Omelie della I settimana
di Avvento
Lunedì della I settimana di Avvento
"È il verbo della Misericordia di Dio che interpella la nostra libertà facendoci visita. Gesù farà, Lui plasmerà, il Signore darà compimento ai nostri passi. Il Vangelo si rivolge al grembo fragile dell'umano e nella forza tenerissima di Dio che trasforma senza costringere . All'inizio dell''Avvento il Vangelo ci ripete che Gesù continua a passare per ciascuno di noi e dice con la stessa voce: «Seguimi»."
(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 17 novembre 2025)
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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,18-25)
"Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: "Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini". Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano."
Omelia di Don Giovanni
"Seguimi": È il verbo della Misericordia di Dio che interpella la nostra libertà facendoci visita. Gesù farà, Lui plasmerà, il Signore darà compimento ai nostri passi. Il Vangelo si rivolge al grembo fragile dell'umano e nella forza tenerissima di Dio che trasforma senza costringere . All'inizio dell''Avvento il Vangelo ci ripete che Gesù continua a passare per ciascuno di noi e dice con la stessa voce: «Seguimi». Ci chiede di fidarci. Di osare un passo. Di concedergli un varco. La sequela, il discepolato non è un progetto da realizzare, ma un incontro da custodire e tenere vivo in noi. Dio non ci chiede di essere già pronti; ci chiede di essere raggiungibili. Lasciamoci raggiungere qui ed ora dalla Sua Parola, lasciamoci raggiungere dalla Sua Presenza viva nell'Eucarestia.
"Vi farò pescatori di uomini"
È il verbo della Grazia. Dove entriamo noi con le nostre fatiche e i nostri limiti, entra Lui con la sua pazienza e la sua potenza creatrice. La sequela non è performance, ma conversione lenta, trasformazione graduale e continua del cuore, resa possibile dal fatto che Dio opera in noi più di quanto noi operiamo per Lui. Come se Gesù dicesse: Lasciate che io vi prenda con me, e imparerete a prendere per mano gli altri con la stessa delicatezza con cui io prendo voi."
Il card. Ravasi osserva che la Bibbia è piena di immagini d'acqua e di mare: caos, vita, mistero. Nella scelta dei pescatori, Gesù sceglie uomini abituati a misurarsi con ciò che sfugge, con ciò che non si controlla. Il passaggio che fa fare ai discepoli è dalle reti di corda alle relazioni umane, una rete di relazioni… come il mare anche l'uomo: non si domina, non si possiede, si accoglie.
Una Missione al servizio dell'umanità
Gesù chiama, forma, e poi manda non verso un'attività, ma verso l'incontro con le persone. Essere pescatori di uomini significa guardare ogni volto come un mistero, non si conquista, ci si mette al servizio con umiltà e carità. Una chiamata divina abita ogni creatura, e il discepolo diventa colui che la riconosce, la custodisce, la incoraggia a venire alla luce.
Don Giovanni Pauciullo

Fa di noi Signore "pescatori di uomini"
Martedì della I settimana di Avvento
«In questo tempo di Avvento mentre la Chiesa ambrosiana ci educa all'attesa vigilante, Gesù ci mette davanti a un criterio semplice e severo: non basta dire "Signore Signore". Non basta avere il vocabolario giusto della fede. Non basta nemmeno emozionarsi ascoltando il Vangelo. Ciò che rende solida la vita è lasciar entrare la Parola nel concreto[…]»
(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 18 novembre 2025)
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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7, 21-29)
«Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?". Ma allora io dichiarerò loro: "Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!". Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande". Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.»
Omelia di Don Giovanni
In questo tempo di Avvento mentre la Chiesa ambrosiana ci educa all'attesa vigilante, Gesù ci mette davanti a un criterio semplice e severo: non basta dire "Signore Signore". Non basta avere il vocabolario giusto della fede. Non basta nemmeno emozionarsi ascoltando il Vangelo. Ciò che rende solida la vita è lasciar entrare la Parola nel concreto: nelle scelte, nelle relazioni nei fatti concreti della nostra vita. Il Signore ci avverte che esiste una religiosità di superficie: parole belle, intenzioni nobili, ma senza radici e senza ricadute nel concreto. È la casa sulla sabbia: costruita in fretta, brillante da vedere, ma incapace di resistere alle piogge inevitabili della vita. E poi c'è la casa sulla roccia: meno immediata, più faticosa da costruire, ma stabile. Quella roccia è l'obbedienza del cuore, cioè la decisione quotidiana di trasformare il Vangelo in carne, tempo, scelte, perdono, pazienza. L' Avvento è il tempo in cui Dio viene a cercare non la nostra perfezione, ma la nostra disponibilità all'azione della Sua Grazia in noi. Non ci chiede di fare tante cose straordinarie ma di prendere sul serio la sua Parola, almeno in un punto almeno in un gesto, almeno in una resistenza buona al male che ci abita. Gesù alla fine del discorso della montagna, parla con un'autorità che stupisce: non è l'autorità di chi domina, ma di chi mostra come si vive davvero.
L'Avvento ci invita a lasciarci sorprendere da questa autorità mite e forte, che non opprime ma libera. Il Signore non vuole essere invocato soltanto con le labbra: vuole essere incarnato nelle nostre decisioni. Si aspetta che il Suo Amore per noi sia per ciascuno la colonna sonora della vita. Che questo tempo allora, ci aiuti a scegliere sulla roccia che è Cristo: un atto di carità fatto con discrezione e umiltà, ascoltando il Vangelo. Ciò che rende solida la vita è lasciar entrare la Parola nel concreto: nelle scelte, nelle relazioni, nei fatti concreti della nostra vita. Il Signore ci avverte che esiste una religiosità di superficie: parole belle, intenzioni nobili, ma senza radici e senza ricadute nel concreto. È la casa sulla sabbia: costruita in fretta, brillante da vedere, ma incapace di resistere alle piogge inevitabili della vita. E poi c'è la casa sulla roccia: meno immediata, più faticosa da costruire, ma stabile. Quella roccia è l'obbedienza del cuore, cioè la decisione quotidiana di trasformare il Vangelo in carne, tempo, scelte, perdono, pazienza.
L'Avvento è il tempo in cui Dio viene a cercare non la nostra perfezione, ma la nostra disponibilità all'azione della Sua Grazia in noi. Non ci chiede di fare tante cose straordinarie, ma di prendere sul serio la sua Parola, almeno in un punto, almeno in un gesto, almeno in una resistenza buona al male che ci abita. Gesù, alla fine del discorso della montagna, parla con un' autorità che stupisce: non è l'autorità di chi domina, ma di chi mostra come si vive davvero. L' Avvento ci invita a lasciarci sorprendere da questa autorità mite e forte, che non opprime ma libera. Il Signore non vuole essere invocato soltanto con le labbra: vuole essere incarnato nelle nostre decisioni. Si aspetta che il Suo Amore per noi sia per ciascuno la colonna sonora della vita. Che questo tempo, allora, ci aiuti a scegliere sulla roccia che è Cristo: un atto di carità fatto con discrezione e umiltà, un gesto di perdono rimandato da troppo tempo, una parola buona detta dove circola amarezza, un tempo regalato a chi non può restituire. Così la casa reggerà. Non perché saremo forti, ma perché ci saremo uniti a Cristo, l 'unica roccia che non crolla. Amen.
Don Giovanni Pauciullo

