OMELIE I SETTIMANA DI QUARESIMA

Lunedì della I settimana di Quaresima

«"Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli". Non è solo la prima beatitudine. È la porta. È la soglia senza la quale nessuna delle altre è possibile. Non è una frase tra le altre: è la postura fondamentale dell'esistenza credente. La povertà in spirito non è una categoria sociale, ma una decisione interiore: è il riconoscimento consapevole e pacificato che la nostra vita non è autosufficiente. Non è auto-sorgente. Non si spiega da sola. Non si salva da sola.»

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 23 febbraio 2026) 

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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 1-12a) 

«In quel tempo. Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli".»

Omelia di Don Giovanni 

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli».

Non è solo la prima beatitudine. È la porta. È la soglia senza la quale nessuna delle altre è possibile. Non è una frase tra le altre: è la postura fondamentale dell'esistenza credente. La povertà in spirito non è una categoria sociale, ma una decisione interiore: è il riconoscimento consapevole e pacificato che la nostra vita non è autosufficiente. Non è autosorgente. Non si spiega da sola. Non si salva da sola.

La povertà in spirito è il momento in cui smettiamo di opporre resistenza alla realtà. È quando cessiamo di pretendere che la vita corrisponda alle nostre attese e iniziamo, invece, ad ascoltare ciò che la vita sta cercando di dirci.

La verità più profonda è che noi non siamo il fondamento di noi stessi.

E questo, inizialmente, ci spaventa. Ma poi, lentamente, diventa una liberazione.

Perché essere poveri in spirito significa non dover più fingere di essere invincibili. Significa poter finalmente deporre quella fatica immensa che è il dover essere sempre all'altezza. Il povero in spirito non è uno che non ha nulla. È uno che non deve difendere nulla. Non deve difendere la propria immagine dagli sguardi degli altri. Non deve difendere una perfezione. Non deve difendere una forza.

Può esistere così com'è. Non ha progetti propri e per questo può abbracciare i piani di Dio sulla propria vita. E proprio per questo, dice Gesù, di essi è il regno dei cieli.

Perché il regno dei cieli non è un premio per chi è stato bravo. È uno spazio dove Dio può regnare. E Dio può regnare solo dove trova spazio. Solo dove non trova l'ingombro del nostro io autosufficiente. Finché siamo pieni di noi stessi, Dio non può riempirci. Non perché non voglia, ma perché non c'è spazio. La povertà in spirito è fare spazio.

Significa credere che Dio non è il concorrente della nostra umanità, ma il suo respiro più profondo E allora comprendiamo perché questa beatitudine è la prima. Perché non descrive qualcosa che dobbiamo diventare. Descrive qualcosa che dobbiamo accettare di essere.

Noi siamo poveri in spirito. Sempre. La differenza non è tra chi lo è e chi non lo è. La differenza è tra chi lo riconosce e chi lo nasconde. La beatitudine comincia quando smettiamo di nasconderlo. E forse la vera conversione non è diventare più forti.

È diventare abbastanza liberi da non aver più paura della propria povertà.

Perché proprio lì, dove non bastiamo, Dio comincia.

Don Giovanni Pauciullo 

"Essere poveri in spirito significa non dover più fingere di essere invincibili". 

Giovedì della I settimana di Quaresima

«[...]Gli scribi e i farisei osservavano la legge come una delimitazione per non sbagliare; Gesù invita a vivere l'amore per non separarsi. [...] La conversione che nasce dalla meditazione di questa pagina evangelica: smettere di accontentarsi di essere "a posto", per desiderare di essere "in relazione" vera, misericordiosa, conformandoci al cuore di Cristo. » 

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 26 febbraio 2026)

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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 20-26)

«In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: "Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai"; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!"».

Omelia di Don Giovanni 

«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli».

Gli scribi e i farisei osservavano la legge come una delimitazione per non sbagliare; Gesù invita a vivere l'amore per non separarsi. La giustizia del Vangelo non è quella di chi sta nel perimetro di evitare il male, ma quella di chi custodisce la relazione facendo tutto il bene possibile, che è davvero tutta un'altra cosa. La conversione che nasce dalla meditazione di questa pagina evangelica: smettere di accontentarsi di essere "a posto", per desiderare di essere "in relazione" vera, misericordiosa, conformandoci al cuore di Cristo.

«Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai… Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio».

Gesù porta la luce ciò che normalmente resta nascosto. Noi pensiamo che il problema sia il gesto estremo; Gesù ci dice che il problema comincia molto prima, quando il cuore si chiude. L'ira non è solo un'emozione: è il momento in cui l'altro smette di essere un fratello, una sorella e diventa un ostacolo. È una forma sottile di rifiuto della sua esistenza. Il vangelo ci suggerisce di prendere molto sul serio le nostre relazioni, perché sono il luogo dove la vita cresce o si spegne. La conversione quaresimale allora è imparare a riconoscere quando il nostro cuore si indurisce, e non giustificarlo.

«Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì il tuo dono… va' prima a riconciliarti con il tuo fratello».

Questa è forse la frase più sconvolgente. Gesù dice che la riconciliazione viene prima del culto, anzi è condizione necessaria perché il culto, la Liturgia sia autentico incontro con il Mistero di Dio. Sappiamo, infatti, che il culto vero è un cuore riconciliato. È come se Dio dicesse: non ho fretta di ricevere qualcosa da te, ma soffro quando tu perdi tuo fratello. Notiamo un dettaglio: «se tuo fratello ha qualcosa contro di te». Non dice: se tu hai qualcosa contro di lui. Anche quando siamo feriti o fraintesi, la via resta aperta. La riconciliazione non nasce dall'avere ragione, ma dal desiderare la vita. Qui la Quaresima diventa molto concreta. Non è solo tempo di preghiera, ma tempo di passi. Forse piccoli, forse interiori. Ma reali. La vera conversione quaresimale non è lo sforzo di diventare migliori, ma il coraggio di diventare più veri, di riconoscere dove il nostro cuore si è chiuso, e permettere a Dio di riaprirlo. Perché il contrario del peccato, in fondo, non è la perfezione. È la comunione.

Don Giovanni Pauciullo

Aiutaci, Signore Gesù, a custodire relazioni vere! 

Venerdì della I settimana di Quaresima

Feria aliturgica 

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