SOLENNITÀ DI CRISTO RE DELL'UNIVERSO

Solennità di Cristo Re dell'Universo 

9.11.2025 

"La Liturgia di questa Domenica, ci fa considerare il Mistero di Cristo Re. Con la solennità di questa Domenica si chiude l'anno liturgico. Il Vangelo che la nostra liturgia ambrosiana ci consegna nella solennità di Cristo Re ce lo mostra così: un Re che si presenta nascosto. Nascosto nei volti che non avremmo guardato due volte."

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 9 novembre 2025) 

 

Ascolta il podcast dell'Omelia di oggi 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25, 31-46)

"Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi". Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?". E il re risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato". Anch'essi allora risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?". Allora egli risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me". E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna". 

Omelia di Don Giovanni 

La liturgia di questa Domenica, ci fa considerare il Mistero di Cristo Re. Con la solennità di questa Domenica si chiude l'anno liturgico. Si tratta di un tempo nel quale non siamo noi, o le vicende di questo mondo, a decidere le sca­denze e a segnare i ritmi e gli obiettivi, come sempre accade. Nel tempo liturgico siamo noi ad essere guidati: veniamo, infatti, come sottratti alla normalità delle nostre abitudini e delle nostre preoccupazioni per essere inseriti in un altro ritmo temporale: quello di Gesù. Il Vangelo che la nostra Liturgia Ambrosiana ci consegna nella solennità di Cristo Re ce lo mostra così: un Re che si presenta nascosto. Nascosto nei volti che non avremmo guardato due volte.

"Avevo fame… avevo sete… ero straniero, nudo, malato, in carcere…"

Quante volte, forse, abbiamo immaginato Dio come Colui che si vede "in alto", nel grande, nel perfetto, in chi è rilevante, importante. E invece Gesù si lascia trovare nel piccolo, nell'ultimo, nel fragile. Come dice un autore spirituale "È in basso che Dio ci aspetta. È nell'umiltà che la sua gloria si rivela." 

Il giudizio finale non sarà un esame sulle idee, sulle teorie, sulle preghiere dette bene. Sarà un riconoscimento d'amore. Cristo non chiede gesti eroici, straordinari ma un cuore che sa fare posto e comprendere il dolore, la fatica, il fallimento, lo svantaggio dell'altro…Uno sguardo che si ferma, una mano che si apre, un cuore che non si ritrae. 

Ci colpisce che i giusti non sapevano di averlo incontrato: "Signore, quando ti abbiamo visto?" È il segno che il bene vero non calcola, non si vanta, non si accorge di sé stesso. Nasce spontaneo da un cuore abitato da Dio. Oggi, allora, davanti a Cristo Re, potremmo chiedere una sola grazia: non passare oltre. Non fuggire le situazioni che ci mettono a contatto con la fragilità altrui. Perché è lì che Lui ci aspetta. Non nella lontananza, ma nella prossimità.

"L'avete fatto a me."

Questa parola è al tempo stesso promessa e ferita:

  • promessa, perché significa che ogni amore è eterno; nulla è perduto;
  • ferita, perché ci ricorda quante volte siamo rimasti chiusi, distratti, indifferenti.

Ma Cristo Re non ci giudica per schiacciarci.
Ci giudica per rivelarci chi siamo e chi possiamo diventare.

Allora chiediamo oggi un cuore capace di riconoscere il Re:
nelle case, nelle strade, nella persona che ci chiede tempo, o ascolto, o semplicemente dignità.

Lui è già lì.
Ci precede.
Ci aspetta.

Che questa festa ci aiuti a non cercare Cristo lontano, ma a servirlo vicino, nel volto concreto dei più piccoli.

Don Giovanni Pauciullo  

Non passare oltre la sofferenza. Perché è lì che Cristo ti aspetta!