DOMENICA DOPO IL NATALE DEL SIGNORE
Domenica dopo il Natale del Signore
3.1.2026
S. Messa Prefestiva
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Domenica dopo il Natale del Signore
4.1.2026
«La scena è quella di Gesù che ritorna in Galilea "con la potenza dello Spirito" e si ferma nella sinagoga di Nazareth, presso il suo villaggio. Qui proclama un testo di Isaia che diventerà la sintesi della sua missione: portare buona notizia ai poveri, liberazione ai prigionieri, vista ai ciechi e libertà agli oppressi. Cristo non viene prima a cambiare le strutture, viene a liberare il cuore dell'uomo, perché è 1ì che nasce ogni schiavitù vera.[…]»
(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 4 gennaio 2026)
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Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4, 14-22)
«In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l'anno di grazia del Signore". Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: "Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato". Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.»
Omelia di Don Giovanni
La scena è quella di Gesù che ritorna in Galilea "con la potenza dello Spirito" e si ferma nella sinagoga di Nazareth, presso il suo villaggio. Qui proclama un testo di Isaia che diventerà la sintesi della sua missione: portare buona notizia ai poveri, liberazione ai prigionieri, vista ai ciechi e libertà agli oppressi. Cristo non viene prima a cambiare le strutture, viene a liberare il cuore dell'uomo, perché è 1ì che nasce ogni schiavitù vera. L'uomo è schiavo non perché gli manca qualcosa, ma perché si affida a ciò che non mantiene: il potere, il successo, l'immagine di sé, persino una religione ridotta a morale. Questa è la prigionia più profonda, la trappola più insidiosa.
La liberazione che Cristo porta non è un'idea, è una presenza che ridesta l'io. Quando Cristo entra nella vita, l'uomo si scopre finalmente libero di dire "io" libero di desiderare senza paura, libero di aderire alla realtà senza censurarla.
Cristo non toglie il dolore, non evita il limite, ma libera dal doverli subire come destino senza senso. Per questo il Vangelo parla di poveri, ciechi, prigionieri: non come categorie sociologiche, ma come condizione universale dell'uomo quando non riconosce Chi lo salva.
"Oggi si è compiuta questa Scrittura".
Quando Gesù dice: «Oggi si è compiuta questa Scrittura», non sta annunciando un evento spettacolare. Sta rivelando un modo nuovo di intendere il tempo. Per noi il tempo è quasi sempre rimandato: quando cambierò, quando capirò, quando avrò tutto chiaro, quando tutto sarà sotto controllo... quando Dio farò qualcosa e interverrà. L'"oggi" di Gesù invece è il tempo in cui Dio smette di rimandare e decide di fidarsi dell'uomo. Oggi. Non domani, non quando saremo migliori, non quando la Chiesa sarà più forte. Oggi, qui, nella polvere della storia.
La Scrittura si compie non perché tutto è risolto, ma perché c'è qualcuno che la prende sul serio. In Gesù, la Parola non resta promessa: diventa corpo, relazioni, scelte concrete . Dio non agisce al posto dell'uomo , ma dentro la libertà dell'uomo. Per questo l'"oggi" è fragile, esposto, persino rischioso. È il tempo in cui la salvezza non è garantita, ma offerta.
Dire "oggi si è compiuta questa Parola" significa allora: oggi puoi smettere di aspettare di essere diverso per amare; oggi puoi smettere di usare il passato come alibi; oggi puoi scoprire che Dio è già all'opera nella tua storia incompiuta.
All'inizio tutti lo ammirano. La Parola piace finché resta bella. Ma quando diventa carne, quando chiede conversione, allora diventa pericolosa. Perché Gesù non è venuto a benedire l'ordine delle cose, ma a sconvolgerlo dall'interno.
Sant'Agostino ci avverte: "Ho paura di Gesù che passa."
Paura, perché se Cristo passa davvero, nulla resta com'è. Passa e chiede se siamo disposti a lasciare che i poveri e gli ultimi siano il suo volto, che la libertà sia più importante di una vita tranquilla che la fede sia più vera della rispettabilità.
Don Giovanni Pauciullo

