DOMENICHE DI AVVENTO

Anno Pastorale 2025-2026

I Domenica di Avvento

16.11.2025

«L'Avvento Ambrosiano si apre con una pagina di Vangelo che non concede sconti: Gesù parla di crolli, smarrimenti, inganni, cieli sconvolti. Non è l'esordio rassicurante che ci aspetteremmo. Eppure è così che il Vangelo avvia il suo "tempo nuovo": non con favole consolatorie, ma con la verità dei fatti, entrare con coraggio dentro la realtà. E proprio dentro questa cronaca, Gesù inserisce il primo gesto del cammino d'Avvento: alzare lo sguardo. [...]»

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 16 novembre 2025)

Ascolta il podcast dell'Omelia di oggi 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24, 1-31) 

"Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. Egli disse loro: "Non vedete tutte queste cose? In verità io vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta". Al monte degli Ulivi poi, sedutosi, i discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: "Di' a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo". Gesù rispose loro: "Badate che nessuno vi inganni! Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: "Io sono il Cristo", e trarranno molti in inganno. E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi: ma tutto questo è solo l'inizio dei dolori. Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell'iniquità, si raffredderà l'amore di molti. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine. Quando dunque vedrete presente nel luogo santo l'abominio della devastazione, di cui parlò il profeta Daniele - chi legge, comprenda -, allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti, chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere le cose di casa sua, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendere il suo mantello. In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano!
Pregate che la vostra fuga non accada d'inverno o di sabato. Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale non vi è mai stata dall'inizio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati.
Allora, se qualcuno vi dirà: "Ecco, il Cristo è qui", oppure: "È là", non credeteci; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti. Ecco, io ve l'ho predetto.
Se dunque vi diranno: "Ecco, è nel deserto", non andateci; "Ecco, è in casa", non credeteci. Infatti, come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi.
Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e  le potenze dei cieli saranno sconvolte. Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli."

Omelia di Don Giovanni 

«Alzare lo sguardo mentre tutto sembra cadere»

L'Avvento Ambrosiano si apre con una pagina di Vangelo che non concede sconti: Gesù parla di crolli, smarrimenti, inganni, cieli sconvolti. Non è l'esordio rassicurante che ci aspetteremmo. Eppure è così che il Vangelo avvia il suo "tempo nuovo": non con favole consolatorie, ma con la verità dei fatti, entrare con coraggio dentro la realtà. E proprio dentro questa cronaca, Gesù inserisce il primo gesto del cammino d'Avvento: alzare lo sguardo. Quando tutto sembra cadere, Lui, il Signore Gesù ci chiede di non ripiegarci su noi stessi. Questa pagina di Vangelo porta con sé la bellezza di questa rivelazione: la nostra vita è più fragile di quanto crediamo … e più custodita di quanto riusciamo a vedere». È così: il Vangelo non ci mette paura, ci mette in verità. Stai connesso al Cielo con la forza della preghiera!

Il tempio che crolla

I discepoli si vantano delle belle pietre del tempio, sono orgogliosi, sono fieri del tempio di Gerusalemme. Gesù, invece, li prepara al suo crollo. Ogni Avvento ci ricorda la stessa cosa: anche ciò che ci sembra definitivo può finire. Non per distruggere la speranza, ma per liberarla da ciò che non è Dio. Sant'Agostino lo dice con grande chiarezza «Non c'è sicurezza nelle cose che passano; cerca Colui che non passa.» L'Avvento comincia così: tornando a cercare l'Essenziale. Fondare la propria vita sul mistero di Dio, fondare la propria casa sulla Parola di Dio, la propria vita sulla roccia che è Cristo! Sia Gesù Cristo il fondamento di ogni nostra autentica speranza. 

Il tempo dell'inganno: L'inganno di cui parla Gesù in Mt 24 non è qualcosa di spettacolare è molto più quotidiano, subdolo, quasi invisibile. Per questo oggi anche molti cristiani – persone sinceramente credenti – possono lasciarsi ingannare. E non perché sono attraversati da cattive intenzioni o superficialità, ma perché vivono, come tutti noi, immersi in un clima culturale che indebolisce la capacità di discernere.

  • Gesù parla di falsi messia, di voci che illudono.
  • Quante notizie confezionate per manipolare, confondere, disorientare.
  • Tante promesse di salvezze immediate, che poi lasciano il vuoto.
  • Attenzione alle scorciatoie spirituali: prendo del Vangelo solo quelle pagine che funzionano, che mi gratificano e metto da parte quelle pagine evangeliche che sono esigenti, che non vanno di moda, che sono contro mano rispetto alla omologazione culturale in atto nelle nostre società.
  • La fede viene ridotta a un sentimento, a un benessere personale, a un insieme di pratiche che "fanno star bene", ma non mi liberano davvero da me stesso, dalle mie idolatrie.
  • L'illusione di poter seguire Cristo senza una Chiesa, senza una comunità, senza un'autorità spirituale, senza sacramenti, senza fraternità… Quando si pensa di poter vivere la fede da soli, ci si espone a tutti gli inganni di questo fraintendimento.
  • Il Vangelo non ci addormenta, ci sveglia. Non ci avvolge nel tepore, ci restituisce al vero desiderio del cuore.
  • Don Giussani, con il suo sguardo profondo di educatore, ci ricordava che: «Il vero nemico della fede non è il dubbio, ma la distrazione.» Distrazione = dis-trahere = essere tirati via, strappati dal centro. Distrazione: cioè vivere inseguendo ciò che non salva. Per questo Gesù avverte: «Badate che nessuno vi inganni». L'Avvento è un tempo che chiama al raccoglimento profondo, al discernimento, al silenzio, alla vigilanza.

Sant'Agostino diceva «Ama la verità che ti corregge, non la lusinga che ti inganna.» Oggi lusinga e inganno sono dappertutto, proprio perché parlano la nostra lingua e accarezzano le nostre paure. Cristo viene per liberarci da noi stessi, dalle nostre paure, dagli idoli e al male che ci opprime …Maranathà , vieni Signore Gesù!

Don Giovanni Pauciullo 


«Non c'è sicurezza nelle cose che passano; cerca Colui che non passa» 

(Sant'Agostino di Ippona) 

II Domenica di Avvento

23.11.2025

 «In questa Seconda Domenica di Avvento e il Vangelo ci parla di Giovanni Battista, testimone autorevole de11a spiritualità dell'attesa di Gesù salvatore. Giovanni, Colui che con "la voce", che è la voce della coscienza, invita a fare spazio a Cristo che viene. Ma non si può far spazio se quel vuoto, che è il vuoto che ci portiamo dentro, non trova un nome. Il nome dei nostri peccati non serve a umiliarci ma a portali alla luce, perché solo alla luce del perdono possono trovare guarigione.» 

(Tratto dall'Omelia di don Giovanni Pauciullo del 22 novembre 2025) 


Ascolta il podcast dell'Omelia di oggi 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 3,1-18) 

«Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel desertoPreparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieriOgni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassatole vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva: "Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco". Le folle lo interrogavano: "Che cosa dobbiamo fare?". Rispondeva loro: "Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto". Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: "Maestro, che cosa dobbiamo fare?". Ed egli disse loro: "Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato". Lo interrogavano anche alcuni soldati: "E noi, che cosa dobbiamo fare?". Rispose loro: "Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe". Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: "Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile". Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.»

Omelia di Don Giovanni 

In questa Seconda Domenica di Avvento e il Vangelo ci parla di Giovanni Battista, testimone autorevole de11a spiritualità dell'attesa di Gesù salvatore. Le cose che contano nella vita non si improvvisano, ma si preparano. Giovanni, Colui che con "la voce", che è la voce della coscienza, invita a fare spazio a Cristo che viene. Ma non si può far spazio se quel vuoto, che è il vuoto che ci portiamo dentro, non trova un nome. Il nome dei nostri peccati non serve a umiliarci ma a portali alla luce, perché solo alla luce del perdono possono trovare guarigione. Non possiamo arrivare a nessun Natale se prima non diamo un nome ai nostri vuoti, alle nostre "valli" come le chiama il profeta, o ai nostri "monti", cioè a quelle punte d'orgoglio che non ci fanno andare oltre.  Che cos'è, infatti, l'orgoglio se non rimanere "intestarditi", "fissati" su qualcosa che dovremmo lasciare andare, lasciar perdere: Fissazioni che alla fine ci ostacolano nel nostro cammino di Amicizia con Dio! Tutti avvertiamo vuoti che ci paralizzano dentro, che ci rendono confusi, incerti , incapaci di scelte solide. Giovanni il Battista viene come una voce capace di fare chiarezza in noi. In questo avvento ognuno dovrebbe imparare a fare pace con la propria autenticità e poi dire "Signore vieni!' Cari parrocchiani, l'Avvento è certamente un tempo privilegiato di conversione personale e comunitaria. Convertirsi non significa solo comportarsi bene, ma cercare di raddrizzare in noi tutto ciò che non ci fa scoprire il bene che Dio ha posto in noi e "tira fuori" da noi il peggio, il male. Per convertirci abbiamo bisogno di conoscerci meglio, chiamare per nome gli incidenti di percorso che hanno deviato il percorso del bene in noi, fare tutto il possibile per liberare il campo...non sempre ne abbiamo la forza e la capacità, per questo il Signore ci ha donato la Chiesa, ci ha donato un "circuito di relazioni" che sono messi e donati per noi, per aiutarci a ripristinare la strada interrotta e scollegata da Dio! Come possiamo arrivare a vivere quest'anno un Natale autentico se non prendiamo sul serio tutto ciò che ci separa da Dio? Questa è la grande lezione di Giovanni Battista.

Don Giovanni Pauciullo 

Signore Gesù, donaci la forza di tagliare dalla nostra vita tutto ciò che ci separa da Te!

III Domenica di Avvento

30.11.2025

«Il Vangelo oggi ci chiede la stessa libertà di Giovanni: lasciare che Cristo sia Cristo, e non l'idea che abbiamo voluto farci di Lui e che ci farebbe comodo. Quando permettiamo a Gesù Cristo di smontare le immagini false, succede qualcosa di sorprendente: la fede diventa relazione liberante con Dio e non dovere, la preghiera diventa incontro che mi trasfigura, non prestazione o peggio ancora schema abitudinario da assecondare per forza d'inerzia. La vita spirituale diventa un cammino di figli liberi, non di servi spaventati e intenti per paura a sotterrare il dono ricevuto.»

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 30 novembre 2025) 

Ascolta il podcast dell'Omelia di oggi 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,2-15) 

«Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?". Gesù rispose loro: "Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!". Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: "Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell'Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!»

Omelia di Don Giovanni 

La prigione necessaria

Quella in cui vive Giovanni il Battista è la prigione delle attese infrante: quando il Signore non fa ciò che pensiamo debba fare.  È lì che nasce il dubbio, e genera un pensiero controverso, quello che "spacca" le false immagini di Dio. Giovanni aveva predicato un Messia che separa, che "miete" e che giudica. Gesù invece guarisce, rialza, restituisce. Non elimina il male con la forza, ma con la mitezza umile e la misericordia. Questo episodio del Vangelo mette in luce un aspetto che dovremmo imparare a considerare, infatti, una delle esperienze più serie della vita spirituale è scoprire che, prima ancora di credere nel Dio di Gesù Cristo, crediamo in un Dio che ci siamo costruiti. Non per malafede, nemmeno per ignoranza. Semplicemente perché il nostro cuore ferito, desideroso, fragile, proietta su Dio ciò che teme, ciò che gli manca e ciò che ha imparato a desiderare. Come dice un autore spirituale "l'uomo non può non farsi un'immagine di Dio: il problema non è avere un'immagine, ma restare attaccati a quella sbagliata".

Le immagini ancestrali

In ognuno di noi abitano immagini arcaiche, quasi istintive:

  • Un Dio giudice: severo, che misura, che pesa, che osserva dall'alto;
  • Un Dio controllore: che pretende, che esige, che controlla sempre ogni cosa che ti ama solo se fai;
  • Un Dio-ideale di perfezione: che non sopporta la tua lentezza, le fragilità, i tuoi limiti, i tuoi fallimenti;
  • Un Dio-distanza: che non si sporca, non entra, non tocca;
  • Un Dio-soccorso immediato: che dovrebbe intervenire come noi immaginiamo, quando noi vogliamo.

Queste immagini che ci troviamo dentro di Dio, non nascono dalla Rivelazione ma da paure in infantili, da un sistema di difesa, da ferite familiari, da fattori culturali: da ciò che abbiamo visto fare agli adulti, e che confondiamo con Dio. Sono immagini "ancestrali" che ci portiamo nel DNA spirituale, e che diventano come un filtro che deforma perfino, la Parola di Dio, fino a farcela diventare un peso anziché, una liberazione. Gesù non e venuto solo a rivelarci il vero volto di Dio, è venuto anche a demolire le false immagini che c'impediscono di incontrarlo davvero. Perché la verità è questa: noi non rifiutiamo Dio; rifiutiamo le immagini sbagliate di Dio. 

Il Vangelo oggi ci chiede la stessa libertà di Giovanni: lasciare che Cristo sia Cristo, e non l'idea che abbiamo voluto farci di Lui e che ci farebbe comodo. Quando permettiamo a Gesù Cristo di smontare le immagini false, succede qualcosa di sorprendente: la fede diventa relazione liberante con Dio e non dovere, la preghiera diventa incontro che mi trasfigura, non prestazione o peggio ancora schema abitudinario da assecondare per forza d'inerzia. La vita spirituale diventa un cammino di figli liberi, non di servi spaventati e intenti per paura a sotterrare il dono ricevuto. Allora comprendiamo quanto è importante far crescere la nostra fede personale, "frequentando" personalmente le pagine del vangelo, approfondendo le parole del Vangelo, perché in quelle pagine troviamo il vero volto di Cristo e il vero volto del Padre che Egli ci ha rivelato. Come dice un autore spirituale "La vita spirituale non è à altro che lasciare che Dio ci liberi da tutte le idee sbagliate che abbiamo su di Lui, per farci entrare nella gioia di essere amati per davvero."

Tutti noi abbiamo immagini distorte di Dio. Non dobbiamo avere paura di scoprirle: sono il deserto in cui ascoltiamo la voce del vero Dio. Lasciamo che Cristo continui, come nel Vangelo di Giovanni, a liberarci da un Messia immaginarlo, per consegnarci il volto vero del Padre: un Dio che non pesa, non pretende, non schiaccia, ma guarisce, libera, e rialza. Solo quando le nostre immagini cadono, finalmente Lui può entrare.

Don Giovanni Pauciullo

Il Tuo Vero Volto, Padre,

 liberi il nostro cuore! 

IV Domenica di Avvento

 7.12.2025

«"Il Signore ne ha bisogno." Questa frase, che ci raggiunge da questa pagina di Vangelo. come qualcosa che ci viene addosso, ci svela l'umiltà di Gesù. [...] Sant'Ambrogio diceva infatti: "Gesù è l'archetipo dell'umiltà." Se vuoi essere di Cristo, appartenere a Cristo, allora devi muovere i tuoi passi sulla via dell'umiltà: una via semplice e mite. Tutto parte dalla libertà di riconoscere un bisogno[...]»

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 7 dicembre 2025

Ascolta il podcast dell'Omelia di oggi

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,1-9)  

«Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: "Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un'asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: "Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito"". Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
Dite alla figlia di Sion:
Ecco, a te viene il tuo re,
mite, seduto su un'asina
e su un puledro, figlio di una bestia da soma.
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava:
"Osanna al figlio di Davide!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Osanna nel più alto dei cieli! ".»

Omelia di Don Giovanni 

"Il Signore ne ha bisogno."

Questa frase, che ci raggiunge da questa pagina di Vangelo. come qualcosa che ci viene addosso, ci svela l'umiltà di Gesù. Quando il Signore ci ha chiesto d1 imparare qualcosa dal suo cuore, ha detto: "Imparate e da me che sono mite e umile di cuore." È come se mitezza e umiltà fossero profondamente legate. Sant'Ambrogio diceva infatti: "Gesù è l'archetipo dell'umiltà." Se vuoi essere di Cristo, appartenere a Cristo, allora devi muovere i tuoi passi sulla via dell'umiltà: una via semplice e mite. Tutto parte dalla libertà di riconoscere un bisogno: 

"Ho bisogno di te. Ho bisogno del tuo amore, del tuo aiuto. Ho bisogno della tua amicizia dove pur smarrito mi sento a casa. Ho bisogno della tua mano tesa in questo momento, perché sento che da solo non ce la faccio a uscirne." 

Ho bisogno di conoscere il mio destino, di ricordare che sono fatto per l'eternità. Ho bisogno di comprendere il senso dei miei giorni, di trovare un filo dentro quel groviglio di avvenimenti che, a volte confusamente, formano la mia storia. 

Ho bisogno di capire che vivo di senso: che non mi basta respirare, lavorare, attraversare le ore; che il mio cuore è fatto per qualcosa di più grande, per un significato che non si esaurisce nelle cose che passano. 

Ho bisogno di sapere che ogni passo, anche il più piccolo, può essere orientato; che ogni ferita può diventare una feritoia, ovvero una porta che mi conduce a libertà; che ogni attesa può trovare la bellezza del suo compimento. Perché il mio cuore si apre solo quando percepisce, con stupore, che la vita non è un caso, ma un cammino accompagnato dall'Amore del Padre. 

Ho bisogno di scoprire il vero volto dell'umiltà, quel luogo interiore in cui posso riconoscere Cristo. Ho bisogno di comprendere che l'umiltà dona ai miei passi una libertà sorprendente: la libertà di riconoscermi povero, fragile, smarrito, senza però lasciare che sia la mia precarietà a definirmi. 

Perché c'è un oltre e un di più che dice chi sono davvero. È l'immagine di Dio instillata nel mio cuore, nella profondità della mia essenza. È lì che la mia verità si compone, è lì che la mia dignità si radica, è lì che scopro che la mia fragilità non è una condanna, ma un'apertura: una porta attraverso cui può passa re la Grazia.

Ho bisogno di comprendere che l'umiltà che ci ha insegnato Cristo è una forma di preghiera: smettere di guardarsi attraverso gli occhi degli altri, e cominciare a guardarsi attraverso lo sguardo liberante di Dio. In quel momento scopri che il giudizio degli altri non ti definisce, non ti incatena, non ti ferisce più come prima. Scopri che ogni passo della tua vita è teneramente amato, da un Amore che ci precede.

Don Giovanni Pauciullo 

Signore Gesù, ho bisogno di Te! 

V Domenica di Avvento

14.12.2025

«C'è un uomo, dice il Vangelo, mandato da Dio. Non è la luce, ma viene per rendere testimonianza alla luce. È come se la Parola di Dio ci dicesse: la cosa più grande che puoi essere non è brillare, ma indicare dove hai trovato quella lucerna, quel fuoco che ti muove...Giovanni Battista ci libera da una tentazione sottile: quella di voler occupare il centro. Lui accetta di stare di lato, e proprio così diventa essenziale.»

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 14 dicembre 2025) 

Ascolta il podcast dell'Omelia di oggi

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,6-8.15-18) 

«Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: "Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me". Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.» 

Omelia di Don Giovanni 

C'è un uomo, dice il Vangelo, mandato da Dio. Non è la luce, ma viene per rendere testimonianza alla luce. È come se la Parola di Dio ci dicesse: la cosa più grande che puoi essere non è brillare, ma indicare dove hai trovato quella lucerna, quel fuoco che ti muove...Giovanni Battista ci libera da una tentazione sottile: quella di voler occupare il centro. Lui accetta di stare di lato, e proprio così diventa essenziale. Perché la luce non ha bisogno di protagonismi, ha bisogno di testimoni. Gente che ha visto qualcosa di vero e non può più far finta di niente. Abbiamo bisogno di decentrarci per fare spazio al Signore Gesù nella nostra vita. Abbiamo bisogno di decentrarci rispetto al nostro lo, che ci strattona dove non vorremmo andare!

In un mondo che confonde la visibilità con il valore, Giovanni ci ricorda che la vita fiorisce quando smettiamo di trattenerla per noi e la consegniamo nel fare il bene, nello spenderci con amore ...Non sei tu la luce, e va bene così: la tua gioia è riconoscere quando passa Gesù Cristo e dire agli altri, ai tuoi figli, a quelli che ami, con la tua vita, "è Lui". La luce vera entra nel mondo senza fare rumore, e il mondo spesso non la riconosce. Viene a casa sua, dice il testo, eppure non viene accolta. Ma Dio non si ritira per questo: insiste con la discrezione di chi ama davvero, insiste con la perseveranza di chi non si rassegna a perderci, ma tuttavia rispetta fino in fondo la nostra libertà.

A chi la accoglie, a chi le fa spazio, viene dato qualcosa di inaudito: diventare figlio, non per merito, ma per dono. Siamo divenuti "figli nel Figlio" che è Cristo, ci ha introdotti in questa relazione filiale con Dio, eppure tante volte non ci rapportiamo con Dio come se fosse un Padre, ci sembra ancora un padrone da temere e questo ci allontana dalla relazione vera con Dio.

Come si può desiderare Dio se lo immaginiamo come qualcuno che ci fa concorrenza? Se pensiamo che la sua presenza ci schiacci, che la sua forza cancelli la nostra voce, i nostri desideri, perfino il nostro modo di essere? Temiamo che avvicinarci a Lui significhi sparire, perdere libertà e identità, come se amare Dio volesse dire smettere di essere umani. Queste false idee su Dio ci allontanano dalla fede. Sant' Agostino dice: «Temevo che Cristo mi chiedesse di rinunciare a tutto, e non capivo che era Lui la mia gioia». È così: la luce non viene a togliere, ma a rivelare chi siamo. Il Verbo si fa carne per dirci che la nostra fragilità può diventare dimora di Dio. E questa è la grazia più grande: scoprire che la vita fiorisce quando lasciamo entrare la luce, così com'è, dentro la nostra carne e la nostra povertà.

Don Giovanni Pauciullo 

Signore Gesù, fa di noi strumenti che indichino Te, come Sorgente della letizia che accompagna i nostri giorni 

VI Domenica di Avvento

21.12.2025

Domenica Ambrosiana della Divina Maternità di Maria 

«Oggi contempliamo Maria, giovane e silenziosa, davanti all'Angelo. Il suo cuore ascolta, non comprende tutto subito , ma accoglie. In quel "sì" piccolo e semplice, il mondo cambia. […] Nel suo ascolto, impariamo anche noi a dire sì a Dio nella vita quotidiana, con coraggio e umiltà.»

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 21 dicembre 2025)

Ascolta il podcast dell'Omelia di oggi

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1, 26-38) 

«Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te".  A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola". E l'angelo si allontanò da lei.»

Omelia di Don Giovanni

Oggi contempliamo Maria, giovane e silenziosa, davanti all'Angelo. Il suo cuore ascolta, non comprende tutto subito , ma accoglie. In quel "sì" piccolo e semplice, il mondo cambia. Maria Santissima, fa esperienza dell'irrompere di Dio nella sua vita , ci insegna che il Natale non è prima di tutto luci ,feste, vacanze e regali, ma tempo in cui fare spazio all'irrompere di Dio nella mia vita attraverso l' ascolto e la fiducia. Nel suo ascolto, impariamo anche noi a dire sì a Dio nella vita quotidiana, con coraggio e umiltà.

Maria ci invita a fidarci, a lasciarci sorprendere, a scoprire che Dio viene sempre, anche nel nostro silenzio, nella vita quotidiana. Dal suo umile si è scaturito il primo presepe della storia che avviene nel grembo verginale e materno di Maria. Maria prendici per mano in questo Natale, aiutaci a fare spazio a Cristo che vuole nascere e rinascere in noi ogni giorno, vuole nascere e rinascere attraverso i nostri si umili, liberi, quotidiani.

Fai spazio a Dio e coltiva la bellezza dentro di te, intorno a te. Leggi, scrivi, dipingi, suona, metti ordine, crea qualcosa che nutra l'anima tua e quella degli altri. Non accettare pensieri che rovinano la bellezza nel tuo cuore, pensieri meschini, egoistici, cinici, distruttivi...tutto il contrario della bellezza che Cristo è venuto a rivelarci. Dai spazio al silenzio raccolto della preghiera, anche pochi minuti al giorno, per mantenere il cuore aperto e attento al bene più grande che è l'Amore di Dio.

Unito al "si" di Maria pronuncia il tuo sì al perdono e alla gratitudine: lascia andare rancori, ferite, offese ricevute e gusta i  piccoli grandi doni della vita.

Fai spazio a Dio e coltiva la bellezza nelle tue relazioni:

  • Sorridi con sincerità a chi non se lo aspetta talvolta il mondo cambia con un sorriso autentico. Anche un piccolo gesto di gentilezza può creare connessione tra persone apparentemente distanti.
  • Ascolta con attenzione e senza fretta, ogni parola è importante e conta,
  • Offri una mano, un aiuto a chi ne ha davvero bisogno senza farti notare, perché è lì che Dio sta lavorando!

  • Metti da parte l'orgoglio e scegli di servire con umiltà nella vita della Comunità cristiana, nelle piccole cose della tua famiglia … perché il Natale c'insegna come prima cosa l'umiltà di Dio che è venuto in mezzo a noi per servire l'umanità e salvarla, liberala da noi stessi, dal male.

Don Giovanni Pauciullo

Fai spazio a Dio nelle tue giornate e coltiva la bellezza in ogni cosa che pensi e che fai!