Omelie della V settimana di Avvento

Lunedì della V settimana di Avvento

«"Cera un padrone che piantò una vigna e la diede in affitto". Gesù inizia così, ricordandoci che la vita è affidata, non posseduta. Tutto nasce da una fiducia ricevuta. Eppure il cuore dell'uomo può smarrire l'origine del dono e trasformarlo in pretesa. […] Senza Cristo, anche ciò che è santo si svuota. Con Cristo, invece, tutto ritrova senso. la fede non è custodire qualcosa, ma lasciarsi continuamente incontrare da Qualcuno.»

(Tratto dall' Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 15 dicembre 2025) 

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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21, 33-46) 

«Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: "Avranno rispetto per mio figlio!". Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: "Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!". Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?". Gli risposero: "Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo". "E Gesù disse loro: "Non avete mai letto nelle Scritture:

La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d'angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi?

Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato".
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.»

Omelia di Don Giovanni 

«Cera un padrone che piantò una vigna e la diede in affitto».

Gesù inizia così, ricordandoci che la vita è affidata, non posseduta. Tutto nasce da una fiducia ricevuta. Eppure il cuore dell'uomo può smarrire l'origine del dono e trasformarlo in pretesa.

«Costui è l'erede. Su, uccidiamolo».

Qui Gesù non parla di altri, parla di sé. È Lui il Figlio mandato dal Padre, ed è Lui che si vuole togliere di mezzo perché la sua presenza disturba. 11 Figlio smaschera l'illusione di poter vivere la vigna senza relazione, senza connessione, senza gratitudine. Qui il vero dramma non è la violenza dei vignaioli, ma l'illusione di poter vivere della vigna facendo a meno del Figlio. C'è una tentazione sottile e pericolosa: abitare la Chiesa senza vivere di Cristo. Fare le cose giuste, custodire strutture, ruoli, tradizioni, impegni pastorali, ma senza lasciarsi più toccare e dalla sua presenza viva. È possibile restare nella vigna e, allo stesso tempo, tenere il Figlio fuori dalla porta.

Sant'Agostino lo dice con parole limpide: «Molti sono nella Chiesa con il corpo, ma non con il cuore». Si può appartenere esteriormente alla Comunità cristiana, alla vita parrocchiale, alla Chiesa, senza una relazione reale, profonda e personale con il Signore. Quando Cristo non è più il centro, la Chiesa rischia di diventare un luogo da gestire invece che una vita da accogliere. Sì, il rischio è proprio questo: vivere il volontariato e trasformare la Chiesa in una ONG, magari efficiente, generosa, ma senza anima. Quando Cristo non è più il centro, resta solo l'attivismo: si fanno molte cose, ma si perde il motivo per cui le si fa. Sant'Agostino avverte con forza: «Se togli Cristo, anche le opere buone diventano solo opere dell'uomo». Senza una relazione viva con Lui, il servizio si svuota e diventa autoreferenziale: non nasce più dalla gratitudine, ma dal bisogno di sentirsi utili o giusti. La Chiesa non è chiamata solo a "fare del bene" come tanti altri, ma a testimoniare un Bene ricevuto. Il volontariato cristiano non nasce dalla compassione da sola, ma dall'incontro con Cristo. Quando questo incontro manca, la Chiesa sopravvive forse come organizzazione, ma smette di generare vita.

Senza Cristo, anche ciò che è santo si svuota. Con Cristo, invece, tutto ritrova senso. la fede non è custodire qualcosa, ma lasciarsi continuamente incontrare da Qualcuno. È questo che salva la Chiesa dalla tentazione più grande: esistere senza il suo Signore. Eppure il Vangelo non finisce nella sconfitta. «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d' angolo». Gesù, rifiutato ed eliminato, diventa fondamento. Ciò che respingiamo per paura è proprio ciò che può salvarci. Accogliere il Figlio non ci toglie la vigna: ce la restituisce come casa, come luogo di figli, finalmente liberi di amare.

Don Giovanni Pauciullo 

Sia il Signore Gesù la "Pietra Angolare" della tua vita! 

Giovedì della V settimana di Avvento

II Feria Prenatalizia "dell' Accolto"

«Nel brano di vangelo che la liturgia oggi ci consegna, incontriamo Zaccaria nel tempo del silenzio. Un silenzio che non è punizione, ma pedagogia di Dio. L'angelo gli ha annunciato una vita nuova, inattesa, e Zaccaria – uomo giusto, sacerdote fedele – non riesce a fidarsi fino in fondo del Signore. [...] A volte anche noi, davanti alle promesse di Dio, restiamo muti dentro: continuiamo a fare il nostro dovere, ma senza voce, senza canto, senza stupore. Dio non si offende per la nostra fatica a credere; piuttosto ci accompagna in un tempo in cui impariamo ad ascoltare più che a spiegare, ad accogliere più che a controllare.»

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 18 dicembre 2025) 

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Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1, 19-25) 

«L'angelo gli rispose: "Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo. Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: "Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini".»

Omelia di Don Giovanni 

Nel brano di vangelo che la liturgia oggi ci consegna, incontriamo Zaccaria nel tempo del silenzio. Un silenzio che non è punizione, ma pedagogia di Dio. L'angelo gli ha annunciato una vita nuova, inattesa, e Zaccaria – uomo giusto, sacerdote fedele – non riesce a fidarsi fino in fondo del Signore. Chiede una garanzia, un segno. E il segno che riceve è proprio la sospensione della parola.

A volte anche noi, davanti alle promesse di Dio, restiamo muti dentro: continuiamo a fare il nostro dovere, ma senza voce, senza canto, senza stupore. Dio non si offende per la nostra fatica a credere; piuttosto ci accompagna in un tempo in cui impariamo ad ascoltare più che a spiegare, ad accogliere più che a controllare. Elisabetta, nel nascondimento, riconosce che il Signore ha guardato la sua umiliazione. È lì che Dio opera: non nel clamore, ma nella discrezione; non nella sicurezza, ma nella fiducia che matura lentamente.

Tacque l'incredulo, parlò il fedele.»
(
Sermo 293) Sant'Agostino commenta così il passaggio dalla parola silenziata di Zaccaria, segno della sua fatica a credere, alla parola ritrovata, che nasce quando la promessa di Dio è accolta fino in fondo. Il silenzio diventa quindi un tempo necessario perché la fede maturi e la parola torni ad essere vera.

Questo Vangelo ci invita a non temere i nostri silenzi. Il silenzio raccolto ci fa bene, ne abbiamo bisogno. È uno spazio necessario in cui la vita smette di difendersi e comincia ad ascoltare. Nel silenzio emergono le nostre resistenze, le paure che oppongono argini all'inatteso di Dio. Ma proprio lì, dove ci scopriamo fragili e non pronti, il Signore prepara una parola nuova, più vera, coraggiosa, capace di aprirci alla sua promessa.

Questi giorni che ci separano dalla grazia del Natale ci vedano capaci di raccoglimento, di un silenzio profondo, di stupore davanti all'amore di Dio, che viene a visitarci con la delicatezza dell'inatteso.

Don Giovanni Pauciullo 

Aiutaci, Signore Gesù, ad amare il silenzio per ascoltare la Tua Voce! 

Venerdì della V settimana di Avvento

III Feria Prenatalizia "dell' Accolto"

«Nel Vangelo della Visitazione tutto si muove in fretta, ma nulla è affrettato. Maria va, perché quando Dio entra nella vita non trattiene per sé il dono ricevuto: lo porta, lo consegna, lo condivide. E appena Maria arriva, qualcosa accade prima ancora delle parole: il bambino sussulta, Elisabetta è colmata di Spirito Santo. È il linguaggio silenzioso della gioia che riconosce la presenza di Dio.[...]»

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 19 dicembre 2025) 

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Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-46)

"In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo . Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo . E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto". Allora Maria disse: "L'anima mia magnifica il Signore". "

Omelia di Don Giovanni 

Nel Vangelo della Visitazione tutto si muove in fretta, ma nulla è affrettato. Maria va, perché quando Dio entra nella vita non trattiene per sé il dono ricevuto: lo porta, lo consegna, lo condivide. E appena Maria arriva, qualcosa accade prima ancora delle parole: il bambino sussulta, Elisabetta è colmata di Spirito Santo. È il linguaggio silenzioso della gioia che riconosce la presenza di Dio.

Maria non spiega, non dimostra, non convince. Porta semplicemente Cristo. E questo basta perché la vita dell'altro si risvegli. La fede autentica non occupa spazio, lo apre; non fa rumore, ma genera stupore.

Sant'Agostino commenta così questo mistero: «Maria concepì prima nel cuore che nel grembo.» (Sermo 215,4)

È il cuore che crede, che si fida, che rende possibile l'incarnazione. Il Magnificat nasce da qui: da un cuore umile, libero, capace di riconoscere che Dio guarda l'umiltà e fa grandi cose proprio dove non sembrava possibile.

Questo Vangelo ci invita a chiederci non tanto quanto parliamo di Dio, ma quanto la sua presenza fa sussultare la vita attorno a noi. Perché quando Cristo è davvero accolto, la gioia non ha bisogno di spiegazioni.

Don Giovanni Pauciullo 

«Maria concepì prima nel cuore che nel grembo.» 

(Agostino di Ippona, Sermo 215,4)