Omelie della settimana della penultima Domenica dopo l'Epifania

Giovedì della settimana della penultima Domenica dopo l'Epifania

«Mi colpisce sempre tanto di questo brano del vangelo che Gesù ama anche chi è disonesto con Lui. Continua ad amarli anche se sa che gli pongono una domanda solo per fregarlo, intrappolarlo e incasellarlo e vedete bene che il Signore non li smaschera per umiliarli, non li ferisce, certo non si lascia intrappolare dalla loro malizia, ma nemmeno smette di cercarli. La cosa che commuove è proprio questa: pur sapendo che non sono sinceri, offre loro un'occasione di salvezza».

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 12 febbraio 2026) 

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Dal Vangelo secondo Marco (Mc 11, 15-19) 

«In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, Gesù si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: "Non sta forse scritto: "La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni"? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri". Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città».

Omelia di Don Giovanni 

Mi colpisce sempre tanto di questo brano del vangelo che Gesù ama anche chi è disonesto con Lui. Continua ad amarli anche se sa che gli pongono una domanda solo per fregarlo, intrappolarlo e incasellarlo e vedete bene che il Signore
non li smaschera per umiliarli, non li ferisce, certo non si lascia intrappolare dalla loro malizia, ma nemmeno smette di cercarli.

La cosa che commuove è proprio questa: pur sapendo che non sono sinceri, offre loro un'occasione di salvezza. La sua domanda su Giovanni Battista non è una trappola: è una porta. Se fossero stati onesti, avrebbero potuto riconoscere l'opera di Dio già visibile davanti ai loro occhi. Gesù, in fondo, sta dicendo "Guardate meglio. Dio ha già parlato. Non fate finta di non vedere."

Mi sembra d'intravvedere qui una chiamata anche per noi alla sequela di Cristo: imparare ad amare senza lasciarci manipolare, restare buoni senza diventare ingenui, continuare a offrire occasioni di luce anche a chi non è limpido con noi.

Mi piace contemplare di Gesù anche la sua libertà interiore.
Non entra nel gioco del potere, non sente il bisogno di difendere il proprio ministero, non cerca di convincere chi non vuole davvero capire. Rimane calmo, mite, dignitoso, saldo nella verità e nell'amore allo stesso tempo.

Non forza nessuno a credere, non impone la sua autorità, ma la vive. La verità, in Gesù, non è mai aggressiva, è riflesso del volto del Padre. Gesù in questa pagina si mostra libero perfino dal bisogno di essere approvato.

Gesù mi appare come qualcuno che sa chi è davanti al Padre, nella volontà del Padre e proprio per questo può amare senza paura, senza lasciarsi manipolare, senza perdere la propria pace. È un amore forte e tenero insieme: un amore che non si lascia ferire dall'ipocrisia, ma che continua a offrire occasioni di salvezza anche a chi non è limpido.

E forse la sua domanda, oggi, è anche per noi: riusciamo ad amare così? Ad essere veri senza diventare duri, buoni senza diventare ingenui, liberi senza smettere di cercare il cuore degli altri?

Don Giovanni Pauciullo 

Impariamo da Cristo ad amare con libertà interiore!

Venerdì della settimana della penultima Domenica dopo l'Epifania

«"Con quale autorità fai queste cose?" Non è una domanda vera e propria, quanto piuttosto un tentativo di controllarlo, incasellarlo, neutralizzarlo. I capi religiosi non stanno cercando la verità: cercano di difendere il proprio ruolo, il ruolo privilegio. Questa domanda, inoltre, rivela il bisogno di controllare anche Dio. Spesso in modo sottile, subdolo può accadere anche a noi: quando accettiamo Dio solo se rientra nei nostri schemi, nei nostri ruoli, nelle nostre attese, nelle nostre consuetudini. [...] Ma Dio non chiede il nostro permesso per agire».

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 13 febbraio 2026) 

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Dal Vangelo secondo Marco (Mc 11, 27-33) 

«In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre Gesù camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: "Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farle?". Ma Gesù disse loro: "Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi". Essi discutevano fra loro dicendo: "Se diciamo: "Dal cielo", risponderà: "Perché allora non gli avete creduto?". Diciamo dunque: "Dagli uomini"?". Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: "Non lo sappiamo". E Gesù disse loro: "Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose".»

Omelia di Don Giovanni

"Con quale autorità fai queste cose?" Non è una domanda vera e propria, quanto piuttosto un tentativo di controllarlo, incasellarlo, neutralizzarlo. I capi religiosi non stanno cercando la verità: cercano di difendere il proprio ruolo, il ruolo privilegio.

Questa domanda, inoltre, rivela il bisogno di controllare anche Dio.
Spesso in modo sottile, subdolo può accadere anche a noi: quando accettiamo Dio solo se rientra nei nostri schemi, nei nostri ruoli, nelle nostre attese, nelle nostre consuetudini. Il cuore umano preferisce un Dio prevedibile alla Verità di Dio che Cristo ci rivela! Ma Dio non chiede il nostro permesso per agire.

Gesù non risponde frontalmente. Propone una contro-domanda sul battesimo di Giovanni. Il problema dei suoi interlocutori è la paura. Hanno paura di perdere consenso, potere, reputazione. Così restano paralizzati, incapaci di dire una parola di verità, incapaci di riconoscere l'opera di Dio sotto i loro occhi.

Questo brano ci mostra che il vero ostacolo alla fede non è il dubbio, ma il calcolo. C'è un attaccamento morboso al proprio status, c'è una cultura dell'apparenza che li imprigiona. Gesù, invece, è libero. Non deve difendere se stesso, perché vive alla presenza del Padre.

Non sappiamo. "Questa non è umiltà autentica, ma una fuga dalla responsabilità. È il rifugio di chi non vuole compromettersi con la verità.

"Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose." Gesù non si impone. Non forza la coscienza di nessuno. La verità si offre, non si impone. Dio parla a chi è disposto ad ascoltare, non a chi vuole solo difendersi.

Nella nostra vita moderna, fatta di reputazione, visibilità, prestazione, consenso, rischiamo di comportarci come i capi del tempio: proteggiamo l'immagine invece della verità, difendiamo il ruolo invece di ascoltare Dio e calcoliamo le conseguenze invece di seguire la coscienza

La conversione a cui siamo chiamati da questa pagina di vangelo,nel nostro contesto , nella nostra cultura , competitiva e performante, significa:

  • smettere di vivere per l'approvazione degli altri
  • avere il coraggio di dire la verità anche quando costa
  • rinunciare a difendere l'ego per custodire l'anima
  • accettare che Dio ci sorprenda e metta in crisi le nostre sicurezze

Don Giovanni Pauciullo 

Aiutaci, Signore Gesù, a vivere alla presenza del Padre!