Storia della Carità nella Chiesa

16.02.2026

SANT'OMOBONO TUCENGHI, CAMPIONE DELLA CARITÀ E PRIMO LAICO CANONIZZATO 

I monaci si sentono responsabili di quanti abitano al di fuori delle loro mura, e i laici iniziano a sperimentare che sono stati chiamati a diventare adulti nella fede e nell'esperienza cristiana. La canonizzazione Omobono Tucenghi (1197 d.C.) commerciante, sposato e padre di famiglia, da parte di Innocenzo III (nel 1199) costituisce un passo importante nella maturazione cristiana dei laici.

Sant'Omobono condusse la sua vita tra il commercio, l'impegno politico e l'aiuto ai poveri. Ben presto divenne un cittadino molto popolare e amato. Era figlio di un sarto e divenne un abile mercante di lana e tessuti, una tra le principali attività commerciali di Cremona nel Medioevo. Si sposò; secondo alcune fonti non ebbe figli, secondo altre ne ebbe due o più. Omobono e la sua famiglia accumularono un ingente patrimonio con il loro commercio, in quell'epoca di vitalità straordinaria in cui tante città italiane passarono all'autogoverno.

Unanimi le testimonianze dell'epoca definiscono Omobono "pater pauperum", padre dei poveri. E' la definizione che, rimasta nella storia di Cremona, riassume in un certo modo le dimensioni dell'alta spiritualità e della straordinaria avventura di fede del mercante. Dal momento della sua conversione alla radicalità del Vangelo, Omobono diventa artefice e apostolo di carità. Trasforma la sua casa in casa di accoglienza e solidarietà. Si dedica alla sepoltura dei defunti abbandonati. Apre il cuore e la borsa ad ogni categoria di bisognosi. Si impegna fortemente nel dirimere controversie, che nella città lacerano fazioni e famiglie. Esercita a piene mani le opere di misericordia spirituale e corporale e, nello stesso tempo, protegge l'integrità della fede cattolica in presenza di infiltrazioni eretiche, con il medesimo fervore con cui partecipa quotidianamente all'Eucaristia e si dedica alla preghiera.

Percorrendo la strada delle Beatitudini evangeliche, nell'epoca comunale in cui denaro e mercato tendono a costituire il centro della vita cittadina, Omobono coniuga giustizia e carità e fa dell'elemosina e della solidarietà il segno di condivisione, con la spontaneità con cui dalla assidua contemplazione del Crocifisso impara a testimoniare il valore della vita come dono.

Fedele a queste scelte evangeliche, egli affronta e supera ostacoli e resistenze che gli provengono sia dall'ambiente familiare, poiché la moglie non condivide le sue scelte, sia da quello parrocchiale, che considera con un certo sospetto la sua austerità, e dal settore stesso del lavoro, per la concorrenza e la mala fede di alcuni, che cercano di ingannare l'onesto mercante. Emerge così l'immagine di Omobono lavoratore, che vende e compra stoffe e, mentre vive le dinamiche di un mercato che prende la via di città italiane e europee, conferisce dignità spirituale al suo lavoro: quella spiritualità che è l'impronta di tutta la sua operosità.

Nella sua esperienza non c'è soluzione di continuità tra le varie dimensioni. In ognuna egli trova il "luogo" in cui esprimere la tensione alla santità: nel nucleo familiare, come sposo e padre esemplare; nella comunità parrocchiale, come fedele che vive la liturgia ed è assiduo alla catechesi, profondamente legato al ministero del sacerdote; nel contesto della città, in cui effonde il fascino della bontà e della pace.

Una vita tanto ricca di meriti non poteva che lasciare un solco profondo nella memoria. E', infatti, ammirevole la perseveranza d'affetto e di culto che Cremona ha conservato nei confronti di questo suo singolare esponente, scaturito proprio dal ceto popolare. E' significativo che, nel 1592, la chiesa Cattedrale sia stata dedicata a lui insieme a Santa Maria Assunta. E non è meno significativo che a sceglierlo patrono della città, nel 1643, siano stati i membri del Consiglio della Città stessa, tra l'esultanza, "l'immensa allegrezza", le "lagrime di devozione" del popolo. Un Santo laico, eletto come patrono dai laici stessi.

Né è motivo di meraviglia che il culto di sant'Omobono si sia diffuso in molte diocesi italiane ed oltre i confini nazionali. E' Omobono un Santo che parla ai cuori. Ed è bello constatare che i cuori ne sentono l'amabile attrattiva. Lo dimostra l'incessante accorrere alle sue spoglie mortali, soprattutto, ma non solo, nel giorno della sua festa liturgica, e l'intensa devozione che gli riserva la popolazione, memore delle grazie ricevute e fiduciosa nell'intercessione dell'amato "trafficante celeste".

"I tempi non sono più quelli di ottocento anni fa. Alla canonizzazione di Omobono, maturata nel clima e nelle procedure medioevali, non possiamo attribuire il carattere di una "promozione del laicato", nel senso che noi diamo oggi a questo concetto. E' vero, tuttavia, che proprio in questa luce leggiamo l'avventura spirituale che ha solcato la secolare storia cremonese. Ed in questa luce riscopriamo il messaggio, tuttora originale, dell'insigne Patrono. Egli è pur sempre il fedele laico che, da laico, si è guadagnato il dono della santità. La sua vicenda assume un valore esemplare come chiamata alla conversione senza restrizioni di alcun genere e, quindi, alla santificazione non riservata ad alcuni, ma proposta a tutti indistintamente."

(San Giovanni Paolo II, Messaggio del Santo Padre, a S.E. Mons. Giulio Nicolini, Vescovo di Cremona, nell'VIII centenario della morte di Sant'Omobono, 24 Giugno 1997).

Don Giovanni Pauciullo