SANTO NATALE DI CRISTO SIGNORE
Anno Pastorale 2025-2026
Santa Messa nella notte del Natale del Signore
24.12.2025

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,9-14)
«Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.»
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Santo Natale del Signore
25.12.2025
«[...]Il Vangelo parla di una luce che cammina verso ogni uomo, come se conoscesse già tutte le sue notti. Una luce piena di Verità ma che non giudica e si siede accanto alle nostre inquietudini, si ferma nelle nostre ferite, nelle nostre confusioni, nelle nostre bassezze con la bellezza della Sua Misericordia che ci trasforma. Credere vuol dire saper vedere ogni cosa, a partire da noi stessi, con gli occhi misericordiosi di Dio e imparare ad amare con il cuore misericordioso di Dio. [...]»
(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 25 dicembre 2025)
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Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,1-14)
«In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio.
C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l'angelo disse loro: "Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia". E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama". »
Omelia di Don Giovanni
A Natale c'è Dio in causa e ci siamo noi. Dio e noi per sempre: con storia e destino legati, intrecciati, stretti. Il Mistero del Natale ci rivela Dio come Colui che non abita più lontano, in un altrove che ci è estraneo, che ci fa sentire a disagio e ci mette paura, ma come Colui che viene, entra, si rivela e diventa presenza visibile, il Dio con noi: Gesù Cristo.
Dire Natale è dire Dio, è credere che il suo mistero ci riguarda, ci coinvolge, ci chiama; è credere che «Dio non si vergogna della bassezza dell'uomo, vi entra dentro. Dio è vicino alla bassezza, ama ciò che è perduto, ciò che non è considerato, insignificante, ciò che è emarginato, debole e affranto, dove gli uomini dicono "perduto" lì egli dice salvato; dove gli uomini dicono "no", lì egli dice "sì". (D. Bonhoeffer)
Il Vangelo parla di una luce che cammina verso ogni uomo, come se conoscesse già tutte le sue notti. Una luce piena di Verità ma che non giudica e si siede accanto alle nostre inquietudini, si ferma nelle nostre ferite, nelle nostre confusioni, nelle nostre bassezze con la bellezza della Sua Misericordia che ci trasforma. Credere vuol dire saper vedere ogni cosa, a partire da noi stessi, con gli occhi misericordiosi di Dio e imparare ad amare con il cuore misericordioso di Dio. Il Natale di Cristo ci chiede di non scandalizzarci né di noi stessi, delle nostre bassezze nemmeno delle bassezze e povertà degli altri e di questo mondo.
La Grazia del santo Natale c'insegni il dono della Misericordia! È Natale se le parole tornano a essere parole di misericordia, cioè parole autentiche, parole di incoraggiamento, parole chiare. Se le nostre parole sono parole ingannatrici, ambigue, svalutanti, non può essere Natale.
Sarà un Natale di misericordia se lasciamo che Cristo ci aiuti a fare luce nel disordine della nostra vita, nelle tenebre del peccato, nell'oscurità di un'anima che fa fatica a sperare. Cristo è luce di misericordia, luce che non giudica, ma che mette in moto cammini di conversione. Sarà un Natale di misericordia se inostri desideri di bene non restano solo idee, ma si incarnano nella concretezza della vita e si traducono in gesti concreti: la Parola si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo in noi. Ignazio di Loyola ricordava, nei suoi Esercizi spirituali, che l'amore è da porre più nei fatti che nelle parole. L'amore è concretezza.
Don Giovanni Pauciullo

