OMELIE DELLA III SETTIMANA DI QUARESIMA
Lunedì della III settimana di Quaresima
«[...]Gesù ci mette davanti a una verità semplice ma difficile da accettare: Dio non ha bisogno delle nostre parole, ma del nostro cuore, della nostra relazione viva, aperta, filiale. Spesso pensiamo che pregare significhi dire molte cose, spiegare tutto a Dio, quasi convincerlo ad aiutarci. Gesù invece ci libera da questa fatica: il Padre sa già ciò di cui abbiamo bisogno. La preghiera non serve a informare Dio, ma a trasformare noi.[...]»
(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 9 marzo 2026)
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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 7-15)
«In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: "Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male". Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe".»
Omelia di Don Giovanni
Nel Vangelo di Vangelo secondo Matteo (Mt 6,7-15), Gesù ci mette davanti a una verità semplice ma difficile da accettare: Dio non ha bisogno delle nostre parole, ma del nostro cuore, della nostra relazione viva, aperta, filiale. Spesso pensiamo che pregare significhi dire molte cose, spiegare tutto a Dio, quasi convincerlo ad aiutarci. Gesù invece ci libera da questa fatica: il Padre sa già ciò di cui abbiamo bisogno. La preghiera non serve a informare Dio, ma a trasformare noi.
Per questo ci consegna il Padre Nostro. Una preghiera che si dimostra una strada interiore. Prima di tutto ci fa alzare lo sguardo: "Padre nostro". Non siamo soli, non siamo orfani. La vita nasce da una relazione.
Poi la preghiera scende nella realtà: il pane quotidiano, le ferite, i debiti, il male che attraversa la nostra storia. Gesù non ci chiede di essere perfetti, ma veri. Portare tutto davanti al Padre.
E infine c'è la parola più esigente: il perdono. Gesù dice che il perdono ricevuto e quello donato sono legati. Non perché Dio sia severo, ma perché un cuore chiuso non può accogliere l'amore. Il perdono è la porta attraverso cui la misericordia entra nella nostra vita e compie capolavori stupendi.
Pregare, allora, non significa moltiplicare parole, ma lasciare che Dio allarghi il nostro cuore: perché impari a fidarsi, a chiedere l'essenziale, e soprattutto a perdonare.
Solo così il Padre Nostro diventa davvero la preghiera dei figli.
Don Giovanni Pauciullo

