non dare al male che ricevi il potere di decidere chi sarai, cosa diventare, non permettere al male di defigurarti, non dargli questo potere!

Cosa mi rivela di Dio questa pagina di Vangelo?

Mi rivela un Dio che non reagisce. Un Dio che non è prigioniero delle nostre infedeltà. «Egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni» (Mt 5,45). Dio non seleziona la luce. Non dosa l'amore. Non trattiene il bene finché non lo meritiamo. Questa pagina mi dice che Dio non ama per risposta, ma per natura, Egli è Amore. Non ama perché siamo buoni, ma perché Lui è buono. E allora capisco che l'amore ai nemici non è un eroismo morale: è partecipazione alla vita stessa di Dio. Gesù non ci sta imponendo un peso insostenibile, ci offre una prospettiva nuova: puoi vivere da figlio di Dio. Puoi somigliare al Padre.

A quale conversione mi chiama?

Convertirmi alla luce di questo brano evangelico significa smettere di assolutizzare il male dell'altro: ridurre una persona al suo errore. Identificarla con la ferita che mi ha provocato. Dire, magari senza parole: tu sei questo. Sei il tuo tradimento. Sei la tua ingiustizia. Sei la tua cattiveria. Sei la tua calunnia. È un movimento quasi istintivo. Perché il male lascia tracce, scompagina il mio mondo emotivo. Brucia e s' impone alla memoria. E allora tende a occupare tutta la scena. Cancella il resto.

La conversione evangelica, alla luce di «Amate i vostri nemici» (Mt 5,44), è un cambio di sguardo: riconoscere il male per quello che è, male, ma non permettergli di diventare l'unica verità sull'altro. Non significa dire che va bene. Non significa minimizzare. Non significa restare in situazioni ingiuste o subire passivamente. Gesù non benedice l'ingiustizia. Ma significa rifiutare di ridurre una persona alla sua colpa.

Perché se io faccio questo, mi metto in una posizione pericolosa: mi arrogo il diritto di definire definitivamente qualcuno. E questo è un potere che appartiene solo a Dio.

E qui c'è una domanda seria per noi: io voglio giustizia o voglio avere l'ultima parola sull'altro? Perché sono due cose diverse.

Non lasciare che il male definisca tutto significa lasciare aperto uno spazio. Uno spiraglio. Significa dire: quello che hai fatto è grave, ma non esaurisce il mistero della tua persona.

È esattamente ciò che Dio fa con me.

Se Dio assolutizzasse il mio male, io sarei finito. Invece Lui vede il peccato, ma non mi identifica con esso. Mi chiama per nome oltre il mio errore, si china con tenerezza sulla mia povertà e mi dona la sua Misericordia.

Questa è la conversione: imparare a guardare gli altri come il Cuore di Cristo guarda me. È una liberazione, perché mi toglie dal ruolo di giudice definitivo e mi restituisce la libertà di essere figlio.

Don Giovanni Pauciullo

«Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano» (Mt 5,44)

Giovedì della II settimana di Quaresima

«Gesù entra in una zona delicata della nostra vita interiore: il bisogno di essere visti. Si tratta di un invito a purificare questa dimensione della nostra vita. Davanti a chi viviamo? Per chi facciamo il bene? Per chi preghiamo? Gesù non mette in discussione l'elemosina, la preghiera, il digiuno. Non dice: smettete. Dice: fate attenzione al perché. [...]»

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 5 marzo 2026) 

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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 1-6) 

«In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: "State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà". »

Omelia di Don Giovanni

«Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro; altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli» (Mt 6,1)

Gesù entra in una zona delicata della nostra vita interiore: il bisogno di essere visti. Si tratta di un invito a purificare questa dimensione della nostra vita.

Davanti a chi viviamo? Per chi facciamo il bene? Per chi preghiamo? Gesù non mette in discussione l'elemosina, la preghiera, il digiuno. Non dice: smettete. Dice: fate attenzione al perché. C'è un modo di fare il bene che, in realtà, è una sottile forma di autoaffermazione. È il rischio di trasformare la relazione con Dio e il bene che pensiamo di fare per il Signore in un palcoscenico che torni a nostro vantaggio.

«Quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te... per essere lodati dalla gente» (Mt 6,2)

È impressionante: si può fare il bene e perdere tutto. Non perché il bene non valga, ma perché Io si consuma nella ricerca di approvazione, nella ricerca dell'applauso. Se l'obiettivo è essere visti, la ricompensa è già qui — fragile, breve, dipendente dallo sguardo degli altri.

«Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,4.6)

Che cosa rivela del mistero di Dio? Questa pagina ci consegna un'immagine di Dio disarmante: Dio è Colui che vede nel segreto. Non è un controllore, ma un Padre. Non si lascia sedurre dall'apparenza. Lui guarda dove nessuno guarda: nell'intenzione, nel desiderio, nella ferita, nella fatica nascosta e sostenuta per amore vero. Questo cambia tutto. Perché significa che la parte più vera della nostra vita , quella che nessuno applaude, è già abitata da uno sguardo che salva. Ti basta lo sguardo del Padre tuo?

La conversione a cui siamo chiamati

La conversione non è smettere di fare il bene. È passare dall'esteriorità all'interiorità. Dal bisogno di riconoscimento , di visibilità, del plauso dell'altro ad una libertà nuova. Accetta che la tua vita non ha bisogno di essere continuante certificata dagli altri. II vangelo oggi ci chiama a fare il bene perché è bene, amare perché è giusto amare, pregare perché abbiamo sete di Dio, non perché qualcuno se ne accorge.

Ci viene proposta una fede che non ha più bisogno del palcoscenico, perché ha trovato casa nel segreto di Dio.

Don Giovanni Pauciullo

"Rifletti sul perché delle cose che fai!"