Storia della Carità nella Chiesa

24.02.2026

COMPAGNIE DEL DIVINO AMORE 

SPAZI DI ACCOGLIENZA

Vorrei mettere a fuoco in questo percorso di storia della carità nella vita della Chiesa la storia delle confraternite del Divino Amore. Queste confraternite rimangono ancora oggi nell'insieme poco conosciute in Italia, benché abbiano goduto di una certa notorietà storiografica nel primo Novecento. Lo Spirito Santo, come aveva promesso Gesù, ha vivificato e guidato i cristiani in ogni epoca storica ed in ogni stagione, anche quando essi davano un'impressione di grettezza di spirito, di assenza di desiderio di Dio. Nei secoli XIV- XV d.C. quando la gente sembrava abbandonarsi alla frivolezza ed al disordine morale, per il desiderio di piaceri senza freni e di non essere intralciati da esigenze morali, non mancarono laici e sacerdoti desiderosi di seguire con decisione i consigli evangelici che si riunivano per studiare la dottrina, pregare con fede il Signore ed esercitare in forma comunitaria la carità. Promuovere la vita personale di fede, il culto e la carità diventavano obiettivi connessi e curati con la medesima attenzione. Nacquero così in diverse città italiane i cosiddetti «Oratori del Divino Amore» associazioni di laici mossi da un profondo desiderio di Dio. A Vicenza troviamo la Compagnia segreta di San Gerolamo, che risponde ad un modello che si ripeterà in varie città italiane: «una grande opera di pietà, insigne in tutta Italia, esiste in questa religiosissima città. Infatti, sotto la tutela di San Gerolamo, si trovano molti laici assidui nelle mortificazioni e in altri esercizi di pietà, che vivono liberamente nelle proprie case; dodici di essi visitano settimanalmente tutti gli infermi, i poveri e i bisognosi, quartiere per quartiere, li consolano con parole e con vettovaglie. E fanno sì che ricevano i Sacramenti della Chiesa. Non c'è mercante, né nobile al quale costoro non si appellino, né si apre porta sulla cui soglia non si fermino a chiedere elemosina. Di questa assidua opera si incaricano 70 persone in tutto.» (Ferdinando Ughelli, Italia sacra, Venezia, 1720)

Negli statuti della Compagnia o "Sodalizio" di Genova (1497), fondata dai discepoli spirituali della mistica Caterina Fieschi, troviamo descritta la sua finalità: «Fratelli, questa nostra Compagnia è stata istituita al solo scopo di radicare e piantare nei nostri cuori l'amore divino, cioè la carità […] chi voglia essere un buon confratello di questa Compagnia, sia umile di cuore, diriga tutta la mente ed ogni speranza verso Dio e riponga in Lui tutto il suo affetto; in caso contrario sarà un fratello falso e mentitore e non avrà frutto alcuno in questa fratellanza dalla quale non si può trarre profitto alcuno che non riguardi la pietà nei confronti di Dio e del prossimo.». Questi laici sperimentavano nella loro vita quotidiana l'infinito amore misericordioso del Padre e si sentivano spinti ad agire con tenerezza e misericordia con quanti ne avevano necessità, trovavano la fonte di questo amore nella contemplazione della Passione e Morte di Gesù Cristo. Questa esperienza nasce dall'intuizione di «Madonna Caterinetta» come affettuosamente veniva chiamata nella sua città questa mistica che ha dato ispirazione al Sodalizio di Genova. Si tratta di una donna straordinaria non solo per la sua bellezza, ma specialmente per il coraggio dimostrato nel curare gli incurabili, i rifiuti della società genovese. Caterina era arricchita da speciali rivelazioni da parte di Dio. La situazione politico, religiosa e sociale di fine Quattrocento e del Cinquecento non era una delle più felici. Dal punto di vista religioso si sentiva l'urgenza di una riforma della Chiesa. Si stava preparando ed era già in arrivo il ciclone Lutero (1483-1546), lacerando profondamente la cristianità europea fino alla nascita della Chiesa protestante. Anche Caterina voleva la riforma della Chiesa, ma cominciò dal basso con la propria carità personale, la preghiera e l'eroismo dimostrato verso i poveri, gli infermi e i suoi figli spirituali che la seguivano in questa opera bellissima di carità. Ella non rifiutò i più umili servizi, dedicandosi a lenire le sofferenze dell'anima e del corpo, convinta che la vita spirituale dovesse cominciare dall'abbandono dell'amor proprio e dell'orgoglio. Una riforma perseguita con la testimonianza personale e con la propria santità senza dividere la Chiesa. Dietro l'impulso di Caterina, Ettore Vernazza, un laico notaio ed umanista, fondò la fraternità del Divino Amore, composta di clero e laici, accumunati da una comunione e dall'unico fine di vivere dell'amore di Dio e farlo conoscere nella testimonianza quotidiana particolarmente verso i poveri e gli ammalati abbandonati. Frutto dell'impegno e della generosità di questa Compagnia fu l'Ospedale degli Incurabili di Genova (1499-1500) che accoglieva i malati di sifilide o "mal francese", diffusa dai soldati di Carlo VIII durante la sua invasione dell'Italia. Il motivo di questa opera nasceva dal fatto che questi malati erano considerati incurabili col pericolo di contagio e con la ripugnanza che ispiravano le loro piaghe e gli ospedali si rifiutavano di ricoverali. Per questa ragione rimanevano abbandonati nella più grandi miseria. La Compagnia del Divino Amore decise di costruire un ospedale dedicato ad essi, e per provvedere al suo mantenimento e all'amministrazione venne fondata una Compagnia di soci protettori, l'istituzione fu molto ammirata e si eressero altri ospedali simili in altre città. 

A Venezia fu San Gaetano di Thienne che iniziò i lavori del nuovo ospedale degli Incurabili, nel quale si raccolsero i sifilitici e gli infetti da altri mali contagiosi, ospedale che contava anche una sede distaccata per bambini e bambine abbandonati in povertà. E venne costruita un'altra sede per le ragazze prostitute che avevano abbandonato il loro mestiere e si erano ammalate. Queste istituzioni erano create da laici di buona formazione e spesso dotati di beni cospicui che mettevano a disposizione della Confraternita, ma c'erano anche alcuni sacerdoti disposti a vivere in profondità a vivere le esigenze della propria vocazione, seminando e piantando la fede e la carità nei cuori. L'Ospedale degli Incurabili di Roma ebbe un'origine analoga a quella degli altri italiani: «Per le vie e le piazze di Roma di vedeva tutti i giorni una grande moltitudine e un numero di poveri piagati posti alcuni in piccole carrozzelle, altri a terra, sgradevolissimi alla vista ed all'olfatto di ciascuno, da cui si originava a Roma quasi continuamente la peste. Un membro della suddetta compagnia, alzando la voce, chiese in prestito 100 ducati, con l'impegno di rendere il centuplo a chi glieli prestasse» (Ferdinando Ughelli, Italia sacra, Venezia, 1720) Nacque così l'Ospedale di San Giacomo degli Incurabili, autentica concentrazione del dolore umano e, allo stesso tempo, della buona volontà di tante persone che dedicavano tempo e risorse a rimediare alle dolorose conseguenze delle malattie più ripugnanti o difficili da curare, e a ricordare che «il Creatore di tutte le creature ha dato loro uguali possibilità di felicità e di salvezza». A volte non risultava facile conciliare tanto dolore e tanto egoismo ed indifferenza con l'annuncio del Vangelo, ma l'incontro personale dei malati con queste persone che nel Nome di Cristo si dedicavano al servizio amorevole generava speranza. La Compagnia del Divino Amore da cui provenivano tutti questi volontari credenti che nel nome del Vangelo si dedicavano ai poveri, ricordavano nelle proprie meditazioni che l'amore divino ha questa caratteristiche:

  • «I suoi preferiti sono sempre i meno appariscenti, i meno qualificati, coloro che sono dimenticati ed emarginati».
  • «Chi ha incontrato il Cristo del Vangelo sente il bisogno di scoprirlo nei fratelli meno fortunati e di trattare questi come fossero quel medesimo Cristo che è morto per noi».
  • «I veri riformatori della Chiesa sono coloro che innanzitutto si impegnano e cominciano a riformare se stessi, mostrando il alto più attraente dei credenti».

Nella spiritualità della Compagnia del Divino Amore, c'era «la disciplina del segreto» tipica di tutte le regole di queste confraternite. Di cosa si tratta? Il segreto consiste nel fare il bene senza mettersi in mostra, con riservatezza, per favorire l'umiltà personale, anche se poteva diminuire il prestigio del suo apostolato all'esterno, davanti agli altri, aumentava l'efficacia davvero evangelica di queste attività caritative. Nella loro spiritualità cercano di vivere qualcosa che non andrebbe mai trascurato, nemmeno oggi, quando si fa il bene, quando si fa la carità anche organizzata è necessario rispettare una profonda discrezione evangelica ed una riservatezza rispettosa dei poveri. Questo permetteva di non usare mai le opere di carità per una ricerca di prestigio personale e dava loro maggior libertà di azione e creatività.

Don Giovanni Pauciullo