SETTIMANA IN ALBIS DEPOSITIS

Lunedì in Albis 

II Giorno dell'ottava di Pasqua

Ascolta il podcast dell'Omelia di oggi

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24, 1-12)

«In quel tempo. Il primo giorno della settimana, al mattino presto le donne si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: "Bisogna che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno". Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l'accaduto».

Omelia di Don Giovanni 

Il vangelo di Lc che la liturgia ci consegna oggi, c'informa sul fatto che il mattino di Pasqua non comincia con una solida certezza, ma con un'assenza. Il corpo non c'è. E questo vuoto, invece dì consolare, disorienta. 

Anche noi vorremmo una fede fondata su evidenze, più solide, più "visibile". E invece Dio sembra sottrarsi proprio nel momento in cui lo cerchiamo con più intensità.

Le donne vanno al sepolcro con gli aromi: portano ciò che serve per un morto, non per un vivente. È un gesto pieno di tenerezza e di amore, ma ancora chiuso dentro una logica antica: quella della fine. E qui accade qualcosa che ci fa pensare: non vedono Gesù Cristo, ma ricordano le sue parole. Il Vangelo ci ricorda che la fede pasquale non nasce da ciò che vediamo, ma da ciò che impariamo a rileggere alla luce della Parola di Gesù.

E c'è un altro dettaglio che non va perso: quando le donne annunciano tutto questo, non vengono credute. Il Vangelo dice che quelle parole sembrano "un vaneggiamento". Questo ci dice qualcosa di molto concreto: la risurrezione non entra nella nostra vita senza resistenza. C'è sempre una parte di noi che fatica a fidarsi, che resta chiusa, che preferisce ciò che è controllabile. Forse anche noi siamo così: capaci di ascoltare il Vangelo, ma lenti a lasciarci davvero cambiare.

Per questo Pietro corre al sepolcro. Non capisce ancora, ma si muove. Qui mi pare che il Vangelo voglia suggerirci qualcosa: la fede non evolve quando abbiamo capito tutto, ma quando, anche se confusi, accettiamo di metterci in cammino. Forse anche noi siamo fermi davanti a "sepolcri vuoti" nella nostra vita: relazioni finite, attese deluse, preghiere che sembrano non avere risposta.

Eppure è proprio lì che il Vangelo secondo Luca ci provoca: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?" È una domanda che ci obbliga a spostarci. A smettere di cercare Dio dove pensiamo che debba essere, per iniziare a riconoscerlo dove Lui è davvero: nella vita che riprende, nella speranza che ritorna, nei piccoli germogli di bene che avanzano, nella Parola che illumina.

Come Pietro, anche noi possiamo solo tornare a casa pieni di stupore. Non con tutte le risposte, ma con un cuore che, finalmente, ha ricominciato a muoversi. E questo basta, per oggi. Perché la risurrezione di Cristo non è una verità da possedere, ma una strada da percorrere.

Don Giovanni Pauciullo 

La risurrezione di Cristo è una strada da percorrere! 

Mercoledì in Albis

IV Giorno dell'ottava di Pasqua

Ascolta il podcast dell'Omelia di oggi

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24, 13-35) 

«In quello stesso giorno due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: "Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: "Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?". Domandò loro: "Che cosa?". Gli risposero: "Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Disse loro: "Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?". E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: "Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto". Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: "Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?". Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: "Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!". Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane».

Omelia di don Giovanni 

Oggi il Vangelo ci provoca, ci sconvolge, ci dice: "Amate i vostri nemici, pregate per quelli che vi perseguitano". La nostra prima reazione è difesa, rabbia, rancore. Eppure, il Signore ci chiama a qualcosa di più grande: a guardare oltre la ferita, oltre il torto subito. Perché amare chi ci odia non significa approvare il male, significa rispondere con la luce di Dio, rompere la catena della violenza e del rancore.

"Mentre portiamo dei messaggi di pace agli altri, siamo invitati a esaminarci dentro: perché i germi della guerra sono anche dentro di noi." Carlo Maria Martini

Per amare davvero anche i nemici - e vivere la pace che Gesù chiede- dobbiamo prima guardare dentro noi stessi e riconoscere il male che può esserci nel nostro cuore, anche in forma germinale.

Gesù conclude: "Siate perfetti come il Padre vostro celeste è perfetto". Non perfetti nel senso di impeccabili, ma perfetti nell'amore, capaci di riflettere la misericordia di Dio. Ogni gesto di bontà verso chi ci fa del male è un piccolo miracolo di cielo sulla terra.

Oggi lasciamo che il Vangelo ci scuota: amare senza misura, come il Padre ci ama.

Don Giovanni Pauciullo 

Sii un riflesso della Misericordia di Dio! 

Giovedì in Albis

Transito di sant'Ambrogio 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24, 36b-49) 

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo ai discepoli e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto».

Omelia di don Giovanni 

C'è un centro molto chiaro in questa pagina: il Risorto sta in mezzo. Sta proprio lì, nel cuore della paura dei discepoli. E dice: "Pace a voi".

Il problema è che loro non ci credono. Pensano a un fantasma. Anche davanti alla risurrezione, l'uomo resta sospettoso, confuso, lento a fidarsi. Gesù allora mostra le ferite, mangia con loro, si lascia toccare. In altre parole, Dio si rende riconoscibile dentro la concretezza della vita.

Il centro della pagina è questo passaggio: dalla paura alla presenza, dall'incredulità alla comprensione. Ma attenzione: non è uno scatto automatico. Il testo dice che Gesù "aprì loro la mente per comprendere le Scritture". La fede non è solo emozione, è una trasformazione dello sguardo.

Non basta "sentire" qualcosa. La fede matura quando impariamo a leggere la nostra vita - anche le sue contraddizioni - alla luce di un senso più grande. Senza questo passaggio, restiamo credenti superficiali, facilmente smarriti.

Don Giovanni Pauciullo

Pace a voi!

Venerdì in Albis

VI Giorno dell'ottava di Pasqua 

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16, 1-7) 

In quel tempo. Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungere il corpo di Gesù. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto"».

Omelia di don Giovanni 

Ci viene consegnata questa pagina di Vangelo che ci mette davanti a una scena molto umana. donne che vanno al sepolcro per prendersi cura di un corpo morto. Vanno con un cuore ferito, disilluso, realistico. e mentre camminano, si fanno una domanda molto pratica. "Chi ci farà rotolare via la pietra?"

È una domanda che conosciamo bene. Anche noi ci muoviamo nella vita con gesti buoni, ma con il cuore appesantito da problemi che ci sembrano più grandi di noi.

Il Vangelo però ci sorprende: la pietra è già stata rotolata via. Prima ancora che arrivino, prima ancora che capiscano, Dio ha già agito. Dobbiamo fidarci dell'opera provvidente di Dio che è all'opera con misericordia sulla nostra vita.

E poi l'annuncio: Gesù Cristo non è dove lo cercano. Questo è forse il passaggio più difficile da accettare: continuare a cercare il Signore nei luoghi della morte, nei fallimenti, nelle immagini del passato. Ma Lui non è lì.

"Vi precede in Galilea." Cioè: vi aspetta nella vita di ogni giorno, nei gesti semplici, nelle relazioni, nella realtà così com'è. Non bisogna fuggire dalla vita per incontrarlo, ma attraversarla.

La risurrezione, allora, non è qualcosa da capire subito, ma un invito a rimettersi in cammino. Anche con paura, anche senza aver capito tutto. Perché Dio ci precede sempre, e ci aspetta proprio lì dove ricomincia la vita.

Don Giovanni Pauciullo 

Aiutaci, Signore, a vederti nella ferialità delle nostre vite!