VII GIORNO DELL' OTTAVA DEL SANTO NATALE

VII Giorno dell'ottava del Natale del Signore

31.12.2025

«Alla soglia di questo nuovo anno ci ritroviamo ancora una volta davanti al mistero del tempo. È una soglia che non attraversiamo mai da soli: ci sta davanti il Signore della vita, Colui che guida i nostri giorni con una fedeltà silenziosa e tenace, spesso più grande della nostra capacità di accorgercene. La fine dell' anno non è soltanto un congedo dal passato, ma un invito a rileggere ciò che abbiamo vissuto con lo sguardo più vero della fede. Quando lasciamo che lo Spirito illumini il cammino percorso, scopriamo che nulla è stato inutile, nulla è stato davvero perduto.»

(Tratto dall'Omelia di Don Giovanni Pauciullo del 31 dicembre 2025)

Ascolta il podcast dell'Omelia di oggi

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2, 33-35)

«In quel tempo. Il padre e la madre del Signore Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: "Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l'anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori".»

Omelia di Don Giovanni 

Alla soglia di questo nuovo anno ci ritroviamo ancora una volta davanti al mistero del tempo. È una soglia che non attraversiamo mai da soli: ci sta davanti il Signore della vita, Colui che guida i nostri giorni con una fedeltà silenziosa e tenace, spesso più grande della nostra capacità di accorgercene.

La fine dell' anno non è soltanto un congedo dal passato, ma un invito a rileggere ciò che abbiamo vissuto con lo sguardo più vero della fede. Quando lasciamo che lo Spirito illumini il cammino percorso, scopriamo che nulla è stato inutile, nulla è stato davvero perduto. Anche ciò che ci ha ferito o destabilizzato, anche ciò che non abbiamo compreso, può diventare parte di un disegno che ci prepara a una maturità più piena.

Quest' anno la nostra comunità ha conosciuto una prova dura: l' esondazione del Seveso, proprio nel tempo del giubileo della speranza. È stato un momento in cui ci è stato chiesto non solo di credere nella speranza, ma di esercitarla, di reggerne il peso. Eppure - come sempre accade quando il Signore attraversa con noi la fragilità - abbiamo visto sorgere segni nuovi: la solidarietà concreta, la vicinanza gratuita, la forza mite della fede di tante persone che diventa abbraccio, servizio, presenza. Non siamo usciti da quella prova uguali a prima. Forse un po' più stanchi, ma certamente più uniti. Forse più consapevoli che una comunità cristiana non si costruisce sulle strutture, ma sui legami; innanzitutto il legame con Cristo e il Vangelo, i legami di comunione e fraternità non sui programmi, ma sulle relazioni lette alla luce del vangelo.

Ora stiamo ricostruendo. E non a caso partiamo dai luoghi che servono la carità sul nostro territorio, i magazzini dedicati alle opere della san Vincenzo: è un' urgenza concreta, certo, ma anche la scelta più fedele al Vangelo. Perché le persone fragili, le famiglie in difficoltà, i volti che chiedono ascolto e sostegno restano il criterio che orienta il nostro cammino di Comunità cristiana. È da qui che ripartiamo: dalla carità come trama portante della nostra storia comune di fede e di adesione al Vangelo.

Questa fine dell' anno, allora, ci chiede un atto di gratitudine e un atto di consegna. Gratitudine per ciò che il Signore ha sostenuto, salvato, ricostruito dentro di noi, spesso senza che ce ne accorgessimo. Consegna per ciò che ancora non comprendiamo, per ciò che ci attende oltre la soglia del nuovo tempo.

Il tempo ci raggiunge un istante alla volta, come un soffio che porta con sé una chiamata.

Ogni momento è un varco sottile attraverso cui Dio si affaccia nella nostra esistenza, chiedendo attenzione, ascolto, interpellando la nostra libertà. Con l' Incarnazione, Dio stesso è entrato net tempo e nella storia: facendosi uomo, ha rivelato che il tempo non è solo una sequenza di giorni da vivere, ma il luogo misterioso della nostra salvezza. Ogni istante diventa cosi un' occasione per rispondere con la nostra libertà e orientare la vita verso ciò che è vero, buono e eterno. Oggi però, siamo abituati a vivere il tempo come fosse una materia inerte da organizzare. Le agende, gli appuntamenti, gli impegni ripetuti si susseguono come perline infilate su un filo troppo teso. Misuriamo le ore, le dividiamo, le programmiamo fino all' ultimo minuto - e nella fretta di completare tutto svuotiamo gli attimi della loro anima. Così il tempo perde profondità e diventa solo superficie, efficienza, routine, controllo.

Eppure, ogni istante è decisivo, porta con sé una scelta autentica. Ogni volta che la nostra libertà risponde indichiamo una direzione: verso la morte o verso la vita, verso il vuoto o verso la pienezza, verso l' anonimato o verso la densità di senso. Questa è la sorprendente bellezza della libertà: nulla è banale, nulla è senza peso. Dietro ogni fatto, ogni gesto, ogni istante, si dispiega il dramma e la responsabilità di scegliere chi vogliamo essere e a chi vogliamo dare la vita.

Ed è qui che il Vangelo ci raggiunge, Maria e Giuseppe sono attoniti come noi, davanti agli eventi che non capiamo. Simeone li benedice e pronuncia parole che pesano «Ecco, questo bambino è posto per la caduta e la risurrezione di molti in Israele ...e anche a te una spada trafiggerà l' anima.»

In queste parole è il cuore del mistero del tempo cristiano: un Bambino che entra nella storia, e la storia non resta più la stessa. Il tempo non è più una ruota che gira, ma una strada che avanza verso una promessa. Maria custodisce, ascolta, non comprende tutto, ma sta dentro il tempo con fede, e questo basta a trasfigurare ciò che verrà. E allora, mentre l' anno muore e un altro si affaccia, cosa ci dice questo Vangelo? Ci dice che il tempo non è un avversario da inseguire né un enigma da risolvere. Il tempo è il luogo dove Dio ci viene incontro per amarci con tenerezza!

Che il Signore ci doni occhi limpidi per leggere la sua presenza nella nostra storia, e un cuore pronto ad accogliere ciò che Lui vorrà far crescere in noi. Perché il tempo che si apre sia davvero un anno di grazia, di perseveranza, di carità vissuta come nostra forma più alta di speranza.

Don Giovanni Pauciullo 

Riempi, Signore Gesù, il nostro cuore di Gratitudine e Speranza