Omelie della settimana dell'ultima Domenica dopo l'Epifania

Lunedì della settimana dell'ultima Domenica dopo l'Epifania

«Il Vangelo lo dice con chiarezza: vogliono coglierlo in fallo. Ed è uno dei dolori più profondi che Gesù sperimenta: essere avvicinato, ma non veramente incontrato; ascoltato, ma senza sincerità. [...] Gesù si trova davanti a persone che parlano bene, ma non amano bene. E qui si rivela la sua straordinaria libertà: non si lascia sedurre da parole giuste quando il cuore è falso. [...] Gesù non si lascia ingannare dall'apparenza, perché guarda il cuore e rimane fedele alla verità. »

(Tratto dall' Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 16 febbraio 2026) 

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Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12, 13-17) 

«In quel tempo. I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?". Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: "Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo". Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: "Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?". Gli risposero: "Di Cesare. Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio". E rimasero ammirati di lui.»

Omelia di Don Giovanni 

Il Vangelo lo dice con chiarezza: vogliono coglierlo in fallo. Ed è uno dei dolori più profondi che Gesù sperimenta: essere avvicinato, ma non veramente incontrato; ascoltato, ma senza sincerità. Non è la distanza che ferisce il cuore di Dio, ma la falsità.

Gli dicono: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno.» Sono parole perfette, parole vere. Ma non nascono da un cuore vero. Sono parole usate, non abitate. Dicono la verità, ma non vi aderiscono.

Gesù si trova davanti a persone che parlano bene, ma non amano bene. E qui si rivela la sua straordinaria libertà: non si lascia sedurre da parole giuste quando il cuore è falso. Questa è una tentazione, anche per noi, nelle relazioni, nel lavoro, perfino nella vita della Chiesa: parole corrette, ma intenzioni opache; rispetto formale, ma chiusura interiore. Gesù non si lascia ingannare dall'apparenza, perché guarda il cuore e rimane fedele alla verità.

«Conoscendo la loro ipocrisia, disse loro…»

Il Vangelo è molto concreto: Gesù conosce la loro ipocrisia, eppure non si allontana, non si chiude, non li rifiuta. Risponde. Non ha bisogno di proteggersi perché la sua libertà interiore è più grande della loro falsità. In Lui non c'è ingenuità, ma nemmeno difesa. Non si lascia intrappolare, e tuttavia resta presente. La falsità che incontra non riesce a spegnere la verità che vive in Lui. Perché la sua identità non nasce dallo sguardo degli uomini, ma dallo sguardo del Padre.

"Non guarda in faccia a nessuno."

Sono loro stessi a dirlo. Gesù non si lascia condizionare dal potere, dal prestigio o dal giudizio degli uomini. Non guarda la posizione sociale, ma il cuore. Non adatta la verità per convenienza, non cambia le parole per evitare problemi. Gesù è libero, e proprio questa è una delle forme più pure dell'amore. Solo chi non dipende dall'approvazione degli altri può amare davvero. Chi vive per piacere a tutti, prima o poi smette di essere vero. Anche noi viviamo in un tempo in cui siamo continuamente osservati, valutati, misurati, e il rischio è vivere per l'immagine e per il consenso. Il Vangelo ci invita invece a crescere nella stessa libertà interiore di Gesù: non vivere per essere approvati dagli uomini, ma per restare veri davanti a Dio.

Don Giovanni Pauciullo 

Aiutaci, Signore Gesù, a crescere nella vera libertà dei figli di Dio! 

Giovedì della settimana dell'ultima Domenica dopo l'Epifania

«[...]In questa pagina contempliamo il cuore di Gesù: un cuore che non ci ama perché siamo forti, ma che rende possibile la nostra fedeltà proprio nella debolezza. Gesù non ci salva togliendoci dalla prova, ma attraversando la prova con noi. Il suo cuore non ci protegge dalla vita. Ci rende capaci di viverla in Lui senza perderci. [...]»  

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 19 febbraio 2026) 

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Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13, 9b-13) 

«In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: "Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell'ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato".»

Omelia di Don Giovanni 

Il vangelo ci mostra una verità scomoda: seguire Gesù significa entrare in una sequela concreta, reale, esposta, fragile, attraversata dalla prova. C'è una parola di liberazione: liberati dalle false attese di una fede protetta, garantita, al riparo dal conflitto e dai problemi. Gesù non toglie ai suoi la fatica della storia, ma promette che dentro quella fatica sarà possibile una comunione più profonda con Dio.

Gesù non seduce i discepoli con promesse facili. Non dice: "Seguitemi e tutto andrà bene." Dice la verità. Dice che ci saranno divisioni, incomprensioni, persino rifiuto. Questo ci rivela che il cuore di Gesù non cerca seguaci superficiali, ma uomini e donne profondamente abitati dalla libertà. Ma, nello stesso tempo, Gesù rivela qualcosa di ancora più profondo: si fida di noi. Dice, in sostanza: anche quando sarete fragili, anche quando non saprete cosa dire, Dio parlerà in voi.

In questa pagina contempliamo il cuore di Gesù: un cuore che non ci ama perché siamo forti, ma che rende possibile la nostra fedeltà proprio nella debolezza. Gesù non ci salva togliendoci dalla prova, ma attraversando la prova con noi. Il suo cuore non ci protegge dalla vita. Ci rende capaci di viverla in Lui senza perderci.

La conversione a cui questo Vangelo ci chiama è molto concreta e radicale: passare da una fede che cerca sicurezza a una fede che accetta la relazione con il Signore. Spesso, nel profondo, noi cerchiamo una fede che ci protegga dal fallimento, dal rifiuto, dalla fatica. Vorremmo una fede che garantisca risultati, che eviti le ferite.

Gesù invece ci invita a una fede diversa: una fede che si fida, anche quando non è tutto sotto controllo. Convertirsi, qui, significa smettere di misurare la presenza di Dio dal successo o dalla tranquillità, e iniziare a riconoscerla nella fedeltà quotidiana, anche quando è difficile.Significa smettere di pensare che Dio sia presente solo quando tutto va bene, e iniziare a scoprirlo proprio quando ci sentiamo esposti, vulnerabili, poveri.

La vera conversione non è diventare più forti. È diventare più capaci di confidare in Lui. Il punto più profondo che ci consegna questa pagina di vangelo: non sei solo nella tua fedeltà. Questo Vangelo ci rivela una differente prospettiva della nostra fedeltà al Signore: la tua perseveranza non dipende solo da te. C'è lo Spirito Santo che abita in te. C'è una fedeltà di Dio che è più grande della tua fragilità. Il discepolo non è colui che resiste con i denti stretti. È colui che rimane perché è abitato. E questa è la buona notizia più grande: prima ancora della tua fedeltà, c'è la fedeltà di Dio su di te.

Don Giovanni Pauciullo 

Gesù si fida di te. Attraversa i deserti della tua vita con Lui! 

Venerdì della settimana dell'ultima Domenica dopo l'Epifania

«[...]Gesù ci dice: imparate da questo. Non aspettate i frutti per credere che la vita è tornata. Imparate a fidarvi dei segni piccoli. Questo è il cuore della pagina evangelica: Dio agisce nella storia in modo silenzioso, e solo uno sguardo che sa attendere riesce a riconoscerlo.[...]» 

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 20 febbraio 2026)

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Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13, 28-31)

«In quel tempo. Il Signore Gesù disse: "Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il Figlio dell'uomo è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno".»

Omelia di Don Giovanni

«Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina.»

Non parla di cose straordinarie. Parla di un ramo, di foglie, di un cambiamento quasi impercettibile. Gesù non ci rimanda a segni spettacolari, ma a segni discreti. Il cuore di questa pagina non è la fine del mondo, ma la capacità di riconoscere che Dio è già all'opera dentro la storia.

Il fico, per molti mesi, sembra morto. I suoi rami sono secchi, immobili, senza vita apparente. Ma a un certo punto, qualcosa accade: il ramo diventa tenero. Non è ancora estate. Non ci sono ancora frutti. Ma qualcosa è già iniziato.

Gesù ci dice: imparate da questo. Non aspettate i frutti per credere che la vita è tornata. Imparate a fidarvi dei segni piccoli. Questo è il cuore della pagina evangelica: Dio agisce nella storia in modo silenzioso, e solo uno sguardo che sa attendere riesce a riconoscerlo. Noi, invece, spesso vogliamo certezze immediate. Vogliamo vedere risultati. Vogliamo prove evidenti. Ma Gesù ci educa a una fede più profonda: una fede che sa leggere i germogli, così impercettibili.

Questa pagina ci chiama a una conversione dello sguardo. Noi viviamo in una cultura che ci abitua a vedere solo ciò che è immediatamente evidente, utile, produttivo. Se qualcosa non produce risultati visibili, ci sembra inutile. Se qualcosa rallenta, ci sembra una perdita. Gesù invece ci invita a riconoscere che il valore della vita non coincide con l'efficienza, ma con la capacità di generare e accogliere la vita, anche in forme nuove.

Questa è una parola di consolazione e di verità: penso alle persone che vivono la terza età, la vostra vita non è un ramo secco. Anche quando le forze diminuiscono, il vostro essere, il vostro amare, il vostro pregare, il vostro custodire la memoria è un germoglio per questa comunità cristiana e per il mondo. La vostra fedeltà silenziosa è una profezia.

C'è qui una parola di liberazione per i più giovani tra noi: non bisogna avere tutto subito. Non bisogna vedere già i frutti per credere che la vostra vita sta andando nella direzione giusta. Se custodite ciò che è vero, se rimanete fedeli al bene, il frutto verrà. La conversione è passare dall'ansia del risultato alla fiducia nel processo della grazia che è già in movimento. Passare dal bisogno di controllare il tempo alla capacità di abitare il tempo con fiducia nel Signore. 

Don Giovanni Pauciullo 

Se rimani fedele al bene, il frutto verrà!