Catechesi 2025-2026

L' EVANGELIZZAZIONE DEL PROFONDO

Dal discernimento 

all'Evangelizzazione del profondo, 

Il senso di un passaggio

Per un anno intero ci siamo lasciati guidare dal tema del discernimento. Abbiamo imparato ad ascoltare, a leggere i movimenti interiori, a distinguere la voce dello Spirito santo da quella della tentazione, ad accogliere la volontà di Dio come il vero bene della nostra vita. Il cammino sul discernimento è stato per noi una scuola di libertà: ci ha mostrato che non siamo in balia delle circostanze, ma che, alla luce della Parola di Dio e con la guida dello Spirito santo , possiamo scegliere la vita, come invita il Deuteronomio: "Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza" (Dt 30,19).

Ora ci viene proposto di fare un passo ulteriore: passare dal discernimento all'evangelizzazione del profondo. 

Qual è il legame tra i due cammini?

  • Il discernimento come porta

Discernere significa riconoscere dove siamo, quali forze ci abitano, quali desideri ci guidano. È un lavoro di ascolto e di verità. Ma spesso, proprio nel discernere, emergono zone della nostra vita che restano ferite, segnate, a volte bloccate. Il discernimento apre porte, ma ci fa anche scoprire corridoi oscuri dell'anima.

  • L'evangelizzazione del profondo come compimento

Qui entra in gioco l'evangelizzazione del profondo, questo cammino parte dall'ascolto dell'esperienza personale di Simone Pacot: lei stessa ci aiuterà a comprendere che non basta sapere cosa muove il nostro cuore, occorre permettere al Vangelo di scendere lì, di abitare quelle zone. Il discernimento ha illuminato; ora occorre che la Parola guarisca. Il discernimento individua il nodo; l'evangelizzazione lo scioglie. Il discernimento ci fa vedere la ferita; l'evangelizzazione ci fa incontrare Cristo medico che la tocca e la trasfigura.

  • Dal rischio della prigione al dono del trampolino

C'è un rischio: fermarsi al discernimento potrebbe lasciare qualcuno prigioniero della diagnosi — so dove sbaglio, so da cosa fuggo, so cosa mi ferisce — ma senza ancora la libertà di vivere da redento. L'evangelizzazione del profondo è il passo successivo: fa sì che la storia personale non sia una prigione che condanna, ma diventi trampolino di vita nuova. Come scrive san Paolo: "Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia" (Rm 5,20).

  • Un cammino unitario

Discernere e lasciarsi evangelizzare nel profondo non sono due momenti separati, ma due facce dello stesso cammino. Discernere senza guarire rischia di ferire di più; guarire senza discernere rischia di restare superficiale. Insieme diventano via di libertà interiore: conoscere la verità e lasciarsi liberare da essa (Gv 8,32).

L'itinerario della catechesi,

"evangelizzare il profondo"

Dopo un anno di approfondimento sul tema del discernimento, siamo chiamati ad andare più a fondo. Non basta capire, occorre guarire. Non basta illuminare, occorre trasformare. Non basta ascoltare i segni dello Spirito santo, occorre accogliere la forza del Vangelo che penetra e risana l'anima. Il passaggio dal discernimento all'evangelizzazione del profondo è come quello dei discepoli di Emmaus: dapprima leggono gli eventi, cercano di interpretarli, ma restano tristi. Solo quando lasciano che il Risorto apra loro il cuore e spezzi il pane, la loro vita si trasforma. Anche per noi è così: il discernimento è l'ascolto del cammino, l'evangelizzazione del profondo è l'incontro che guarisce e ci rimette in moto. Talvolta la paura ci frega, la paura degli altri, di noi stessi. Per timore di vederci così come siamo, ci nascondiamo da noi stessi e disertiamo alcune dimensioni della nostra vita. Cercheremo di comprendere quali zone abbiamo "disertato" di noi stessi, vivendo senza nemmeno rendercene conto, quasi in esilio, lontano dalla sorgente interiore e queste zone interiori finiranno per morire di fame come il figlio prodigo (Lc 15,17) ed inaridire come il tralcio tagliato dalla vite.

L'itinerario ci aiuterà a scoprire come l'incontro con l'Amore di Dio può guarirci, talvolta ciò che impedisce questo incontro è il fraintendimento su Dio, ovvero ci sono radicate delle inconsapevoli false immagini di Dio, immagini ancestrali che si frappongono tra noi e il Mistero autentico dell'Amore di Dio. Analizzeremo le false immagini di Dio che sono in noi e che ci allontanano dalla fede, pervertendo il nostro rapporto con la Parola di Dio! Metteremo a fuoco la paura che abbiamo di Dio e come essa viene generata da una idea sbagliata di dio, superando la tentazione di pensare a dio come ad una proiezione di noi stessi. La verità di Dio viene recuperata guardando a Cristo, rivelazione del Padre.

L'itinerario ci aiuterà a comprender come relazionarci in modo saggio con il concetto di onnipotenza, che se frainteso può dimostrarsi un vero ostacolo nel lasciarci raggiungere dall'Amore onnipotente di Dio. Il cammino di catechesi ci permetterà di riflettere sull'atteggiamento di "aprire" la porta della nostra interiorità alla luce dell'Amore di Dio. Aprire non significa lasciar perdere o rimandare un problema con il desiderio inconfessato di sbarazzarcene, di porlo fuori di noi, di evitare in tal modo il confronto che ci indurrebbe a gettar via il nostro lettuccio, invece di portarlo con noi e di accettare consapevolmente la nostra realtà. Noi siamo parte attiva in questo percorso: apriamo dunque la porta ed entriamo con Cristo nel cuore dei nostri problemi, all'interno di ciascuna delle nostre componenti, avvolti, sostenuti, fortificati dalla presenza di Dio che scenderà in questo posto preciso.

Evangelizzare il profondo significa lasciar entrare la Buona Notizia di Cristo non solo nelle idee o nei comportamenti esterni, ma proprio nelle radici dell'esistenza. È permettere che la luce del Vangelo illumini le zone più nascoste: le fragilità, i peccati che pesano, le ferite mai guarite, le solitudini che bruciano. Evangelizzare in profondità significa credere che nessuna ferita è troppo oscura perché il Vangelo non possa illuminarla. E che il luogo dove sembra regnare la notte può diventare grembo di una nuova vita.

La catechesi propone un cammino di "evangelizzazione" che non resta alla superficie della fede o dei gesti esterni, ma vuole raggiungere ciò che sta "sotto": le ferite, la sofferenza, le parti nascoste dell'anima, i desideri, le paure, i ricordi che ancora bruciano. L'obiettivo è quello di ricomporre l'unità interiore della persona nell'ascolto costante della Parola di Dio, affinché la grazia divina penetri anche nelle zone più oscure dell'interiorità, liberando, sanando, riconciliando. Non solo psicologia, ma una fede che cura, che trasforma.

Come diceva il cardinal Martini, "la Parola di Dio non è un discorso, ma una presenza che abita e trasforma".

Don Giovanni Pauciullo 

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