Omelie della IV settimana di Avvento

Giovedì della IV settimana di Avvento 

«Il Vangelo ci porta davanti a un fico che si secca. Non è rabbia, non è punizione. È un segno con cui Gesù vuole indicare qua1cosa ai suoi discepoli, a ciascuno di noi. Un segno che ci riguarda. Gesù ha fame. [...] La fame di Dio è sempre per il frutto della nostra vita: la libertà dei figli di Dio che sanno essere dono, qualcosa che nasce da dentro, nella verità. »

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo dell' 11 dicembre 2025) 

Ascolta il podcast dell'Omelia di oggi 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21, 18-22) 

«La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame. Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: "Mai più in eterno nasca un frutto da te!". E subito il fico seccò. Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: "Come mai l'albero di fichi è seccato in un istante?". Rispose loro Gesù: "In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest'albero, ma, anche se direte a questo monte: "Lèvati e gettati nel mare", ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete".»

Omelia di Don Giovanni 

Il Vangelo ci porta davanti a un fico che si secca. Non è rabbia, non è punizione. È un segno con cui Gesù vuole indicare qua1cosa ai suoi discepoli, a ciascuno di noi. Un segno che ci riguarda. Gesù ha fame. E la fame di Dio non è mai per i nostri riti ben fatti, per le nostre foglie appariscenti. La fame di Dio è sempre per il frutto della nostra vita: la libertà dei figli di Dio che sanno essere dono, qualcosa che nasce da dentro, nella verità.

Nella Scrittura e nei circoli rabbinici il fico è il luogo dell'ascolto: sotto il fico si meditava la Legge, sotto il fico Natanaele veniva trovato da Dio. È il posto dove la Parola di Dio tenta di diventare carne. Il nostro punto di contatto con Lui. Sant'Agostino, davanti al fico sterile, è diretto: «Le foglie non bastano: se la fede è vera, si vede nei frutti.» Non è una condanna. È un invito a non accontentarsi più delle superfici, delle abitudini, delle buone impressioni. Un invito a permettere che la parola di Dio metta radice, scenda in profondità, scavi dal di dentro sentieri di vita nuova. L' Avvento arriva proprio qui, e c'interroga sul nostro rapporto con la Parola del vangelo, lascio entrare il Vangelo nella mia vita? La mia esistenza quotidiana sta generando fatti di Vangelo, frutti con il sapore della sapienza di Dio. O restano solo foglie evanescenti, leggere, al vento. 

"La Parola zittì chiacchiere mie" nella poesia di Clemente Rebora è come un colpo secco al cuore: un invito a tacere tutto ciò che in noi rumoreggia, giustifica, copre il vuoto. Rebora capisce che la grazia arriva solo quando il frastuono interiore smette di farsi scudo. Il cardinale Martini ricordava spesso che "Dio parla nel silenzio, e il silenzio è il luogo della verità". È la stessa intuizione: il silenzio non è fuga, ma varco. Solo quando le nostre "chiacchiere" tacciono, la Parola può finalmente dire qualcosa di vero dentro di noi. Attenzione perché il silenzio non è un vuoto da riempire, ma lo spazio in cui il cuore può finalmente ascoltare Dio. Ascoltare la Parola significa "spogliarsi del rumore interiore" lasciare che sia il Signore a prendere l'iniziativa e a dare forma alla nostra vita. Il silenzio è il grembo che custodisce la Parola: senza silenzio non la sentiamo, perché parla sempre a bassa voce. 

Don Giovanni Pauciullo 

Venga la Tua Parola, Signore Gesù, a mettere radici in noi! 

Venerdì della IV settimana di Avvento

Memoria della Beata Vergine di Guadalupe 

«Nel Vangelo di oggi Gesù viene incalzato dai capi dei sacerdoti: «Con quale autorità fai queste cose?». È la domanda di chi vede l'opera di Dio ma non vuole lasciarsi coinvolgere. Nel tempo di Avvento, quando la Chiesa ci chiede di riaprire gli occhi e il cuore all'imprevedibile venuta del Signore oggi nella nostra vita, questa pagina ci educa a una cosa semplice e decisiva: la verità si comprende solo se si accoglie.»

(Tratto dall' Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 12 dicembre 2025) 

Ascolta il podcast dell'Omelia di oggi 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,23-27) 

«Entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: "Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?". Gesù rispose loro: "Anch'io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch'io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?". Essi discutevano fra loro dicendo: "Se diciamo: "Dal cielo", ci risponderà: "Perché allora non gli avete creduto?". Se diciamo: "Dagli uomini", abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta". Rispondendo a Gesù dissero: "Non lo sappiamo". Allora anch'egli disse loro: "Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose".»

Omelia di Don Giovanni 

Nel Vangelo di oggi Gesù viene incalzato dai capi dei sacerdoti: «Con quale autorità fai queste cose?». È la domanda di chi vede l'opera di Dio ma non vuole lasciarsi coinvolgere. Gesù non evita la questione; semplicemente smaschera il cuore chiuso, la sclerocardia dei suoi interlocutori. Non risponde perché loro non cercano la verità, ma una conferma al loro modo di tenere sotto controllo la propria vita e quella degli altri. Nel tempo di Avvento, quando la Chiesa ci chiede di riaprire gli occhi e il cuore all'imprevedibile venuta del Signore oggi nella nostra vita, questa pagina ci educa a una cosa semplice e decisiva: la verità si comprende solo se si accoglie. La fede non nasce da una curiosità intellettuale, ma da una disponibilità a lasciarsi sorprendere. Sant'Agostino ce lo ricorda con la sua limpida intuizione: «Non cercheresti Colui che non avessi già trovato; e non lo troveresti se non lo cercassi» (In Io. Ev., 34). È il paradosso della fede: Dio è già all'opera, ma si rivela solo a chi si apre a Lui.

In questo clima spirituale dello stupore ricordiamo la festa della Madonna di Guadalupe così tanto cara ai popoli dell'America latina. Maria così si presenta a san Juan Diego: «Io sono la perfetta sempre Vergine, madre del Verissimo Dio per il quale si vive» e chiede la costruzione di una piccola chiesa. In relazione al nome di "Guadalupe", va precisato che la Vergine ha comunicato con Juan Diego nella lingua nahuatl. Maria si presentò come "coatllallope", composta dalle parole "coatl", che significa "serpente", e "allope", che significa "schiaccia"; di conseguenza, si definiva come "colei che schiaccia il serpente".

Queste sono state le parole di questa prima apparizione: «Voglio molto, brucio di desiderio che qui abbiano la bontà di costruirmi il mio piccolo tempio, per mostrarlo lì a voi, ingrandirlo, consegnarlo a Lui, a Lui che è tutto il mio amore, a Lui che è il mio sguardo compassionevole, a Lui che è il mio aiuto, a Lui che è la mia salvezza. Perché in verità sono onorata di essere una madre compassionevole di tutti voi, di voi e di tutte le persone che qui su questa terra sono in uno, e delle varie stirpi di uomini, di quelli che mi invocano, quelli che mi cercano, quelli che mi onorano confidando nella mia intercessione. Perché lì sarò sempre disposta ad ascoltare il loro pianto, la loro tristezza, a purificare, a curare tutte le diverse miserie, i dolori».

Nella quarta apparizione il 12 dicembre, la Vergine chiede a Juan di salire sulla collina e raccogliere fiori. È inverno, la zona è brulla, eppure il giovane la ritrova ricoperta di fiori umidi di rugiada. I fiori di Castiglia. È una costante questo contrappunto tra la collina spoglia e triste e il tripudio di colori e profumi. Maria c'insegna la bellezza della fede in Cristo che vince l'aridità, il gelo spirituale dell'assenza di Dio triste come l'inverno! Maria è bella come la primavera, ha portato in mezzo a noi Cristo, l'autore della vita e di ogni pienezza! La Vergine compie un gesto tanto semplice e carico di affetto, aiuta a riempire il mantello Juan Diego con quei fiori e lui li porta al vescovo. Maria aiuta anche noi a fare ciò che il Signore chiede a ciascuno di noi in obbedienza e comunione alla Chiesa. Maria appare a Juan Diego non come una figura distante, ma come "colei che tiene insieme ciò che è diviso": il cielo e la terra, la fede cristiana e la cultura dei popoli nativi, la povertà dell'uomo e la misericordia di Dio. Maria di Guadalupe parla con parole semplici ma piene di tenerezza al cuore di san Juan Diego: "Non sono forse qui io che sono tua Madre? Questa frase, ci ricorda che Maria è una Madre vicina, rassicurante, che vince ogni incertezza e paura, è carica di tenerezza, espressione della tenerezza di Dio per ciascuno di noi e tutte le genti.

Don Giovanni Pauciullo 

Dio ti Ama e ti cerca per primo: la fede è risposta alla Tenerezza di Dio che ti precede e sempre ti aspetta